Covid. Una mamma del catanzarese denuncia la catena di abbandono tra tamponi non eseguiti ai bimbi e la didattica online inesistente

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images Covid. Una mamma del catanzarese denuncia la catena di abbandono tra tamponi non eseguiti ai bimbi e la didattica online inesistente
Valentina Falsetta
  08 ottobre 2020 17:41

di VALENTINA FALSETTA

La storia di cui sono venuta a conoscenza in questi giorni si svolge in un comune della provincia di Catanzaro. In sostanza, una mamma mi racconta del figlio rimasto a casa per l’avvenuta segnalazione, impossibilitato a seguire le lezioni da casa perché la scuola non eroga ancora il servizio della didattica online, e del tampone che avrebbero dovuto eseguire una volta richiesto dal pediatra, cercando poi, portata all’estremo, soluzioni alternative e quindi eseguire lo stesso tampone presso il Policlinico di Germaneto.

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Con indignazione mi spiega anche che quel che dovrebbe essere garantito in base ad un programma nazionale qui si deve raggiungere tramite escamotage o ricorso “all’amico di” andando ad alimentare poi quella rovinosa catena che da anni governa la nostra regione. 

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L’iter specifico, che dovrebbe essere seguito in caso di presunta positività al Covid per un bambino, è chiaro: il pediatra di famiglia, valutato il caso, decide se richiedere il tampone e lo comunica al Dipartimento di prevenzione che - cito il sito del Ministero della salute - “provvede all’esecuzione del test diagnostico”.

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Apprendo anche che il caso del comune in questione non è l’unico, invero circolano su Facebook miriadi di storie simili a questa. E così le procedure stabilite dal Ministero rimangono, in Calabria, lettera morta.

Una volta segnalata la necessità di eseguire il tampone al Dipartimento, quel che succede è una catena di abbandono, del bambino e della famiglia: non solo il tampone non viene eseguito, l’unica risposta data dai numeri verdi è quella di “attendere” 14 giorni a casa e “se nel caso non dovessimo farci sentire entro questo periodo, allora basta il certificato del pediatra per il ritorno a scuola del bambino”, quest’ultimo nel frattempo, come accade in molte scuole in regione non può usufruire della didattica online.

E dunque a chi addossare la colpa dello stallo calabrese? Del diritto all’istruzione negato? All’elefantiasi della pubblica amministrazione o all’inefficienza delle scuole che - per un motivo o per un altro - non riescono a garantire, al bambino in quarantena, il diritto di seguire il programma didattico al pari degli altri compagni? Sembra, ad oggi, che l’unico punto ferma sia l’incuria dei diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione e problemi senza una soluzione valida e concreta.  

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