
Alfonso Marcuzzo, Segretario della FLC CGIL Area Vasta CZKRVV, chiarisce come vengono calcolati gli arretrati e perché il sindacato ha deciso di non firmare il rinnovo.
Il 23 dicembre scorso è stato firmato in via definitiva il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto Istruzione e Ricerca 2022-2024. Tutte le organizzazioni sindacali hanno sottoscritto l’accordo, tranne la FLC CGIL, che ha motivato il proprio dissenso con la netta insufficienza degli aumenti salariali previsti.
Aumenti lontani dall’inflazione
Secondo Marcuzzo, il contratto prevede un incremento medio degli stipendi pari a circa il 6% nel triennio 2022-2024. Una percentuale che si scontra con un dato ben più rilevante: nello stesso periodo, l’inflazione cumulata ha raggiunto circa il 17%, determinando una perdita stimata di quasi due terzi del potere d’acquisto.
Per mantenere invariato il salario reale, sarebbero stati necessari aumenti più consistenti: circa 400 euro lordi mensili per i docenti e 300 euro lordi per il personale ATA, a fronte dei 144 euro e 105 euro previsti dal contratto.
Dal lordo al netto: l’aumento “che non si vede”
Un altro punto critico riguarda la differenza tra gli aumenti annunciati e quelli effettivamente percepiti in busta paga. Circa il 60% dell’incremento contrattuale era già stato anticipato negli anni precedenti sotto forma di indennità di vacanza contrattuale (IVC) potenziata.
Per un docente, l’aumento teorico lordo di 144 euro si riduce a circa 62 euro lordi reali, che diventano circa 41 euro netti dopo la tassazione.
Per il personale ATA, l’incremento netto mensile si attesta intorno ai 30 euro.
Cifre considerate dal sindacato insufficienti rispetto all’aumento del costo della vita.
Arretrati: importi e destinatari
Il contratto riconosce anche gli arretrati per il triennio 2022-2024, spettanti a chiunque abbia prestato servizio anche per un solo giorno nel periodo considerato.
Gli importi medi netti stimati sono:
Docenti: circa 1.000 euro netti (da circa 1.600 lordi)
Personale ATA: tra 700 e 800 euro netti (da circa 1.300 lordi)
Gli importi effettivi variano in base a anzianità di servizio, gradoni stipendiali e periodi di assenza. I neo immessi in ruolo riceveranno gli arretrati in due fasi distinte, mentre per il personale precario è prevista un’emissione speciale successiva.
Le prossime scadenze
Tra le tappe imminenti segnala Marcuzzo:
Febbraio 2026: erogazione di una somma una tantum pari a 111 euro lordi per i docenti e 270 euro lordi per il personale ATA;
Marzo 2026: mese più significativo per valutare il reale impatto del contratto sul netto in busta paga;
Marzo 2026: erogazione arretrati lavoratori con supplenze brevi e saltuarie.
Il “no” della FLC CGIL
Alla base della mancata firma, spiega Alfonso Marcuzzo, vi è una scelta di coerenza: sottoscrivere il contratto avrebbe significato avallare un rinnovo tardivo e penalizzante, che non tutela il salario e non valorizza il lavoro nella scuola pubblica.
Per il sindacato è necessario un cambio di rotta radicale nelle politiche salariali e negli investimenti sull’istruzione: servono risorse strutturali, adeguate all’inflazione e capaci di riconoscere il ruolo centrale di docenti e personale ATA nel futuro del Paese.
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