Coronavirus. Nelle regioni più colpite, gli ospedali solo per il Covid-19. I medici lanciano l'allarme: "In pronto soccorso con la sola mascherina"

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Il team dello Spallanzani e il ministro Speranza
  12 marzo 2020 19:47

Reparti sgomberati e riallestiti in fretta e furia, pazienti non urgenti dimessi velocemente, vecchi
ospedali chiusi da anni riaperti in quattro e quattr'otto per fare spazio ai posti letto necessari per i contagiati da Covid-19.

Una vera e propria corsa contro il tempo quella messa in atto dalle strutture sanitarie delle zone più colpite dal nuovo Coronavirus in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Liguria. Dove i medici riferiscono di aspettarsi a distanza di pochi giorni da regione a regione "un'esplosione di contagi". "In Emilia Romagna si stanno usando tutte le strutture possibili per il Covid-19, vengono riaperti ospedali che erano stati chiusi da tempo, a Bologna stanno trasformando il vecchio ospedale Bellaria, a Parma, Piacenza e in parte Rimini ormai si occupano solo di pazienti con Covid-19. Qui si è smesso di fare ricoveri ordinari, per le urgenze che non si possono rinviare i pazienti vengono mandati anche nel privato convenzionato. Ma il dramma nel dramma è che non ci sono dotazioni di protezione individuale a sufficienza per gli operatori sanitari, eccetto nei pronto soccorso e le terapie intensive", dice Ester Pasetti,
segretario regionale di Anaao Emilia Romagna.

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La situazione è molto pesante, continuano i medici, "non penso che esista in Lombardia un ospedale che non abbia ricoverati per coronavirus, basta guardare i numeri per capirlo. E solo nei grandi ospedali, quelli da mille posti letto come il papa Giovanni XXIII di Bergamo per intenderci, riescono ancora a tenere aperti dei reparti per patologie diverse", afferma Stefano Magnone, segretario regionale di Anaao Assomed. E spiega che negli ospedali delle zone più colpite - Bergamo, Cremona, Brescia, Lodi - tutta l'attività sanitaria ordinaria è abolita così come è interamente sospesa l'attività ambulatoriale. Per quanto riguarda invece gli interventi oncologici che non possono essere rinviati, il paziente viene mandato in strutture diverse da quelle dove era seguito originariamente ed è l'intera equipe medica a spostarsi per le operazioni. Anche le liste d'attesa vengono rivalutate. Stessa cosa avviene in Piemonte, dove sono stati sospesi tutti gli interventi non urgenti compresi quelli oncologici, "anche se quanto si parla di tumori è obiettivamente difficile pensare a urgenze maggiori e urgenze minori", commenta la segretaria di Anaao Piemonte Chiara Rivetti. Che aggiunge: "Nella nostra regione i posti letto di terapia intensiva sono 270, ma si stanno aumentando velocemente del 50% attraverso la riorganizzazione dei reparti e delle sale operatorie. Sono stati sospesi tutti gli interventi non indifferibili per avere più letti con supporti respiratori a disposizione per i malati di Covid-19". Rivetti sottolinea inoltre che i medici e gli altri operatori sanitari vengono posti in quarantena solo se sviluppano sintomi o se il tampone risulta positivo. "Qui in Piemonte escluse le terapie intensive lavoriamo solo con le mascherine di tessuto perchè mancano le dotazioni di sicurezza individuali, pure per i medici di pronto soccorso, così finisce che un medico che si infetta diventa un vettore per i pazienti". Intanto in Veneto il grido d'allarme del sindacato dei medici è stato accolto questo pomeriggio dalla Regione.

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"Nonostante i Dpcm che tengono la gente in casa per il pericolo di contagio fino ad oggi l'attività ambulatoriale per visite e prestazioni differibili era proseguita normalmente con conseguente sovraffollamento nelle sale d'attesa ed evidente rischio per tutti", riferisce Adriano Benezzato, segretario regionale di Anaao. "Qui sta arrivando un'onda di tsunami, i casi di Covid raddoppiano da un giorno all'altro, per questo abbiamo scritto all'assessore regionale di emanare immediatamente disposizioniper limitare il più possibile il rischio". In seguito alle richieste, la Regione ha deciso di chiudere gli ambulatori per le prestazioni non urgenti.

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