Danni maltempo nel Catanzarese, la lettera aperta: "La Calabria non ha bisogno di cartoline ma di prevenzione"

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  14 febbraio 2026 20:53

"Caro Presidente Roberto Occhiuto,
Cara Presidente Giorgia Meloni,

Sono una cittadina italiana (così ho l’attenzione della Presidente del Governo), calabrese (così ho quella del Presidente della Regione), precisamente del territorio di Soveria Mannelli (forse ho anche quella del Sindaco). Ma ciò che mi interessa davvero è che sono cittadina di un’area interna del Catanzarese.

Fatte le dovute presentazioni, mi preme scomodarvi per porre l’attenzione sulla situazione maltempo nella Regione Calabria. Una Regione che forse, Presidente Meloni, non è poi così tanto Italia. E allora mi viene da prendere in prestito una sua frase celebre: “aiutiamoli a casa loro”. Ma temo che, detta così, non riesca comunque a smuoverla più di tanto. E una Regione che sui social del Presidente Occhiuto sembra un set pubblicitario permanente: “Venite in Calabria, qui trovate un concentrato di Italia”. Montagne, mare, cibo. Tutto perfetto. Peccato che, fuori dall’inquadratura, lo scenario racconti altro. Ma del resto questa è la prassi per un popolo che da sempre deve sopportare, arrangiarsi e, soprattutto, non disturbare mai.

Peccato che da due mesi in Calabria l’argomento dominante sia il maltempo. A più riprese, la pioggia ha riversato sul nostro territorio quantità paragonabili a quelle di mesi interi, tutte concentrate in poche ore. Piove quasi ovunque, ogni giorno, tutti i giorni, incessantemente. Dopo mesi di siccità, il terreno attendeva finalmente l’acqua. Ma quello che sta accadendo non è semplice maltempo. È cambiamento climatico. Un clima che ricorda quello tropicale. E qualcuno si domanderà: “Ma come? In Calabria?”. Sì, esattamente in Calabria.

Qui il maltempo continua a essere liquidato come un’emergenza passeggera, quando ormai è chiaro a chiunque che si tratta di un fenomeno strutturale. Ammetterlo, però, non sembra essere nelle priorità né del Governo né del nostro Presidente della Regione. Ed è per questo che, molto probabilmente anzi, sicuramente, avrò già perso l’attenzione delle istituzioni. Ma non posso fare a meno di essere scomoda, perché certe criticità non meritano il silenzio.

Qualche settimana fa la Calabria è stata devastata dal ciclone Harry e oggi deve fare i conti con Ulrike. Il nostro Presidente della Regione ha richiesto aiuto, Presidente Meloni, ottenendo quella che lui ha definito una prima tranche di 100 milioni di euro. E c’è chi ha detto: “Guarda che grande il Presidente Occhiuto”. Tutti questi soldi per la nostra amata Calabria.

Peccato che quei 100 milioni siano divisi tra tre regioni: Calabria, Sicilia e Sardegna, tutte gravemente colpite dal ciclone Harry e che ha messo in ginocchio la costa ionica. A fronte di danni stimati in miliardi di euro, non so davvero cosa dovrebbe farsene una regione intera di quella cifra. Ma grazie lo stesso. D’altronde, non siamo mica come alcune regioni dove i miliardi per l’emergenza arrivano subito. Grazie Governo, noi dobbiamo ringraziare anche per le briciole. Perché, dai, calabresi, continuiamo pure a lamentarci? Mica qui la vita e il territorio valgono di meno.

Comunque, nella notte tra l’11 e il 12 febbraio, con il nuovo ciclone, l’area tirrenica e le aree interne sono state devastate. Attività commerciali sommerse, case allagate, campagne distrutte e soprattutto strade franate. Non solo nel mio paese ma in diverse zone del territorio regionale, la situazione è diventata insostenibile.

