Coronavirus. Gli italiani devono stare in casa? E allora internet sia illimitato per tutti, soprattutto in Calabria dove la fibra non c’e’!

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images Coronavirus. Gli italiani devono stare in casa? E allora internet sia illimitato per tutti, soprattutto in Calabria dove la fibra non c’e’!

Se il Governo vuole che le persone stiano a casa, invece di percorrere solo la strada delle multe e dei controlli provveda a dotare tutte le aree del Paese di una vera disponibilità di connessione internet soprattutto per i piccoli centri come in calabria in cui la fibra e’ un miraggio e si diventa ostaggio di operatori telefonici improbabili.

  25 marzo 2020 16:18

di Michele Anzaldi e Francesco Paravati

Il Governo, opportunamente, chiede agli italiani di cambiare temporaneamente il proprio stile di vita, di rimanere in casa per combattere il proliferare del coronavirus e proprio tra le mura di casa continuare a portare avanti le proprie attività: i bambini e ragazzi con la didattica a distanza, gli adulti con lo smart working, tutti quanti con gli aggiornamenti continui in tv e in rete dei provvedimenti governativi, oltre che con lo svago principalmente attraverso la tv. Per fare questo, per adempiere alle regole del lockdown, è necessario però avere una piena e reale disponibilità di banda e di connessione internet.

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E oggi gli italiani ce l’hanno? Non tutti purtroppo.

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Se davvero il Governo vuole che le persone stiano a casa, invece di percorrere solo la strada delle multe e dei controlli provveda a dotare tutte le aree del Paese, anche le più periferiche, quelle di campagna e di provincia, di una vera disponibilità di connessione internet. Va dato internet illimitato a tutti, altrimenti la quarantena diventerà ancora di più un calvario, sociale ed economico. Si potrebbe usare il wifi delle Poste, oppure il Governo potrebbe chiedere alle compagnie telefoniche di potenziare e aprire il più possibile la rete, non è accettabile che una parte della popolazione possa contare su fibra e giga illimitati (nelle grandi città, principalmente), mentre un’altra parte debba subire disagi, salassi economici e disservizi.

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L'avvocato Francesco Paravati

Come accade a chi si trova in qualche piccolo centro dove non soltanto non arriva la fibra, ma è difficile persino attivare una semplice utenza telefonica fissa. A quel punto l’unica possibilità è addentrarsi nella giungla delle aziende intermediarie che forniscono servizi telefonici “mobile” e connessione dati incluse nelle offerte per la telefonia. Prima bisogna dotarsi di un modem portatile, la cosiddetta saponetta che consente la connessione a un numero limitato di devices e viaggia a 4 G. Una volta acquistato il modem, costo medio 100 euro, c’è bisogno di schede dati che consentono una fornitura di dati sufficiente a connettere tutta la famiglia pc, tablet, telefoni che servono a informarsi studiare e lavorare in quattro. Ma le aziende per la connessione mobile offrono un massimo di 20 giga al momento dell’attivazione (costo 10 euro + 10 euro di attivazione per 20 euro totali), la connessione funziona lentamente e tra videoconferenze, dirette su facebook e film in tv o sul pc per i ragazzi, quando non studiano, 20 giga possono durare due giorni ma anche meno. Una volta esaurita la promozione originaria si può andare a caccia delle poche promozioni per chi è già cliente con costi proibitivi o peggio navigare a consumo (tariffe in media a 1 centesimo a Megabite ovvero 10 euro a Giga, considerando che un film su Netflix ne consuma almeno 3 il calcolo è presto fatto).

Il deputato Pd Michele Anzaldi 

L’alternativa, ma non può essere ripetuta all’infinito, è quella di saltare da un fornitore all’altro ma oltre a obbligare a una incontrollata cessione dei propri dati personali, obbliga a spostamenti altrimenti inutili perché in questo mondo virtuale è necessario recarsi fisicamente presso il rivenditore di turno (i tabacchi lasciati aperti dal decreto o qualche edicola) per ritirare la sim del nuovo operatore. Ad esempio portando il numero da un operatore (ad esempio Lyca) all’altro (Kena Mobile) si ottiene un tesoretto di 70 giga che nessun altro fornisce con la semplice attivazione ma solo, appunto, quando riesce a rubare un cliente a un concorrente. Ciò comporta però la sospensione del servizio per due giorni lavorativi, il tempo necessario per rendere operativa la portabilità del numero, rientrando in una giungla di chat, assistenza da remoto e numeri a pagamento cui non risponde mai nessuno perché gli operatori sono sotto organico per l’emergenza da coronavirus come se si saltasse da un operatore all’altro per puro piacere masochistico.

Una vera odissea, che costa soldi, tempo, disagi, frustrazioni. E allora se la rete è davvero un servizio essenziale e se è vero che la nostra è un economia di guerra, perché non aprire i rubinetti del web e sottrarre all’arbitrio degli operatori improvvisati (semplici distributori di sim che si appoggiano alla tecnologia e infrastruttura Telecom) la fornitura di dati? Stabilendo prezzi calmierati, o meglio ancora aprendo i wi-fi di comuni istituzioni pubbliche o sostituirvi le stesse Poste, che già effettuano questo servizio, consentendo a tutti i cittadini di connettersi senza costi continui, proibitivi e senza disperdere i propri dati sensibili (di tutta la famiglia minori compresi) si eviterebbe lo strapotere di operatori di dubbia affidabilità cui oggi è affidato un servizio pubblico.

 

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