Donne, lavoro e impresa: in Calabria occupazione in crescita ma resta ampio il divario

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  07 marzo 2026 15:05

Cresce l’occupazione femminile in Calabria e aumenta il peso delle donne nel sistema produttivo regionale, ma il divario con gli uomini e con la media nazionale resta ancora molto ampio. È il quadro che emerge dall’analisi dell’Osservatorio Mpi di Confartigianato Imprese Calabria in occasione della Giornata Internazionale della Donna.

 

Nel 2024 il tasso di occupazione femminile in Calabria ha raggiunto il 35,8%, il valore più alto registrato negli ultimi anni. Nonostante questo risultato, la regione si colloca al penultimo posto nella classifica nazionale e continua a registrare un forte divario rispetto all’occupazione maschile, con una differenza di 26 punti percentuali.

 

A livello provinciale il dato più alto si registra a Catanzaro con il 41,3%, seguita da Vibo Valentia con il 39,3%. Due territori – Reggio Calabria e Vibo Valentia – hanno raggiunto nel 2024 il valore massimo del tasso di occupazione femminile registrato negli ultimi anni. Tuttavia, il quadro territoriale resta molto disomogeneo: Crotone, Cosenza e Reggio Calabria figurano tra le ultime dieci province italiane per occupazione femminile, segnale di un ritardo strutturale che continua a caratterizzare alcune aree della regione.

 

Il divario tra occupazione femminile e maschile resta infatti molto marcato. Il gap più elevato si registra nella provincia di Crotone, dove supera i 36 punti percentuali, mentre il più contenuto si registra a Reggio Calabria con circa 21,6 punti. Una distanza che testimonia quanto sia ancora complesso per molte donne accedere e restare stabilmente nel mercato del lavoro.

 

Segnali positivi arrivano comunque dall’andamento più recente dell’occupazione. Nei primi nove mesi del 2025 in Calabria si contano 206 mila donne occupate, di cui 170 mila lavoratrici dipendenti e 37 mila autonome. L’occupazione femminile registra una crescita del 4,9%, superiore a quella degli uomini (+3,9%). L’incremento riguarda soprattutto il lavoro dipendente (+5,7%), mentre quello indipendente segna un aumento dell’1,3%.

 

Un contributo significativo alla crescita economica regionale arriva anche dall’imprenditoria femminile che rappresenta ormai quasi un quarto del tessuto imprenditoriale calabrese.  Alla fine del 2025 risultano 42.669 imprese guidate da donne, pari al 23,6% del totale delle imprese calabresi. Tra queste 5.784 sono imprese artigiane, che rappresentano il 18,5% dell’artigianato regionale e il 13,6% delle imprese femminili complessive.

 

Una parte rilevante di queste attività è guidata da nuove generazioni e da imprenditrici straniere. Le imprese artigiane femminili condotte da donne under 35 sono 875 (15,1%), mentre 516 sono guidate da imprenditrici straniere (8,9%). I settori in cui la presenza femminile è più forte sono i servizi alla persona, che concentrano oltre la metà delle imprese artigiane femminili, seguiti da ristorazione, produzione alimentare e abbigliamento.

 

Sul piano dell’istruzione le donne calabresi mostrano risultati migliori rispetto agli uomini. Tra i 25 e i 64 anni il 63,9% delle donne possiede almeno un diploma, contro il 59% degli uomini, mentre tra i 25 e i 34 anni le laureate sono il 31,5% rispetto al 21,8% dei coetanei maschi. Anche il passaggio dalla scuola all’università risulta più elevato tra le donne.

 

Nonostante questi risultati, permangono alcune criticità rilevanti. Restano elevati i livelli di NEET, ovvero giovani che non studiano e non lavorano, e persistono difficoltà legate alle competenze digitali e alla partecipazione al mercato del lavoro. Inoltre, anche negli ambiti in cui le donne registrano risultati migliori rispetto agli uomini, il confronto con la media nazionale evidenzia un ritardo significativo. La quota di diplomate è infatti inferiore di oltre 5 punti percentuali rispetto al dato italiano, mentre quella delle laureate è più bassa di circa 7 punti. Anche la partecipazione alla formazione continua risulta più contenuta e la quota di giovani che abbandonano precocemente gli studi rimane superiore alla media nazionale.

 

Particolarmente significativa è la distanza relativa alla partecipazione al mercato del lavoro: il tasso di mancata partecipazione femminile in Calabria supera di oltre 22 punti percentuali la media italiana, evidenziando una delle principali criticità strutturali del sistema economico regionale.

 

«I dati che emergono dal rapporto – commenta Giada Falcone, presidente del Movimento Donne Impresa Calabria e Vice Presidente Nazionale - raccontano una realtà fatta di progressi ma anche di ritardi che non possiamo ignorare. La crescita dell’occupazione femminile e il numero significativo di imprese guidate da donne dimostrano quanto le donne siano una risorsa strategica per lo sviluppo della Calabria. Tuttavia il tasso di occupazione resta tra i più bassi d’Italia e il divario con gli uomini è ancora troppo ampio. Questo significa che esistono ancora ostacoli strutturali che limitano la piena partecipazione femminile alla vita economica e produttiva della regione.

 

«Serve – prosegue Falcone – un impegno concreto per sostenere il lavoro e l’imprenditoria femminile: investimenti nella formazione, nelle competenze digitali, nei servizi per la conciliazione tra lavoro e vita familiare e nelle politiche attive per l’occupazione. Solo così sarà possibile valorizzare pienamente il talento e la capacità delle donne calabresi e trasformare questi segnali di crescita in un cambiamento strutturale per l’economia e la società della nostra regione».


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