Ecosistema Urbano 2026, Matarese: "Il caso Catanzaro dimostra che un dato può essere vero senza raccontare tutta la realtà"

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Giovanni Matarese

  26 ottobre 2026 18:23

Riceviamo e pubblichiamo  l'opinione sui dati di Legambiente pubblicati oggi dal Sole 24 Ore relativi a Ecosistema Urbano 2026 di Giovanni Matarese.

 

 La classifica "Ecosiustema urbano 2026" ice la verità sull'ecosostenibilità delle città? No.  Il caso Catanzaro dimostra che un dato può essere vero senza raccontare tutta la realtà. E che la stampa rischia di trasformare la veridicità statistica nella verità sulla città. NO. E non perché i dati di Ecosistema Urbano siano falsi, né perché la classifica sia costruita in modo scorretto. Il problema è un altro: una serie di indicatori statistici e amministrativi non può, da sola, esaurire la complessità ambientale di una città. La classifica 2026 colloca Catanzaro all'81° posto, con un miglioramento di 21 posizioni rispetto all'anno precedente. Il dato è vero. Ma la domanda è: Quanto di Catanzaro è realmente contenuto in quel dato? È da qui che dovrebbe partire una discussione seria sull'attendibilità delle classifiche ambientali.

 IL DATO E LA REALTÀ Una città reale è fatta di territorio, boschi, parchi, infrastrutture, reti idriche e fognarie, trasporti, mobilità, energia, qualità dell'aria, servizi e persone. Prima di diventare un numero, però, questa realtà deve essere classificata, delimitata, censita e registrata secondo categorie amministrative e statistiche. La realtà viene quindi tradotta in un linguaggio tecnico. Potremmo chiamarlo, provocatoriamente, «burocratese». Il problema non è che questo passaggio sia sbagliato: senza classificazioni e dati non sarebbe possibile alcuna analisi. Il problema nasce quando il risultato della misurazione viene fatto coincidere con la realtà nel suo complesso. Un indicatore, infatti, non è la città: è una lente attraverso la quale ne osserviamo una parte. Catanzaro: quando la complessità del territorio sfida l'indicatore Catanzaro è un caso particolarmente significativo. È una città territorialmente articolata, con nuclei urbanizzati distribuiti, differenti quote altimetriche, forti dislivelli, aree boscate, parchi e infrastrutture che devono servire un territorio fisicamente complesso. Questa caratteristica non è una giustificazione per le inefficienze. È una condizione territoriale oggettiva che dovrebbe essere considerata nell'interpretazione dei dati. Se una rete idrica deve operare su un territorio articolato, se la mobilità deve collegare nuclei posti a quote differenti, se la depurazione deve raccogliere reflui attraverso una morfologia complessa, il numero finale di un indicatore non può essere letto senza considerare il sistema fisico nel quale quel numero si produce. Il dato dice che cosa accade. Non necessariamente spiega perché accade.

 IL VERDE DI CATANZARO: cinque milioni di metri quadrati che non possono essere ridotti a un numero Uno degli esempi più evidenti riguarda il patrimonio verde. Nei dati ISTAT utilizzati per Catanzaro, il verde urbano supera i 5 milioni di metri quadrati. Ma soprattutto, circa 3,9 milioni di metri quadrati, oltre tre quarti del totale, risultano classificati come aree boschive. È un elemento fondamentale per comprendere la natura della città. Non stiamo parlando soltanto di giardini, aiuole o piccole aree attrezzate, ma di una componente boschiva di dimensioni considerevoli. E qui emerge un problema metodologico. Misurare il verde urbano non equivale necessariamente a misurare l'intero valore ambientale del territorio. Un parco, un bosco, una pineta, un'area naturalistica e un'area verde attrezzata hanno funzioni differenti. Lo stesso vale per l'indicatore degli alberi: il numero degli alberi censiti secondo una determinata metodologia può essere un buon indicatore dell'alberatura urbana, ma non coincide con la consistenza del patrimonio forestale. Un albero stradale e un ettaro di bosco sono entrambi elementi della realtà ambientale, ma rappresentano fenomeni completamente diversi.

PEDONALITÀ: la superficie classificata non è tutta la mobilità pedonale Un ragionamento analogo riguarda le aree pedonali. Catanzaro possiede parchi e grandi spazi pubblici nei quali migliaia di persone camminano quotidianamente. Ma una superficie può essere pienamente fruibile a piedi senza essere necessariamente classificata come «area pedonale» secondo la categoria statistica utilizzata dall'indicatore. Questo significa che la domanda corretta non è semplicemente: «Quanti metri quadrati di aree pedonali risultano registrati?» Ma anche: «Quanta parte della città è realmente accessibile e fruibile dai pedoni?» Sono domande diverse. La prima produce un dato amministrativo. La seconda cerca di descrivere un'esperienza urbana.

