Droga. Concluse le indagini "Freccia bianca": c'è anche il boss di Villa San Giovanni

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  09 luglio 2021 13:55

C'è anche il boss di Villa San Giovanni Pasquale Bertuca tra i destinatari dell'avviso di conclusione indagini notificato dalla polizia a 26 destinatari nell'ambito dell'operazione "Freccia Bianca" che ha fatto luce su un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga.

Nell'inchiesta, coordinata dal procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri, dall'aggiunto Giuseppe Lombardo e dal sostituto procuratore della Dda Sara Amerio, sono contestati anche i reati di detenzione illecita ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo d'armi (anche da guerra), furto, ricettazione, riciclaggio, estorsione ai danni di un imprenditore operante nel settore della ristorazione e danneggiamento a mezzo incendio di alcune autovetture. I 26 indagati si sono avvalsi dell'appartenenza a locali cosche di 'ndrangheta. Le indagini, caratterizzate da attività di intercettazione telefonica, ambientale e video, hanno consentito agli investigatori di individuare tre soggetti come punto di convergenza dello spaccio di cocaina e cannabis nella città di Villa San Giovanni. I principali indagati sono Antonio Bellantone detto "zia", ritenuto il promotore del sodalizio criminale del quale facevano parte anche Gabriele Alleruzzo e Rocco Scarfone detto "Ceres".

Quest'ultimo era il braccio destro e uomo fidato di Bellantone che aveva collocato la base operativa dell'associazione a Cannitello. "Io e Rocco ora facevano 2, 300 euro al giorno di guadano… - si legge in alcune intercettazioni. - Solo con il fumo… un chilo… 4mila euro ci siamo fatto e ancora avanziamo soldi dalle persone". Tra i tossicodipendenti della "zia" e di "Ceres" c'era anche Pasquale Bertuca, il boss di Villa San Giovanni al quale la Dda contesta sia lo spaccio di una "mezza dose" a un altro assuntore di sostanze stupefacenti, sia il danneggiamento di due auto incendiate.

Il pm Amerio ha indagato Bertuca anche per una detenzione di armi e per un'estorsione ai danni del titolare dell' "Autostello" costretto a pagare mille euro per "mettersi a posto" con la cosca di Villa San Giovanni.

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