
di SETTIMIO PAONE
Ci sono oggetti che sembrano avere una storia ancora prima che qualcuno la conosca. Restano per anni in silenzio, passano di mano in mano, attraversano luoghi lontani e poi, quasi seguendo un filo invisibile, arrivano là dove forse erano destinati ad arrivare.
Questa storia comincia a centinaia di chilometri da Montauro, tra le bancarelle di un mercato delle pulci di Moncalieri, in Piemonte.
In mezzo a tanti oggetti, ciascuno con un passato sconosciuto, lo sguardo di Nicolino Zangari, di Spadola, nel Vibonese, si posa su un piccolo medaglione.
Non sa chi rappresenti. Non conosce il nome del Santo raffigurato. E certamente, in quel momento, non può immaginare che quel volto abbia qualcosa a che fare con un paese della Calabria.
Eppure decide di acquistarlo.
Potrebbe finire tutto qui: un oggetto curioso portato a casa da un mercato, uno dei tanti piccoli incontri che capitano nella vita e dei quali presto ci si dimentica.
Ma questa volta accade qualcosa di diverso.
Solo successivamente Nicolino scopre il nome di quel Santo: San Pantaleone, medico e martire. Ed è allora che un particolare rende tutto più sorprendente: quell'immagine raffigura proprio il Patrono di Montauro, venerato da secoli dalla comunità e profondamente radicato nella sua storia religiosa.
Una coincidenza, certamente. Ma una di quelle coincidenze che sembrano voler raccontare qualcosa.
Da quel momento il medaglione non è più soltanto un oggetto acquistato per caso. Diventa il principio di una storia, un piccolo filo capace di unire luoghi lontani: Moncalieri, Spadola e Montauro.
Attorno a quella scoperta cresce anche il desiderio di conoscere la devozione verso San Pantaleone, la sua festa e quella comunità che da generazioni ne pronuncia il nome nelle preghiere e nelle processioni.
Quasi come se fosse stato proprio quel piccolo medaglione, silenziosamente, a indicare la strada.
Oggi, domenica 30 agosto, questa singolare storia ha vissuto forse la sua pagina più emozionante.
Prima della conclusione della Celebrazione Eucaristica, Nicolino Zangari ha deciso di donare quel medaglione alla Parrocchia di San Pantaleone.
Ed è stato soprattutto il suo volto a raccontare il significato di quel momento.
Visibilmente emozionato e profondamente commosso, Zangari ha ripercorso la storia di quel ritrovamento e il legame nato attorno all'immagine del Santo. Parole accompagnate da un'emozione sincera, che ha reso la consegna qualcosa di più della semplice donazione di un oggetto.
Per un momento sembra quasi di poter immaginare tutto il viaggio di quel medaglione: chissà dove era stato prima di comparire su quella bancarella, chissà quante mani lo avevano custodito e quale storia avesse attraversato prima di incontrare Nicolino.
Sono domande destinate probabilmente a rimanere senza risposta.
Una cosa, però, adesso la sappiamo.
Il suo viaggio lo ha portato fino a Montauro.
Ed è proprio oggi, davanti alla comunità, che quel viaggio si è concluso. Con evidente commozione, Nicolino Zangari ha preso tra le mani il medaglione raffigurante San Pantaleone e lo ha consegnato nelle mani di don Brunello Gallace Valente, affidandolo così alla Parrocchia e alla comunità montaurese.
Un gesto semplice, ma carico di emozione e significato.
E così quel volto di San Pantaleone, apparso un giorno quasi per caso tra le bancarelle di un mercato lontano, ha trovato finalmente una casa.
Proprio lì dove, da secoli, quel volto non è quello di uno sconosciuto.
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