
Questa Organizzazione Sindacale ritiene doveroso evidenziare, ancora una volta, come le segnalazioni preventive inoltrate nei giorni scorsi in merito al rischio concreto di disordini presso la Casa Circondariale di Catanzaro non abbiano prodotto alcuna iniziativa da parte degli organi sovraordinati. Una mancanza di intervento che oggi si è tradotta nell’ennesimo episodio di violenza.
Così commenta l’accaduto il Segretario Regionale della UILFPPoliziaPenitenziaria, che aggiunge: la rivolta odierna è un evento annunciato. Diversi detenuti, anche in conflitto tra di loro, hanno dato vita a una forma di rivolta all’interno della sezione detentiva in cui erano ubicati. Nonostante il massiccio e professionale intervento della Polizia Penitenziaria, l’azione violenta è proseguita, confermando la pericolosità di un contesto ormai fuori controllo.
Nell’attesa che vengano disposti i trasferimenti dei promotori, resta il dato più grave: si continua a intervenire in ritardo, quando il danno è già avvenuto.
La popolazione detenuta ha ormai raggiunto circa 730 unità, un numero che supera ogni limite di sostenibilità operativa e che rende impossibile garantire sicurezza, trattamento e gestione ordinaria. Le richieste della UILFPPoliziaPenitenziaria di deflazionamento immediato sono rimaste inascoltate.
Presso l’Istituto è presente una sezione ATSM – Articolazione per la Tutela della Salute Mentale – con circa 10 posti, strutturalmente e funzionalmente insufficiente rispetto al fabbisogno reale. Nonostante ciò, continuano ad arrivare detenuti con gravi disturbi psichiatrici, che hanno ormai raggiunto il numero impressionante di circa 130 unità.
Poiché non possono essere accolti oggettivamente all’interno della sezione ATSM, questi detenuti vengono inevitabilmente collocati nelle sezioni ordinarie, con conseguenze gravissime: impossibilità di garantire percorsi terapeutici adeguati, compromissione della sicurezza interna, vanificazione del lavoro degli psichiatri, psicologi, medici e del Dirigente Sanitario, che operano con professionalità ma senza strumenti proporzionati al carico reale ed aumento esponenziale del rischio di episodi critici, come quello verificatosi oggi. Questa situazione non è più sostenibile né sul piano sanitario né su quello operativo.
A ciò si aggiunge la presenza di oltre 200 detenuti con condotta antisociale, soggetti che minano la sicurezza interna, ostacolano ogni misura rieducativa, alimentano tensioni continue e rendono ingestibile la quotidianità operativa.
È evidente che un tale concentrato di criticità non può essere affrontato con gli strumenti ordinari.
Gli eventi odierni confermano ciò che questa Organizzazione Sindacale denuncia da mesi: senza interventi regionali e nazionali, eventi di questo tipo continueranno a verificarsi.
Serve un deflazionamento immediato della popolazione detenuta, una redistribuzione dei detenuti psichiatrici, l’allontanamento dei soggetti più pericolosi, il rafforzamento urgente dell’organico e piani di prevenzione, non misure tardive e reattive. Cosa ancor più grave che detenuti trasferiti dal Carcere di Catanzaro per ordine e sicurezza, dopo un volo pindarico, ritornano nello stesso Istituto per problemi sanitari ed atteso che non vi siano posti per l’assistenza vengono nuovamente allocati nelle sezioni detentive e riparte il dramma.
Così conclude Paradiso: La sicurezza non si garantisce con le dichiarazioni ma con una vision che non si intravede e con scelte concrete e tempestive.
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