Dragone: "Finisce l'era del Liceo Siciliani a via Turco, quella scalinata vuota dovrebbe tornare a rivivere"

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images Dragone: "Finisce l'era del Liceo Siciliani a via Turco, quella scalinata vuota dovrebbe tornare a rivivere"


  25 luglio 2026 09:13

di SERGIO DRAGONE

A metà settembre, alla ripresa delle lezioni, si chiuderà ufficialmente l’era del liceo scientifico “Luigi Siciliani” a via Turco. In realtà, già da molto tempo – per consentire lavori di adeguamento antisismico-  l’edificio è chiuso e  la scalinata di via Cirimele desolatamente vuota.

Non c’è più tanta gente, non suona più la prima campana delle otto e venti (“e spegni quella sigaretta”), centinaia “di gambe e di occhiali” non salgono più di corsa le scale dell’edificio che ha ospitato per molti decenni il liceo scientifico intitolato al poeta Luigi Siciliani.

Il liceo trasloca e i ragazzi, dopo un forzato “parcheggio” a via Acri, varcheranno la soglia del nuovo plesso di Siano che assicurerà grandi spazi, aule funzionali, laboratori. E’ il progresso, bellezza, e non puoi farci niente!

E’ inevitabile un velo di malinconia per chi quelle scale le ha percorse quotidianamente per anni, inseguendo sogni e aprendo il proprio sguardo verso la vita e il mondo. Sono nati, tra quei banchi, sentimenti e amicizie che sfidano il tempo e resistono dopo più di cinquanta anni. In quelle aule, severi e autorevoli docenti hanno sperimentato questo atipico modello di liceo in cui convivono studi scientifici e studi umanistici. Potrei citare, uno per uno, i miei professori e ovviamente i miei compagni di classe diventati tutti eccellenti professionisti. Li ricordo perfettamente e con alcuni di loro continuo ad avere contatti.

Tanti, tantissimi studenti del “Siciliani” si sono affermati in ogni campo: medici, scienziati, filosofi, docenti universitari, ingegneri e architetti di fama, scrittori, artisti, manager, giornalisti. Qualche anno fa, in occasione delle celebrazioni per i 70 anni dello “scientifico”, alcuni di loro sono tornati in città, altri sono stati ricordati nei discorsi ufficiali e nelle pubblicazioni. Per una innocente disattenzione non è stato citato Mario Foglietti, il mio indimenticabile “amico forte e fragile”, sovrintendente del Politeama e in precedenza inviato speciale del Tg1 , regista e scrittore.

La chiusura della storica sede di via Turco – sia pure inevitabile- rappresenta comunque una ferita per il nostro centro cittadino. Non è la prima volta che un liceo “trasloca”. E’ accaduto, molti anni fa, al prestigioso liceo classico “Pasquale Galluppi” che si spostò dal bellissimo edificio di corso Mazzini al più moderno complesso in zona San Leonardo-Villa Menichini. Ma in quell’occasione il trauma fu meno violento perché in ogni caso il “classico” restò all’interno dell’area nevralgica della città.

Il trasferimento del “Siciliani” lascia invece un senso di vuoto. Come credo lascerà un senso di vuoto l’imminente demolizione della storica scuola Mazzini. Pezzo dopo pezzo, la vecchia Catanzaro viene smontata e svuotata. Occorrerebbe una visione d’insieme del centro storico che stento ad intravedere.

Il liceo scientifico proseguirà nella nuova e più ampia sede la sua storia e festeggerà a Siano nel 2029 i suoi ottant’anni di vita. Continuerà certamente ad offrire una didattica di qualità, al passo con i tempi dell’Intelligenza Artificiale, e a “sfornare” tantissimi ragazzi dotati di talento.

Ma cosa ne sarà ora del vecchio edificio di via Turco? Toccherà all’Amministrazione Provinciale, proprietaria dell’immobile, decidere il suo destino. Non conosco le intenzioni dell’Ente. Non è un fabbricato di pregio, ma conserva tra le sue mura tanta storia e vanta spazi interessanti. Penso che la sua vocazione naturale sia legata all’istruzione, alla formazione e alla cultura. Con opportuni adeguamenti architettonici e tecnici, potrebbe tranquillamente ospitare una facoltà universitaria, anche se le autorità accademiche dell’UMG sembrano piuttosto sorde alla richiesta di investire nel centro storico. Ma esistono tante altre opzioni. Sarebbe bello se quella scalinata, che ha visto intere generazioni attendere la prima campana, continuasse a vivere.

 


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