
di FRANCESCA FROIO
Il Tribunale di Catanzaro ha messo la parola fine a una complessa vicenda legale legata al crack di alcune società. Protagonista del caso un imprenditore di Botricello, B.A., coinvolto in un'inchiesta per reati fallimentari che riguardava un buco finanziario superiore ai 600 mila euro.
L'indagine era partita nel 2016 a seguito del fallimento di una ditta artigiana. Gli inquirenti avevano puntato i riflettori sulla gestione di diverse imprese operanti nel settore commerciale e della pelletteria. Secondo l'accusa iniziale, l'amministratore avrebbe condotto le aziende al collasso attraverso una gestione illecita, accumulando un debito ingente nei confronti dello Stato.
Dopo anni di dibattimento nelle aule della Prima Sezione Penale, il verdetto ha ribaltato il quadro accusatorio: per la maggior parte degli illeciti contestati è intervenuta la prescrizione, facendo decadere le accuse per decorrenza dei termini. Per il capo d’imputazione più grave, relativo alla presunta falsificazione delle scritture contabili per occultare lo stato di crisi, l’imprenditore è stato assolto con formula piena perché "il fatto non sussiste".
Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Pietro e Giancarlo Pitari, è riuscito a dimostrare l'infondatezza delle accuse più pesanti, convincendo i giudici dell'assenza di condotte penalmente rilevanti nella gestione delle società coinvolte. Con questa decisione si conclude definitivamente un iter giudiziario durato quasi dieci anni.
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