Don Maurizio Franconiere e il progetto MAB: le fonti per riscoprire la storia di Squillace

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  07 settembre 2026 22:56

 Museo, Archivio e Biblioteca dialogano nel nuovo percorso dedicato alla memoria dell’antica diocesi e alle controversie territoriali con Gerace La storia di un territorio vive non soltanto nei suoi monumenti, ma anche nelle testimonianze conservate negli archivi, nelle biblioteche e nelle collezioni museali. È da questa consapevolezza che nasce il nuovo progetto MAB della Diocesi di Catanzaro-Squillace, dedicato alla storia dell’antica diocesi di Squillace e alle complesse vicende dei suoi rapporti territoriali con la diocesi di Gerace. A presentare l’iniziativa, nel corso dell’incontro ospitato il 6 settembre al Museo Diocesano di Squillace, è stato don Maurizio Franconiere, che ha portato anche i saluti dell’Arcivescovo mons. Claudio Maniago, sottolineandone la vicinanza e l’attenzione che continua a dedicare alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale dell’Arcidiocesi.  Il progetto si inserisce nel percorso che negli ultimi anni ha caratterizzato le iniziative MAB della Diocesi, attraverso un dialogo sempre più stretto tra Museo, Archivio e Biblioteca e una progressiva valorizzazione delle fonti della storia ecclesiastica e del territorio. Un percorso che ha trovato continuità nei progetti dedicati a Cassiodoro e agli scriptoria di Vivarium, ai frammenti e alle testimonianze di pellegrinaggio e agli antichi culti dell’itinerario giubilare di Squillace, fino all’attuale approfondimento sulle vicende territoriali dell’antica diocesi. Nel corso della serata, l’assessora Natascia Mellace ha espresso il proprio apprezzamento per l’iniziativa, ringraziando don Maurizio Franconiere per l’attenzione riservata alla città di Squillace e assicurando la piena disponibilità dell’Amministrazione a sostenere iniziative capaci di valorizzare la storia e il patrimonio culturale del territorio. Antonio Paonessa, direttore dell’Archivio di Stato di Catanzaro, ha concentrato il proprio intervento sul Fondo Cassa Sacra, nato dopo il terremoto del 1783 e divenuto nel tempo una fonte di grande rilievo non solo per la storia ecclesiastica, ma anche per la conoscenza dell’organizzazione del territorio. Un patrimonio documentario che continua a offrire importanti chiavi di lettura per comprendere il passato e il suo rapporto con il presente. Particolarmente significativo l’intervento dell’archivista Benedetta Trapasso, che ha posto al centro il rapporto tra documenti e memoria. La conoscenza della storia dell’antica diocesi di Squillace, ha spiegato, nasce dalla capacità di mettere in relazione le diverse testimonianze conservate, ricostruendo attraverso di esse vicende, rapporti e trasformazioni nel corso dei secoli. Nel suo intervento ha trovato spazio anche il riferimento alle vicende legate ai diplomi e alle concessioni di Ruggero I e Ruggero II, importanti testimonianze per la ricostruzione dell’assetto territoriale e istituzionale della diocesi. Una frase ha accompagnato più volte la sua riflessione: «La memoria prende forma nelle carte e continua a parlare nel tempo», espressione particolarmente significativa e condivisa anche dalla famiglia Rhodio, da sempre vicina e attenta alle iniziative culturali promosse dalla Diocesi. Dante Palmerino, archeologo cristiano, ha affrontato il tema delle controversie territoriali tra Squillace e Gerace, mostrando come le fonti conservate nell’Archivio Diocesano e nel Fondo Cassa Sacra consentano di seguire le vicende di territori e comunità contesi nel corso dei secoli. Particolare attenzione è stata riservata alla documentazione cartografica, utile a ricostruire l’evoluzione delle rivendicazioni territoriali e dei confini.  Una ricostruzione che ha permesso di guardare oltre le semplici linee di confine, riportando al centro comunità, chiese, persone, patrimoni, diritti e appartenenze che quei confini hanno attraversato e modificato nel tempo. È proprio nel dialogo tra questi diversi contributi che emerge il significato più profondo del progetto MAB. Non soltanto conservare documenti, libri e testimonianze, ma mettere in relazione le fonti, le competenze e i luoghi della memoria, affinché il patrimonio culturale ecclesiastico possa diventare occasione di conoscenza e di partecipazione. Il progetto MAB rappresenta quindi un ponte tra Museo, Archivio e Biblioteca, ma anche tra ricerca scientifica e comunità, tra patrimonio e territorio, tra memoria e futuro. Un lavoro che don Maurizio Franconiere ha voluto condividere con un gruppo di persone che, in questi anni, ha contribuito concretamente alla crescita dei progetti MAB dell’Arcidiocesi: Marianna Gentile, Lara Caccia, Benedetta Trapasso, Alessandro Mercurio e Dante Palmerino, ai quali va il riconoscimento per un lavoro fatto di competenza, entusiasmo e impegno, spesso anche dietro le quinte. Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche a don Luciano Palombo, Direttore dell’Ufficio per gli Archivi e le Biblioteche Ecclesiastiche, per l’attenzione e la disponibilità; a don Enzo Iezzi, per la consueta totale disponibilità; al grafico Alfonso Prunesti, per il prezioso contributo alla realizzazione del progetto; e alla famiglia dell’onorevole Rhodio, per la costante attenzione e vicinanza alle iniziative promosse. La mostra “Dalla tradizione greca alla rinascita latina” costituisce in questo senso una parte concreta del percorso. I materiali e le testimonianze al centro della ricerca sono presentati nel percorso espositivo articolato nei tre volumi della mostra, che raccolgono e sviluppano le diverse tematiche affrontate dal progetto. La mostra è visitabile presso il Museo Diocesano di Squillace, offrendo così a cittadini, visitatori e appassionati la possibilità di proseguire anche dopo il convegno il viaggio nella storia dell’antica diocesi e di conoscere direttamente le testimonianze che sono state al centro della ricerca. L’iniziativa assume quindi un significato che va oltre la singola serata. È una nuova tappa di un percorso che negli ultimi anni ha cercato di riportare al centro la storia di Squillace attraverso la valorizzazione del patrimonio conservato dalla Chiesa. Perché conoscere il patrimonio significa anche conoscere la propria storia. E per Squillace, città dalla lunga e complessa vicenda ecclesiastica e culturale, tornare alle fonti significa riscoprire le radici di un’identità che nei secoli ha conosciuto incontri, trasformazioni, controversie e nuove rinascite. È in questo passaggio dalla conservazione alla conoscenza, dalla memoria alla partecipazione, che il patrimonio torna alla comunità.