Degrado al cimitero di via Paglia, Emanuele Cannistrà a don Perrelli: "Le sue parole meritano ascolto"

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images Degrado al cimitero di via Paglia, Emanuele Cannistrà a don Perrelli: "Le sue parole meritano ascolto"


  26 agosto 2026 10:51

Riceviamo e pubblichiamo:

"Caro Monsignor Perrelli, ho letto con grande attenzione il Suo toccante intervento riguardo al triste stato del Cimitero Urbano di Catanzaro e, sinceramente, credo che le Sue parole meritino di essere ascoltate e non possano cadere nel dimenticatoio. Lei ha descritto il cimitero come un «luogo di silenzio, città dei ricordi, memorie e rispetto», ma purtroppo lo ha visto trasformarsi in «un monumento all’indifferenza». È un’affermazione forte, ma riflette una realtà che molti di noi osservano ogni giorno. Lei stesso ha messo in luce la presenza di «erbacce incontrollate, degrado diffuso e una totale mancanza di manutenzione», evidenziando anche la drammatica situazione dell’obitorio comunale, ormai saturo di salme in attesa di sepoltura.

Di fronte a tutto ciò, sorge spontanea una domanda: quanto tempo dovremo ancora aspettare prima che chi ha il potere di agire decida finalmente di muoversi? È inutile continuare a lanciare appelli e suppliche se chi dovrebbe ascoltare continua a ignorare la situazione, facendo finta di non vedere, di non sapere o, peggio, di non avere alcuna responsabilità. Il problema del cimitero, però, non è un caso isolato. È il riflesso di una città che spesso sembra essere governata più per l’apparenza che per la sostanza. Catanzaro deve affrontare quotidianamente buche, erba alta, manutenzione carente e lavori pubblici che sembrano non finire mai. Pensiamo alle numerose opere e ai cantieri che continuano a caratterizzare il volto della città, dal ponte di Catanzaro Lido a Viale dei Normanni, fino a Via Carlo V. E mentre le normali iniziative vengono presentate come eventi straordinari, ci si dimentica che una città dovrebbe essere valutata prima di tutto per la qualità dei suoi servizi quotidiani, per la cura dei suoi spazi e per il rispetto che mostra verso i propri cittadini. Un cimitero, poi, non può essere considerato un luogo di serie B. Non è solo un’area comunale da ripulire di tanto in tanto.

È un luogo sacro, un pezzo di memoria, una pagina di storia, un simbolo di identità. Qui, una comunità tiene stretti i propri affetti e una parte essenziale della sua narrazione. Come ha sottolineato, il cimitero è «un grande libro di ricordi» e nella nostra città «c’è un’altra piccola vecchia città, quella dei ricordi delle piccole e grandi storie». Per questo motivo, è inaccettabile che venga lasciato in uno stato di degrado. È ancora più preoccupante che oggi ci siano persone che sembrano infastidite dal fatto che cittadini, familiari dei defunti e chi tiene al decoro della propria città denuncino pubblicamente queste condizioni. Ma denunciare il degrado non è un attacco alla propria città; è un atto d’amore. È pretendere che Catanzaro riceva il rispetto e la dignità che merita. Il silenzio delle istituzioni, delle autorità competenti e di chi dovrebbe vigilare diventa, col passare del tempo, sempre più difficile da comprendere e giustificare. Di fronte a una situazione che Lei definisce grave dal punto di vista igienico-sanitario, logistico e del rispetto umano, non bastano più promesse, rassicurazioni o dichiarazioni di circostanza. Ci vogliono interventi concreti, immediati e verificabili. Spero, caro Monsignore, che non si debba attendere l’arrivo di una nuova tornata elettorale perché all’improvviso si trovino risorse, si organizzino interventi e si torni a parlare della dignità dei nostri cimiteri. La dignità dei defunti e il rispetto per le loro famiglie non possono diventare una questione elettorale. Devono essere un dovere istituzionale costante.

Lei chiude il Suo intervento con una frase che dovrebbe far riflettere: «Curare e amare il cimitero significa rispettare la nostra storia e la nostra sensibilità». Ecco il punto cruciale. Chi gestisce una città ha la responsabilità di prendersi cura non solo delle opere che attirano l'attenzione, delle inaugurazioni e degli eventi che portano visibilità, ma anche dei luoghi che non sono illuminati dai riflettori, dove non ci sono applausi o telecamere. Perché il valore di una comunità si misura anche in base a come onora i propri defunti. E, come Lei ha citato don Peppe Diana, «Per amore del mio popolo non tacerò». Quindi, non tacere, caro Monsignore. Continui a denunciare. Continui a chiedere rispetto per i nostri cari e per le loro famiglie. Continui a ricordare alle istituzioni che il cimitero non è una zona marginale della città, ma una parte integrante della sua memoria e della sua identità. Prima o poi, chi ha responsabilità istituzionali dovrà rendere conto delle proprie scelte e delle proprie omissioni, sia di fronte ai cittadini che, per chi crede, anche davanti a Dio. Perché il tempo può permettere di rimandare un intervento, ma non può cancellare le responsabilità. Con rispetto e con la speranza che questa volta le parole siano seguite finalmente dai fatti".

Emanuele Cannistrà