L'ACQUA: il 50% è un problema, ma non è una diagnosi Catanzaro presenta una criticità importante nella rete idrica: la dispersione indicata è intorno al 50%. È un dato grave e non va minimizzato. Ma anche qui il numero non basta a spiegare il fenomeno. Per comprendere una perdita idrica occorrerebbe conoscere almeno l'estensione e l'età della rete, i materiali, le pressioni, i dislivelli, i sistemi di adduzione e sollevamento, la distribuzione dei nuclei abitati e lo stato manutentivo delle condotte. La percentuale misura l'entità della dispersione. Non racconta automaticamente la complessità infrastrutturale che la determina. E lo stesso principio vale per la depurazione. Catanzaro dispone di una rete fognaria, di impianti di sollevamento e di un sistema di depurazione che deve operare all'interno di un territorio caratterizzato da differenti quote e nuclei urbanizzati. Per giudicare la performance non basta dunque il risultato finale: bisogna conoscere anche il sistema che produce quel risultato.

FOTOVOLTAICO: il dato deve avere un perimetro chiaro Un'altra questione riguarda le energie rinnovabili. In una città capoluogo sono presenti edifici e strutture pubbliche appartenenti a soggetti istituzionali differenti. Per questo, quando si misura la presenza del fotovoltaico pubblico, è fondamentale sapere se il dato comprende tutti gli impianti presenti su edifici e strutture pubbliche del territorio oppure soltanto quelli riconducibili alle categorie amministrative considerate dalla rilevazione. Non è una questione secondaria. È la differenza tra misurare un fenomeno nella sua interezza e misurarne una componente. Per ogni indicatore, quindi, dovrebbe essere esplicitato con precisione il perimetro del dato.

 E POI C'È IL TEMPO Una classifica fotografa necessariamente un determinato periodo. La città, invece, continua a cambiare. Questo è particolarmente evidente nel caso delle infrastrutture ciclabili realizzate o entrate in funzione nel corso del 2026. Se la rilevazione utilizzata per la classifica si riferisce a un periodo precedente, quelle opere non possono essere pienamente rappresentate. Il dato può essere corretto. Ma descrive la città nel momento della rilevazione, non necessariamente quella che il cittadino vede al momento della pubblicazione. Anche questa informazione dovrebbe accompagnare sempre la comunicazione del risultato.

IL PROBLEMA DIVENTA GRAVE QUANDO ARRIVA LA COMUNICAZIONE Fin qui siamo di fronte a una questione metodologica. Diventa però molto più importante quando la classifica viene trasformata in una notizia. Dire: «Catanzaro è all'81° posto» è un fatto. Dire: «Catanzaro è meno ecosostenibile» è già un'interpretazione. Dire: «La città che occupa il nono posto è più ecosostenibile della città che occupa l'81°» è un'ulteriore interpretazione. E non è necessariamente contenuta nei dati. La formulazione corretta dovrebbe essere molto più precisa: «Catanzaro ottiene un determinato risultato nel sistema di indicatori utilizzato da Ecosistema Urbano.» Questa frase dice esattamente ciò che sappiamo. Tutto il resto richiede una valutazione ulteriore.

VERIDICITÀ E VERITÀ È questa, in definitiva, la questione centrale. La verdicità riguarda il dato. La verità riguarda la realtà che vogliamo descrivere . Un dato può essere corretto, verificabile e ufficialmente registrato, ma non essere sufficiente a rappresentare un fenomeno complesso. Una fotografia può essere autentica senza mostrare ciò che si trova fuori dall'inquadratura. Una classifica può essere costruita correttamente senza essere una rappresentazione esaustiva della città. Per questo non stiamo dicendo che Ecosistema Urbano racconti il falso. Stiamo dicendo che bisogna evitare di confondere ciò che la classifica misura con tutto ciò che una città è.

COSA DOVREMMO CHIEDERE Non una controclassifica. Non una posizione migliore per Catanzaro. Non una graduatoria costruita per dimostrare che una città è più brava di un'altra. Dovremmo chiedere qualcosa di molto più semplice e, nello stesso tempo, più ambizioso. Per ogni indicatore sarebbe utile conoscere: che cosa misura esattamente; chi fornisce il dato; a quale periodo si riferisce; quale territorio comprende; quali categorie amministrative utilizza; cosa rimane fuori dalla rilevazione; quali caratteristiche territoriali possono influenzare il risultato; quali dati potrebbero essere verificati direttamente sul territorio. In altre parole, dovremmo passare: DALLA CITTÀ REGISTRATA ALLA CITTÀ REALE. Catanzaro, con la sua particolare struttura territoriale, mostra molto bene perché questo passaggio sia necessario. La città ha problemi reali, che devono essere affrontati e risolti. Ma ha anche una realtà ambientale, territoriale e infrastrutturale che non può essere interamente riassunta dalla posizione occupata in una graduatoria. La classifica può essere utile. Può essere rigorosa. Può fornire informazioni preziose. Ma non è la città. E soprattutto non può essere trasformata, attraverso una comunicazione semplificata, nella sua sentenza definitiva. Un dato può essere vero. Una classifica può essere corretta. Ma la realtà di una città è sempre più complessa della sua rappresentazione statistica. È forse questo il vero salto di qualità che dovremmo chiedere alle classifiche sulla sostenibilità urbana: non soltanto misurare meglio i dati, ma imparare a misurare meglio la realtà.