Dragone: "Centro storico, due occasioni irrimediabilmente perdute e una (forse) ancora recuperabile"

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  02 gennaio 2026 09:40

di SERGIO DRAGONE

 La celebrazione del Capodanno Rai nel piazzale Maestri del Lavoro – successo di cui siamo ovviamente contenti – ha chiuso un cerchio che si è aperto almeno quarant’anni fa: lo spostamento definitivo degli equilibri economici e sociali dal centro storico alla Marina. Un processo inevitabile perché tutti i fattori “vitali” – campus universitario, cittadella regionale, porto, centro fieristico – convergono verso l’area jonica della città.

E’ anche evidente che lo spostamento degli equilibri abbia portato ad una progressiva desertificazione demografica ed economica del centro storico che negli anni Settanta-Ottanta vedeva concentrati nel suo perimetro o nella zona nord tutti gli attrattori, compresi gli uffici dell’allora Provincia unica di Catanzaro, con relativo afflusso quotidiano di persone da Crotone e Vibo Valentia.

E allora, poiché non è possibile (e non sarebbe nemmeno utile) fermare un processo fisiologico, il dovere per la politica era ed è quello di riequilibrare funzioni ed interessi sul territorio, operando una saldatura tra centro, Lido e polo direzionale di Germaneto.

In tale ottica diventava (e diventa) fondamentale reinventare il centro storico, riscriverne la narrazione, offrendo a tutti i cittadini un modello nuovo di vivibilità.

Si muovevano in questa direzione due visionari progetti che avrebbero avuto, se realizzati, l’effetto di un elettroshock su un corpo quasi privo di vita. Mi riferisco all’ardito progetto dell’architetto Fabio Rotella, stimato in mezzo mondo ma evidentemente sottovalutato nella sua città, che ricostruiva la famosa “strettoia” di corso Mazzini e creava uno spettacolare giardino panoramico che già da solo avrebbe costituito un’attrazione.

L’altro progetto visionario è quello della “Via della luce” dell’architetto Franco Righini che prevedeva l’isola pedonale permanente tra piazza Grimaldi e piazza Santa Caterina con la caratteristica rivoluzionaria di una copertura trasparente che ne avrebbe consentito la fruibilità anche nei numerosi giorni di pioggia.

Pur essendo patrimonio del Comune, questi due progetti che avrebbero realmente cambiato il volto della città non hanno visto e non vedranno mai la luce perché avversati da pregiudizi, false notizie, invidie e soprattutto dall’assoluta mancanza di coraggio degli amministratori. Si sono inventati le scuse più incredibili pur di non realizzare il progetto Rotella, procurandosi perfino perizie che dimostrano che nel sottosuolo del Serravalle sono custoditi tesori archeologici tali da fare impallidire i Fori Imperiali. In realtà, ci sarebbero solo tracce delle fondamenta del demolito Palazzo Serravalle che non si capisce quale valore possano avere. Ancora più risibili e grottesche le argomentazioni contro le trasparenze dell’architetto Righini: le vetrate potrebbero essere sporcate dagli escrementi degli uccelli.

Due grandi occasioni perdute irrimediabilmente non per colpa del destino, ma per una precisa scelta: quella di non scegliere.

Resta ancora una residua possibilità per mandare un primo segnale di sopravvivenza al centro storico: l’istituzione dell’isola pedonale permanente tra piazza Grimaldi e piazza Santa Caterina. Catanzaro detiene il non inviabile primato di essere l’unica città europea senza nemmeno un centimetro quadrato di isola pedonale. E’ dimostrato scientificamente che nell’arco di 18-24 mesi dalla sua istituzione, le isole pedonali generano un aumento del fatturato delle attività commerciali di almeno il 20-25%. A Roma i commercianti di via Ottaviano dopo la creazione nel 2024 dell’isola pedonale fino a piazza Risorgimento credo abbiano raddoppiato gli affari in un anno e sono grati al sindaco Gualtieri.

Consentire ai cittadini, agli stessi residenti, di godere di uno spazio pubblico al riparo dalle automobili, realizza un modello di vita rispettoso dell’ambiente e della cultura. In quel tratto di corso Mazzini c’è tanta storia cittadina: c’è il Palazzo Fazzari con la bellissima farmacia Leone, c’è lo storico Caffè Imperiale, c’è il palazzo dell’antico albergo centrale che ospitò i grandi viaggiatori dell’Ottocento come George Gissing, c’è la Casa della Memoria di Mimmo Rotella. Ai suoi lati il Politeama e le piazze del Duomo e del Rosario, collegate da vicoli e scalinate. Ci sono tutte le condizioni per farne un autentico salotto, attraverso un’opera di arredo urbano di qualità e adeguate tecnologie che favoriscano l’afflusso dei giovani.

Non ci pare che l’attuale Amministrazione Comunale, che pure l’aveva inserita nelle sue dichiarazioni programmatiche, abbia intenzione di realizzarla e al suo posto propone un improbabile e indefinito “arcipelago pedonale” che, se abbiamo capito bene, significherebbe creare alcune piccole aree pedonali sparse per il centro storico, lasciando corso Mazzini all’attuale caos e assalto delle auto. Non mi sembra una brillante idea, ma ovviamente aspettiamo la sua realizzazione per capirne l’efficacia.

L’isola pedonale permanente dunque non si farà, almeno in questa legislatura. Si trova sempre una scusa buona per non farla, la funicolare che non funziona, poi l’ascensore rotto, poi i bus da dove passano, poi cosa dicono i commercianti, poi mancano i parcheggi. Molti annunci roboanti (la faremo a settembre, no a primavera, no meglio il prossimo anno) e tantissimi rinvii e mancata assunzione di responsabilità.

Io resto positivo e fiducioso. Prima o poi arriverà qualcuno che avrà il coraggio di farla, aprendo davvero una nuova stagione di progettualità per il centro storico.

 


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