
di GABRIELE RUBINO
Poco più di una settimana fa è stata formalizzata la (nuova) crisi politica al Comune di Catanzaro. Alcuni gruppi dell'opposizione hanno dato avvio all'operazione 'ribaltone' all'Amministrazione Fiorita. Dopo l'abbrivio dei primi giorni, il numero dei firmatari dal notaio sulla delega per le dimissioni 'condizionate' è rimasto ancorato a quota 15. Per l'erraticità, si potrebbe dire 'trumpiana', degli attuali inquili di Palazzo De Nobili la partita resta aperta. Certamente, per un fatto numerico: mancano appena due firme dal far 'saltare' Fiorita. Poi, c'è una questione temporale. Infatti, la partita a scacchi o da 'trincea' è ancora lunga. E' vero che il notaio ha chiesto qualche giorno suppletivo di tempo per elaborare l'atto fatale, ma la vera scadenza non è quella del prossimo 20 febbraio, bensì va posticipata a quattro giorni dopo. Ossia, al 24 febbraio, ultima data ultile per votare in questa primavera e - notaio o non notaio - basta che in 17 si presentino contestualmente dalla segretaria generale del Comune per far saltare il banco.
Detto dei numeri e dei tempi, c'è l'aria che si respira quotidianamente. Al momento, 'l'operazione' sembra essersi 'raffreddata'. Perché? Perché era e rimane una questione interna ai consiglieri comunali. Dai leader regionali e nazionali (del centrodestra) non è arrivata alcuna formale o sostanziale spinta a chiudere la questione. In sostanza, non c'è alcuna vera azione dei partiti o di chi, realmente, potrebbe chiudere la partita in pochi minuti: il capo regionale del centrodestra che, giocoforza, è l'inquilino del decimo piano della Cittadella. Non significa che questo, nei prossimi sette giorni, non potrà accadere così come non è scontato qualche 'sparata' dei consiglieri comunali indecisi, se la partita resterà sul piano locale.
Ci sono delle potenziali conseguenze alla 'non' caduta di Fiorita. Il centrodestra rischia una lunga e logorante faida interna. Una sequela incessante di recriminazioni fra chi ha firmato per le dimissioni e fra chi le è 'driblate'. In compenso, Fiorita si mostrerà politicamente 'resiliente' ma non certo in estrema salute perché a quattro anni dalle elezioni quel 'cambiamento' strombazzato non è passato nelle menti della maggioranza della cittadinanza. Sarà un gioco sulle reciproche debolezze e divisioni; occhio a quelle che covano da mesi a sinistra.
Ma parlando di reciproche debolezze, occhio a quello che potrà accadere dopo il 24 febbraio. C'è un'altra scadenza non aggirabile, il voto del bilancio previsionale. Se non passa si va a casa e il commissario toccherà non per pochi mesi ma per quasi un anno e mezzo. Supponnendo che buona parte dei dimissionari resteranno in Aula con voto negativo, magari tra i 12 e i 13 e non tutti e 15, è francamente difficile trovare dall'altra parte un numero superiore. Sarà un'altra complicata partita.
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