
"Ogni anno, con l'apertura delle scuole, si ripete una situazione che non dovrebbe più essere tollerata: famiglie con figli autistici o affetti da altre disabilità costrette a rivolgersi ai Comuni, a presentare istanze, diffide e talvolta ricorsi giudiziari per ottenere le ore di assistenza specialistica necessarie ai propri figli.
Gli invisibili. È così che troppo spesso vengono trattati i bambini con autismo e disabilità nelle scuole calabresi. Invisibili agli occhi di chi dovrebbe programmare e garantire i servizi, ma fin troppo visibili nella quotidianità delle famiglie costrette a supplire alle assenze delle istituzioni. Eppure, per renderli protagonisti della vita scolastica non servono riflettori, annunci o passerelle istituzionali. Serve qualcosa di molto più semplice e concreto: garantire loro il diritto di esserci, di partecipare, di crescere insieme agli altri bambini. Perché l'inclusione comincia proprio quando le istituzioni smettono di voltarsi dall'altra parte.
Parliamo di bambini e ragazzi che hanno bisogno di educatori e assistenti per l'autonomia e la comunicazione, figure fondamentali per consentire loro non soltanto di frequentare la scuola, ma di partecipare effettivamente alle attività didattiche, comunicare, socializzare e sviluppare le proprie capacità.
E invece, troppo spesso, alle richieste delle famiglie si risponde con la solita spiegazione: mancano i fondi, bisogna aspettare il bando, la procedura non è conclusa, le ore disponibili non sono sufficienti.
Il risultato è che il diritto allo studio finisce per dipendere dai tempi della burocrazia e dalle disponibilità di bilancio, mentre i genitori vengono lasciati soli a gestire difficoltà quotidiane che le istituzioni dovrebbero contribuire ad affrontare.
Non siamo davanti a episodi isolati. Le associazioni delle famiglie, a cominciare da ANGSA e dalle altre realtà impegnate nella tutela delle persone con autismo, denunciano da anni carenze nell'assistenza scolastica, mancanza di continuità degli operatori, difficoltà nell'accesso ai servizi e insufficiente coordinamento tra scuola, Comuni e strutture sanitarie.
La presidente di ANGSA Cosenza, Caterina Spadafora, ha recentemente raccontato una situazione ancora più significativa: genitori costretti a rimanere nei pressi degli istituti scolastici perché chiamati a intervenire quando i propri figli autistici attraversano momenti di difficoltà.
Ma quale inclusione possiamo garantire se la presenza e la partecipazione di uno studente dipendono dalla continua disponibilità della madre o del padre?
Esiste, peraltro, un precedente giudiziario che dovrebbe far riflettere. Nel febbraio 2025 il Tribunale di Catanzaro è intervenuto sul caso di un alunno al quale, a fronte delle 30 ore settimanali di assistenza indicate nel Piano Educativo Individualizzato, ne erano state riconosciute soltanto tre. Il giudice ha disposto il ripristino delle ore previste, affermando la tutela del diritto all'assistenza.
È inaccettabile che una famiglia debba arrivare davanti a un tribunale per ottenere ciò che dovrebbe essere assicurato attraverso un'ordinaria e corretta programmazione amministrativa.
Naturalmente occorre distinguere le competenze. Gli insegnanti di sostegno appartengono all'organizzazione scolastica statale; l'assistenza specialistica all'autonomia e alla comunicazione, nel primo ciclo d'istruzione, rientra ordinariamente nelle responsabilità degli enti locali. La Regione Calabria, tuttavia, ha proprie funzioni di programmazione, finanziamento, indirizzo e coordinamento nell'ambito del diritto allo studio.
Ed è proprio alla Regione che oggi intendiamo rivolgerci.
La Giunta regionale ha approvato, con deliberazione n. 372 del 30 giugno 2026, un Piano per il diritto allo studio da circa 5,5 milioni di euro, destinato a diverse esigenze scolastiche, compresa l'assistenza specialistica. Nello stesso documento si afferma che garantire la presenza quotidiana a scuola degli alunni con disabilità costituisce una priorità irrinunciabile.
Bene. Ma alle parole devono seguire risultati misurabili.
La Regione deve conoscere e rendere pubblico, per ciascun territorio, quanti alunni necessitino dell'assistenza specialistica, quante ore siano previste nei rispettivi PEI, quante ne siano state effettivamente finanziate e quante realmente erogate. Deve verificare quando sono iniziate le prestazioni, dove persistano ritardi e per quali ragioni.
Deve inoltre accertare se le risorse già assegnate siano state utilizzate e se siano sufficienti rispetto al fabbisogno reale. Dove emergano carenze, occorrono correttivi finanziari e organizzativi, anche attraverso risorse integrative e un confronto immediato con il Governo nazionale.
Non può essere considerata normale una programmazione che arrivi a settembre inoltrato, quando le scuole sono già aperte e i bambini hanno già bisogno di assistenza. Servono calendari certi, procedure organizzate prima dell'inizio delle lezioni e strumenti che garantiscano la continuità degli operatori, particolarmente importante per molti alunni con autismo.
Occorre anche investire nella qualità del servizio, verificando la formazione specifica del personale e coinvolgendo le associazioni dei genitori nella valutazione dei bisogni e dei risultati.
Nel frattempo il Governo ha previsto, a livello nazionale, circa 288 milioni di euro annui per l'assistenza all'autonomia e alla comunicazione nel triennio 2026-2028. Una prospettiva che rende ancora più necessaria una programmazione regionale seria, trasparente e coordinata con gli enti locali.
Al presidente Roberto Occhiuto e agli assessorati regionali competenti chiediamo quindi di promuovere un'immediata ricognizione delle criticità, di rendere pubblica la destinazione delle risorse e di presentare un piano operativo con tempi, responsabilità e risultati verificabili.
Non chiediamo l'ennesimo tavolo destinato a produrre comunicati stampa. Chiediamo che il confronto istituzionale serva a risolvere i problemi e che si possa verificare, scuola per scuola e Comune per Comune, se gli impegni siano stati mantenuti.
Una Regione che annuncia progetti per l'autismo, iniziative per l'inclusione e nuovi finanziamenti deve poi preoccuparsi di ciò che accade ogni mattina nelle aule scolastiche.
Perché nessun genitore dovrebbe essere costretto a scegliere tra il proprio lavoro e l'assistenza al figlio, né dovrebbe trasformarsi in un avvocato del proprio bambino per ottenere un servizio che la legge riconosce.
Non vogliamo più misurare l'inclusione attraverso i milioni annunciati, i bandi pubblicati o i convegni organizzati. Vogliamo misurarla attraverso le ore di assistenza realmente garantite ai bambini e ai ragazzi che ne hanno bisogno.
È da qui che si misura la capacità delle istituzioni di rispettare i diritti delle persone più fragili".
Così in una nota Antonello Talerico, componente della Segreteria regionale di Forza Italia.
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