Contrasto alla violenza di genere: la firma del Protocollo tra Procura e Asp Catanzaro (VIDEO)

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  29 gennaio 2026 12:21

di GUGLIELMO SCOPELLITI

Questa mattina nella sala della Direzione generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, in via Vinicio Cortese, si è firmata un’intesa che sancisce una collaborazione strutturata tra ambito giudiziario e sanitario, per rispondere alle violenze di genere.

A sottoscrivere nero su bianco le carte sono stati Antonio Battistini per l’Asp di Catanzaro, Salvatore Curcio per la Procura della Repubblica di Catanzaro, Fiorella Todisco per la Procura della Repubblica di Lamezia Terme e Maria Rita Tartaglia per la Procura presso il Tribunale per i minorenni di Catanzaro. L’obiettivo dichiarato riguarda la presa in carico integrata delle vittime, il coordinamento degli interventi, la prevenzione e il contenimento delle recidive attraverso percorsi condivisi e strumenti comuni.

Prima delle firme si è tenuta una breve conferenza stampa, al centro del tavolo Battistini, commissario straordinario generale dell’Asp, ha guidato il confronto.

Salvatore Curcio, procuratore capo della Repubblica e della Dda di Catanzaro, ha allargato lo sguardo al quadro nazionale, partendo da un dato che ha definito trasversale: “È un fenomeno criminale che non conosce latitudine né classe sociale. Un fenomeno diffuso che può essere contrastato se, accanto a una legislazione processuale oggi particolarmente stringente, cresce l’attenzione sul territorio e la sinergia tra tutte le istituzioni dello Stato”.

Curcio ha insistito sul limite dell’intervento esclusivamente repressivo.

L’azione penale arriva spesso in ritardo, quando l’evento dannoso si è già verificato e la situazione appare pressoché irrecuperabile. Il sistema preventivo richiede invece un’attenzione particolare alle situazioni di disagio che possono essere intercettate per tempo, anche attraverso un’azione capillare dei servizi sociali”.

Il riferimento è andato alle dinamiche familiari più fragili, quelle dove i segnali emergono prima. “Se queste situazioni venissero segnalate e affrontate tempestivamente, si eviterebbero le conseguenze peggiori”, ha aggiunto, richiamando anche il tema delle denunce. “Le norme oggi ci sono, come esistono professionalità tecniche in grado di assistere le donne. Bisogna abbandonare l’idea che rapporti segnati dalla violenza possano essere recuperabili”.

Nel suo intervento Maria Rita Tartaglia, sostituto procuratore al Tribunale per i minorenni, ha richiamato subito il tema dei figli, spesso testimoni silenziosi.

Abbiamo l’obbligo di intervenire con il sostegno non solo alla vittima. La violenza è abusante anche nei confronti dei figli. La Convenzione europea ci impone di garantire, per quanto possibile, che un bambino cresca all’interno della propria famiglia”. Poi l’affondo sull’aspetto educativo: “Una situazione di sopraffazione costante in casa diventa un esempio deleterio. Mi capita di processare ragazzi di quindici, sedici, diciassette anni che si sentono già maschio padrone. Alle spalle hanno famiglie dove i fondamenti educativi erano stravolti”. Da qui l’insistenza sulla prevenzione e sugli interventi educativi, indicati dalla procuratrice come priorità necessaria.

Fiorella Todisco, in rappresentanza della Procura di Lamezia Terme, ha ribadito la necessità di una sinergia reale tra le agenzie del territorio. Dagli uffici giudiziari vediamo il territorio attraverso gli operatori che ci lavorano ogni giorno”, ha osservato. “Una collaborazione completa può rafforzare la prevenzione, che resta il vero obiettivo degli interventi”.

Dal fronte sanitario è intervenuta Simona Carbone, commissario dell’Azienda ospedaliera “Renato Dulbecco”. La cura viene garantita, però il percorso va ampliato, serve una rete che accompagni la persona dalla fase di supporto a quella di risposta sociosanitaria e sociale”. I numeri hanno aiutato a inquadrare la dimensione del fenomeno: “Negli ultimi tre anni, in media, circa cento donne all’anno si sono rivolte al pronto soccorso per situazioni riconducibili a questi contesti”.

L’appuntamento si è concluso con le firme sul protocollo, ma la sensazione diffusa è che il lavoro vero cominci adesso, lontano dalle sale delle riunione e dentro il territorio cittadino.

 


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