Crisi al Comune, Ludovico; “Si torni piuttosto a lavorare per il bene della collettività”

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  11 febbraio 2026 23:49

di ANTONIO LUDOVICO

La cronaca aggressiva e dolorosa di questi ultimi giorni di un capoluogo di regione dolorante impone - ad avviso di un semplice cittadino- delle domande alle quali nessuno ha saputo dare una risposta semplice che potesse sgombrare il campo dagli equivoci di sorta. 

Perché si sfiducia un sindaco che ha dimostrato di volere bene alla sua città, sia pure tra mille difficoltà? Perché interrompere proditoriamente un mandato nel mezzo di atti amministrativi urgenti e indifferibili che potrebbero cambiare il volto del nostro capoluogo? Perché sollecitare l’ausilio di un commissariamento che - nella migliore delle ipotesi- farebbe rallentare il regolare svolgimento della macchina amministrativa? Perché non riconoscere il buon andamento di questa amministrazione durante i giorni nefasti del ciclone? Perché voler a tutti i costi interrompere il mandato di un sindaco che i cittadini legittimamente hanno scelto in maniera democratica?

Questi e tanti altri gli interrogativi di una cittadinanza che stenta a capire le logiche barbariche di un’opposizione che vorrebbe calpestare tutto e tutti in nome di una visione di governo di cui non s’intravedono i risvolti. Di cui si percepiscono invece gli appetiti, la scarsa sensibilità, l’inopportunità di un gesto che avrebbe ricadute devastanti per tutta la popolazione. Un sindaco non si giudica dalla simpatia o dai comunicati stampa, ma dall’attaccamento alla propria città, dal suo codice etico, dalla sensibilità con cui affronta le difficoltà, anche quelle insormontabili. 

Il momento non è dei migliori: la città avrebbe bisogno di tutto tranne che di una paralisi amministrativa, che sarebbe come dare il colpo di grazia ad intere famiglie che attendono aiuti concreti dopo le devastazioni del ciclone Harry, senza parlare della crisi della Catanzaro Servizi e- se mi permettete- anche delle vicende riguardanti la ristrutturazione dello stadio Nicola Ceravolo. Tutti passaggi che potrebbero essere messi in difficoltà, nella migliore delle ipotesi, da un vuoto amministrativo che si preannuncerebbe come una catastrofe, un punto di non ritorno. 

Sarebbe bello, di contro, se le frenesie, i pruriti e i mal di pancia di pochi si mettessero al servizio dei molti che vorrebbero che ci fosse una guida sicura, forte, disinteressata. 

La progressiva disintegrazione della normalità sembra essere diventato il gioco preferito di chi vorrebbe primeggiare per imporre i propri reconditi desideri repressi, senza badare minimamente alle conseguenze dei propri gesti. Il momento è catartico, diceva un comico in voga qualche anno fa, non trasformiamolo in dramma quotidiano, perché non ne abbiamo proprio bisogno. 

Si torni - piuttosto- a lavorare a testa bassa per il bene della collettività. D’altronde, siete pagati solo per questo, per fare il bene, non per regalare incertezze e vuoti di potere. 


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