Nel Reventino, la Strada Provinciale 64 tra il Bivio Medio Savuto e la Stazione di Serrastretta è stata chiusa a causa dell’esondazione del fiume e dei movimenti franosi. Fango, cedimenti e versanti instabili hanno isolato intere comunità. A Decollatura e nel Catanzarese piogge e vento hanno provocato frane e caduta di massi, con la Strada Provinciale 19 tra Marcellinara e Tiriolo bloccata da uno smottamento.

Non è solo il Reventino, anche il Cosentino e le zone costiere registrano frane, allagamenti ed erosioni. 
Non stiamo parlando di disagi temporanei, ma, della conseguenza di anni e anni di abbandono, di promesse mai mantenute, di territori considerati “dimenticati” fino a quando non fanno notizia (e anche qui ci sarebbe da dire). Interi territori cedono, collegamenti vitali saltano, e le popolazioni, che già faticano per la mancanza di infrastrutture di base, si trovano ora ad affrontare criticità ancora più gravi. 

E mentre il territorio crolla e fa acqua da tutte le parti, ci sono quelli che non si tirano mai indietro quali i vigili del fuoco e il nucleo emergenze Reventino-Savuto di Decollatura, vicini di casa sempre presenti, costretti a intervenire dove le istituzioni sembrano osservare da lontano.

Ora, questi eventi vengono definiti “eccezionali”, anche se diventeranno routine quotidiana visto il cambiamento climatico. Da anni la Calabria denuncia i problemi del territorio e la necessità di interventi urgenti e di prevenzione. Gli interventi contro l’erosione costiera e il dissesto idrogeologico? Già nel marzo 2022 un consigliere dell’opposizione aveva segnalato la situazione: 65 milioni di euro pronti per proteggere le coste calabresi. I soldi c’erano, la commissione era nominata eppure niente. Secondo il direttore generale del dipartimento dei lavori pubblici e l’assessore della Giunta, Occhiuto, il ritardo è stato per colpa del Covid, delle continue rimodulazioni dei dipartimenti e dei cambi costanti delle commissioni. Morale? Soldi pronti, lavori pronti e, come al solito, nulla di fatto.

La pulizia dei fiumi e la messa in sicurezza? Concetti troppo astratti, roba da libri di teoria. Le strade crollano? E i bisogni della Regione? Marginali, facilmente trascurabili.
Nel frattempo ci si inventa case a un euro, progetti suggestivi e infrastrutture futuristiche, come se la Calabria crollasse solo nella fantasia e non da sempre, tra pioggia, dissesto e abbandono decennale. 

Servirebbe semplicemente rendere raggiungibili i nostri territori, soprattutto le aree interne, quelle che vivo ogni giorno e che spesso sembrano dimenticate da chi decide. Servirebbe sviluppo vero, una rete ferroviaria efficiente, trasporti dignitosi, servizi sanitari accessibili. Servirebbe permettere alle persone di vivere qui senza sentirsi intrappolate in un territorio che crolla, isolato e abbandonato. Meglio continuare a promettere grandi progetti, mentre il territorio mostra crepe evidenti.

A chi importa della vita della gente del Sud? Di chi ha scelto di restare, investire, credere in questa terra? Dei nostri diritti, sacrosanti diritti, sempre ignorati? Di poter curarsi, raggiungere un ospedale, andare a lavorare, fare un viaggio, vivere senza rischiare la pelle ogni volta che esci di casa? Chi se ne frega? 

E, giustamente, le priorità del Governo e di tutte le istituzioni sembrano altrove. Riarmare posti dove imperversano guerre e genocidi, discutere di comici che vanno o non vanno a Sanremo, e mostrare sui social una Calabria che non esiste.

La Calabria non ha bisogno di cartoline.
Ha bisogno di sicurezza, prevenzione, infrastrutture, diritti.

E i cittadini che la abitano chiedono questo. Non altro".

Questa la lettera di Chiara Pascuzzi, presidente dell'associazione Sabato del Villaggio. 


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