Crotone, al via il processo per il naufragio di Cutro: Amnesty International presente come osservatrice

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  29 gennaio 2026 16:45

Il 30 gennaio sei funzionari della guardia costiera e della guardia di finanza andranno a processo con l’accusa di non aver avviato operazioni di soccorso che avrebbero potuto prevenire il naufragio in cui hanno perso la vita oltre 90 persone al largo di Cutro, in Calabria, nel febbraio 2023.
Almeno 94 persone, tra cui 34 minori, sono morte annegate nelle acque territoriali italiane nei pressi di Steccato di Cutro, in Calabria, quando l’imbarcazione “Summer Love” è affondata a pochi metri dalla costa italiana. Un numero imprecisato di persone è rosultato disperso in mare.
Oltre 50 persone sopravvissute e familiari delle persone decedute si costituiranno parte civile nel processo, insieme a numerose organizzazioni non governative. Amnesty International seguirà l’udienza in qualità di osservatrice: sarà presente al tribunale di Crotone Serena Chiodo, referente campagne su migrazione di Amnesty International Italia.
“Questo processo cercherà di accertare eventuali responsabilità penali individuali per la morte di decine di persone, tra cui molte bambine e bambini. Si tratta di un passaggio fondamentale per tutelare il diritto alla verità delle persone sopravvissute e garantire giustizia e riparazione alle famiglie delle persone decedute. Sarà anche un’occasione fondamentale per fare luce su gravi carenze sistemiche e decisioni sconsiderate delle autorità italiane che potrebbero aver contribuito a una perdita di vite umane di enormi proporzioni”, ha dichiarato Serena Chiodo.
All’indomani del naufragio di Cutro, secondo documenti trapelati, è emerso che, negli ultimi anni, il governo aveva indebitamente limitato la risposta alle segnalazioni di pericolo in mare riguardanti persone rifugiate e migranti, un fattore che potrebbe aver contribuito alla tragedia.
Il processo si apre mentre, nell’ultima settimana, si sono verificati numerosi altri naufragi. Secondo le stime delle agenzie delle Nazioni Unite, centinaia di persone potrebbero essere morte tentando di attraversare il Mediterraneo.
“Ancora una volta quello che è successo negli ultimi giorni dimostra che i naufragi che causano la morte delle persone migranti nel Mediterraneo sono una realtà brutale e persistente. Il Mediterraneo centrale continua a essere una delle rotte migratorie più pericolose al mondo, una situazione aggravata dall’incapacità degli stati europei di garantire operazioni di ricerca e soccorso adeguate e dalla repressione in corso nei confronti delle navi di soccorso delle ong da parte del governo italiano”, ha proseguito Chiodo.
“Le persone morte a Cutro potrebbero essere ancora vive se le autorità avessero agito in conformità con i loro obblighi di ricerca e soccorso. Un numero inferiore di persone sarebbe costretto a intraprendere viaggi potenzialmente mortali se i governi europei ampliassero in modo significativo l’accesso a canali sicuri e regolari per chi fugge da situazioni disperate”, ha concluso Serena Chiodo.
Ulteriori informazioni
Tra il 25 e il 26 febbraio 2023, un’imbarcazione in legno con a bordo circa 200 persone è affondata a pochi metri dalla costa nella regione italiana della Calabria. Pescatori locali, come Vincenzo, si sono offerti volontari per partecipare ai soccorsi, ma per molte delle persone a bordo non c’era ormai più nulla da fare.
Il diritto internazionale impone agli stati obblighi specifici in materia di ricerca e soccorso in mare. Tra questi vi è la predisposizione di meccanismi per il coordinamento tempestivo delle operazioni di soccorso e per il salvataggio delle persone in pericolo nella propria area di responsabilità.
Un’inchiesta di Lighthouse Reports ha rivelato che Frontex e le autorità italiane, già diverse ore prima del naufragio, disponevano di informazioni che avrebbero potuto prevenire le morti, come quelle relative alle cattive condizioni meteorologiche e alla probabile presenza di persone rifugiate e migranti sottocoperta.
Amnesty International ha evidenziato gravi criticità nella risposta delle autorità all’incidente e ha formulato raccomandazioni alle autorità italiane, chiedendo una revisione urgente delle procedure di ricerca e soccorso e delle politiche sui visti.
Il 24 gennaio l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha riferito che il Mediterraneo centrale resta la rotta migratoria più letale al mondo, con almeno 1340 persone che hanno perso la vita soltanto lo scorso anno.


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