
di MARCELLO FURRIOLO
Spesso sorge il dubbio che le cose possano vedersi meglio stando a debita distanza dalle intemperie di Catanzaro. Anche se anche il Vento, una delle tre V della retorica popolare, sembra stia abbandonando la città. Allora, forse, dovremmo concludere che da Roma, con i suoi interventi periodici, ricchi di ricordi,sovente nostalgicamente personalizzati, Sergio Dragone (LEGGI QUI), che ha attraversato buona parte della Prima Repubblica e parte della Seconda, da posizioni e osservatori privilegiati, ha tutti gli strumenti per argomentare le sue considerazioni sullo stato di abbandono della città, quando ormai manca poco più di un anno al rinnovo di questo infausto Consiglio Comunale.
Per la verità uno dei tanti dell’ultimo trentennio. Sergio, come non tantissimi, è dotato della tecnica giornalistica per rendere suggestive e ammalianti le sue osservazioni, denunce, gratificazioni ed esaltazioni di circostanze e figure che appaiono, a volte e con assoluta buona fede, figurine delle raccolte Panini o illustrazioni iperealistiche di Walter Molino sulle prime pagine della Domenica del Corriere. Impareggiabile Sergio ! Come si fa a non definirlo “bravissimo”, per il pezzo di ieri su Catanzaro, città senza ambizione? Come ho fatto io, appena letto di prim’ora, con un wa. Concludendo, però: “Amaro destino quello di una Città Capoluogo di Regione che affida il suo orgoglio e il diritto ad un futuro diverso ai goal di Iemmello e Pittarello”. Con annessi e connessi.
Perché il punto sta tutto qui. Bene le constatazioni sullo stato delle cose, che stanno davanti agli occhi di tutti e che da anni vengono evidenziate, ma rigettate colpevolmente, con indifferenza e supponenza, come la polvere sotto il tappeto. Oggi non basta più l’analisi, specie se episodica e per spot ad effetto. Perché, ha ragione Filippo Veltri, Catanzaro è un microcosmo politico inserito in un contesto più ampio, globale, che questa classe politica e dirigente da anni, forse trenta, non riesce a percepirne le dinamiche e, possibilmente indirizzarle anche verso lo sviluppo del Capoluogo di Regione. E allora più comodo nascondere le proprie incapacità, le magagne piccole e grandi, dietro il ponderoso cahier de doleance contro i predatori della Città di Catanzaro che hanno fatto razzia dei nostri tesori, come i turchi alla marina, o le orde sanfediste del Cardinale Ruffo, nel 1799.
Oggi queste sembianze vengono impersonate dal Governatore della Calabria, che toglie a Catanzaro per elargire alla sua Cosenza e donare alla nuova Reggio di Cannizzaro.
In effetti Roberto Occhiuto nel comizio di presentazione della candidatura del centrodestra in Piazza De Nava di Ciccio Cannizzaro, indiscusso monopolista dei voti di FI, ha dovuto far ricorso a tutte le sue doti pirotecniche per disegnare il futuro mirabolante che si prospetta per la città dello Stretto, con tanto di avveniristica funivia e con propizia benedizione dell’asse Cittadella- Palazzo Chigi.
Certo che poi, giusto il tempo per rientrare nella sua Cosenza, Occhiuto ha sconvolto i giochi abituali del PD, a casa loro, spoilerando il progetto, con tanto di rendering del Nuovo Ospedale gemellato a UNICAL, con oltre 800 posti letto e provocando le giuste reazioni di Franz Caruso, anche se tardive, fuori tempo massimo e, forse, fuori della storia. Mentre cresce il peso, sempre più determinante, di UNICAL di Gianluigi Greco nel campo della ricerca e dell’innovazione in Sanità. Nel silenzio imbelle di UMG.
E Catanzaro? Allo stato il Governatore può dormire sonni tranquilli. A parte i sussulti periodici e costanti di qualche consigliere della supposta maggioranza di sinistra, che come l’ultimo giapponese, non si rende conto che la guerra tra Nicola Fiorita e Roberto Occhiuto è finita. Anzi non è mai cominciata. Perché le “ambizioni” della città Capoluogo di Regione, almeno quelle interpretate e rappresentate da Fiorita, sono state già soddisfatte: i generosi fondi per la ristrutturazione dello stadio, orgoglio e vanto della Catanzaro pallonara; la metropolitana inaugurata a tappe dopo mezzo secolo e, poi, il nuovo Ospedale a Germaneto, considerato che da vent’anni il Consiglio Comunale non è riuscito a produrre un’indicazione credibile e univoca della localizzazione. Con buona pace dei nostalgici del mitico Pugliese-Ciaccio.
Nella realtà Catanzaro, da oltre trent’anni, vive la sua decadenza felice, incapace di affrontare, ricercando le opportune alleanze politiche e sociali, le cause e le conseguenze, principalmente sul suo centro storico, ormai disabitato, affidato in comodato d’uso perenne alle piccole e volenterose confraternite del food, mentre il resto del commercio è irrevocabilmente in via d’estinzione.
Allora la colpa è solo dell’attuale arrancante e spaesata Giunta di Nicola Fiorita?
Assolutamente NO. Ancora una volta ha ragione Filippo.
Il ruolo della politica, per fortuna, non si esaurisce solo nei corridoi brulicanti di chiacchiere e organigrammi di Palazzo Santa Chiara. Nè nella ricerca spasmodica e privatistica del candidato meno ingombrante per la scadenza del 2027. In queste condizioni la gente rimane sempre più scettica e disincantata.
La palla, in tutti i sensi, deve ritornare alla Politica, capace di mettere in piedi un piano di riequilibrio generale di ruoli e funzioni per l’intero territorio regionale. Non con interventi spot, ma “impiantando nuove economie e nuovi insediamenti umani” come ci racconta spesso Piero Bevilacqua.
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