Dragone e la vera storia di Palazzo Fazzari: “Quando scongiurammo la vendita ai privati”

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  26 febbraio 2026 08:39

di SERGIO DRAGONE

PALAZZO FAZZARI, QUANDO SCONGIURAMMO LA VENDITA AI PRIVATI

L’ennesima apertura ( la seconda, credo) dell’ala pubblica di Palazzo Fazzari è sempre una buona notizia, trattandosi dell’episodio architettonico più interessante del centro storico, nel tratto più suggestivo di corso Mazzini dove la politica si ostina a non voler realizzare l’isola pedonale. Il bel palazzo in stile neorinascimentale fu realizzato, su progetto dell’architetto fiorentino Federico Angotti, tra il 1870 e il 1880 su commissione di Achille Fazzari, combattente garibaldino, poi deputato e imprenditore.

Poiché nessuno schieramento politico – di centrodestra o di centrosinistra – si sottrare a quella che ho definito “la dura legge del goal”, anche in questo caso, come avvenuto mesi fa per la metropolitana, ci si guarda bene dal ricostruire le vicende da cui parte il risultato odierno, pur di non dare il minimo merito ai predecessori.

La svolta cruciale per il Fazzari avviene, in modo se vogliamo casuale, nella primavera del 2013. Da molti anni, il vasto appartamento posto all’ultimo piano del Fazzari era chiuso e inutilizzato. Acquistato decenni prima dell’Ente Provinciale del Turismo, era passato poi al patrimonio della Regione Calabria che aveva pensato di  ricavarci la sede di rappresentanza del Presidente e della Giunta. Non se ne fece nulla, anche se la Regione eseguì dei lavori di consolidamento del tetto, mi pare se ne occupò anche Vito Bordino, all’epoca apprezzato funzionario regionale.

Ebbene, nella primavera del 2013, non ricordo esattamente il mese, un breve e anonimo comunicato stampa della Regione attirò la mia attenzione e riguardava un piano di alienazione dei beni di proprietà regionale allo scopo di “fare cassa”. La mia curiosità mi spinse a dare uno sguardo all’elenco dei beni da mettere in vendita e quando lessi che era stato inserito anche Palazzo Fazzari saltai dalla sedia.

La prima cosa che feci fu di prendere il telefono e chiamare il mio grande amico Giacomo Mancini junior che all’epoca era proprio l’assessore al patrimonio della Regione. “Ma siete impazziti, volete vendere ai privati un pezzo di storia di Catanzaro?”. Giacomo, che è persona molto sensibile e garbata, non mi diede tempo di finire lo sfogo. “Non ti preoccupare, ci sarà stata una svista degli uffici, rimedieremo”. Puntualmente, il Fazzari venne eliminato dall’elenco dei beni alienabili e tornò nel patrimonio pubblico. Si apriva a quel punto una partita altrettanto decisiva, quella di fare entrare lo storico palazzo nella disponibilità del Comune. Ne parlai, ovviamente, con il sindaco Abramo e con l’allora assessore alla cultura Sinibaldo Esposito.

Partì una lunga e febbrile trattativa con la Regione, un serie interminabile di telefonate e incontri, fino ad arrivare nel luglio del 2013 alla stipula della convenzione che assegnava il comodato d’uso gratuito per 10 anni al Comune. C’è da dire che diede una grossa mano anche Mimmo Tallini che all’epoca era assessore regionale e che quindi aveva particolarmente a cuore le questioni che riguardavano Catanzaro. Presentammo l’accordo in una bella conferenza stampa nel caffè situato al piano sottostrada del Fazzari, là dove per anni c’era stato il laboratorio del grande fotografo Benedetto Carlostella. C’erano Mancini, Tallini, Abramo, Esposito, anche l’architetto Carlo Nisticò, all’epoca consigliere comunale delegato all’urbanistica. E ovviamente chi scrive.

Ecco, tutto è partito da lì. La vicenda ha poi avuto tutta una serie di altre tappe: la ricerca del finanziamento, l’approvazione del progetto esecutivo e il relativo appalto nel 2016, le problematiche legate all’ascensore per disabili, la necessità di aggiornare la convenzione sotto la presidenza regionale di Oliverio, una prima apertura pubblica nel 2021, una nuova convenzione per consentire l’attuale apertura, speriamo definitiva.

La questione è che in Calabria, purtroppo, passano decenni dall’ideazione alla realizzazione di un’opera. Avere ricostruito un “pezzo” della vicenda del Fazzari credo sia stato un esercizio non inutile. Senza ovviamente voler togliere alcun merito a chi, in questa fase, ha lavorato per la piena fruizione del bene. La “dura legge del goal”, infatti.

Agli attuali amministratori rivolgo una raccomandazione: venga salvaguardato all’interno del Fazzari quell’autentico gioiello della scultura italiana che è il camino monumentale in ceramica che abbellisce il salone principale. E’ opera del celebre artista umbro Leoncillo Leonardi e fu commissionato nel 1953 dalla signora Tallarico Sandoz. Sarebbe imperdonabile se fosse danneggiato.

 


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