Covid, un anno fa il primo caso a Catanzaro. Parla il 'paziente uno': "Tutto iniziò in settimana bianca. La cosa più dolorosa fu la cattiveria delle persone"

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images Covid, un anno fa il primo caso a Catanzaro. Parla il 'paziente uno': "Tutto iniziò in settimana bianca. La cosa più dolorosa fu la cattiveria delle persone"

  01 marzo 2021 08:37

di TERESA ALOI

Cominciò tutto un anno fa. Un colpo di tosse, qualche linea di febbre. Non era una influenza e presto il mondo avrebbe "scoperto" che la Cina non era poi così lontana da noi. La positività al Sars-Cov-2  del paziente 1 a Catanzaro diventò ben presto  la punta dell'iceberg  portando con sè paura e confusione. Non si è mai preparati ad affrontare qualcosa di sconosciuto.

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E' il 1 marzo del 2020. Anno bisesto anno funesto, recita un detto popolare. Foriero di sventure. Chissà poi se è davvero solo superstizione. 

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L'identità del paziente 1 catanzarese non resterà a lungo coperta dalla privacy. E così anche per i casi successivi: la buona regola di mantenere l'anonimato rientrerà col crescere dell’emergenza  quando i focolai diventeranno pandemia e sarà impossibile  trasformare i numeri a più cifre in nomi. 

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Oggi l'ingegnere catanzarese sta bene. Le lesioni ai polmoni, grazie ad esercizi mirati, sono scomparse ma manca ancora un 5 per cento per il recupero totale. 

Tutto inizia il 15 febbraio di un anno fa. Le valigie ai piedi del letto, i biglietti in tasca, l'albergo prenotato: si parte per la settimana bianca.

"Siamo arrivati in aereo a Treviso - racconta il professionista - abbiamo noleggiato un'auto e abbiamo raggiunto Canazei". La sistemazione in albergo e domenica, via, sulle piste. La cabinovia piena: "Eravamo stipati come sardine, faccia  faccia con 70, 80 persone". Ma la parola coronavirus ai più era ancora sconosciuta. Non erano stati segnalati casi in quella zona e nulla faceva presagire ciò che sarebbe successo da lì a pochi giorni. 

  "C'erano russi, ucraini, polacchi, milanese - ricorda -  gente da ogni parte del mondo". La settimana bianca prosegue fino a giovedì quando "esplodono"  i primi sintomi. 

"Giovedì saliamo in alta quota e quasi alla fine della pista mi fermo". Da quel momento in poi non ricorderà granché se non l'essersi trovato a gambe all'aria. "Non mi sono accorto di niente. Abbiamo pensato ad una indigestione, un problema cardiaco".

E invece era un primo segnale. Ipossia con bronconpolmonite in atto.  "Tornati in albergo venerdì non sono andato a sciare - ricorda - poi sabato è subentrata la tosse e la febbre curata con la tachipirina". Nessuno poteva immaginate il peggio. 

"Prima di rientrare in Calabria - racconta -  sarei dovuto andare a Milano per una vista medica, prenotata da tempo, ma quando ho spiegato al dottore che non stavo bene mi ha detto di spostare l'appuntamento da lì a qualche mese".

In televisione passano le prime notizie. E' il 20 febbraio 2020 e all'ospedale di Codogno arriva il risultato del tampone fatto a Mattia Maestri: il 38enne ricercatore di una multinazionale con base a Casalpusterlengo risulta positivo al Sars-CoV2. Il giorno dopo all'ospedale di Piacenza risultano positivi i tamponi di tre pazienti. Sono legati al focolaio lombardo, quello di Codogno, uno di loro è un infermiere che si era occupato del 'paziente 1'. Cominciano a chiudere le scuole e le università, si ferma lo sport. Mascherine, guanti, disinfettante, diventano le parole d'ordine. . Inizia l'incubo della pandemia. 

Ma lui, l'ingegnere catanzarese ancora non sa di essersi contagiato.  "Avevamo prenotato un volo da Milano Malpensa per rientrare a casa ma - ricorda - abbiamo preferito prendere a noleggio un'auto". 

A Catanzaro arriva domenica. E' il 23 febbraio. Telefona ai numeri messi a disposizione dalla Protezione civile e spiega di  essere rientrato dal Trentino e di non stare bene. Ma viene tranquillizzato. Lì, in quella zona, per il momento, non si contano casi. 

Ma lui sta male. Peggiora. Il responso della radiografia che effettua da privato non è dei migliori: broncopolmonite bilaterale. Ha il covid, ma ancora lui non lo sa. In ospedale viene ricoverato per broncopolmonite. La febbre non passa e, finalmente dopo due giorni, si sottopone al tampone. Positivo al covid e come lui anche la moglie, che però non ha alcun sintomo. 

 E' il 1 marzo. E in ospedale resterà fino al 1 aprile. Un mese esatto. "I primi giorni sono stati terribili - ricorda - ancora non si sapeva come trattare la malattia. attorno a me vedevo solo tute e mascherine". Alla malattia si aggiungono anche crisi di panico.  

Panico e paura. E alla fine i medici di ricoverare anche la moglie per "arginare" i danni. Il 17 marzo la situazione sembra precipitare "a tal punto che arriva mio figlio da Londra. Ho avuto paura di non farcela".  

Quando il primo aprile l'ingegnere catanzarese torna a casa pesa 15 chili di meno. La malattia lo ha devastato. Nel corpo ma non solo.  

Ma la cosa più dolorosa da sopportare "è stata la cattiveria delle persone". Sì, la cattiveria, forse frutto dell'ignoranza. Perché "il covid fa anche questo: trasforma le persone".

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