Edilizia sanitaria: 500 milioni per Catanzaro, utilizziamoli bene

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  28 luglio 2026 15:57

di DOMENICO COSTA 

È notizia di qualche giorno fa lo stanziamento di 500 milioni di euro destinato all’edilizia sanitaria di Catanzaro, articolato in 300 milioni per la costruzione del nuovo ospedale e 200 milioni per la cittadella della salute. Questa decisione rappresenta un primo passaggio, forse decisivo, per il futuro della sanità regionale, viste anche le ulteriori risorse indirizzate a Cosenza e Crotone. Di fronte a un'opportunità di questa portata, si deve obbligatoriamente aprire una riflessione strategica, programmatica e, soprattutto nella nostra distratta comunità, coraggiosa nell’esclusivo interesse pubblico.

C’è da rilevare, finalmente, che in Città si è aperto un dibattito sulle tematiche sanitarie e sulla localizzazione di nuove strutture oramai essenziali per la cura e l’assistenza dei pazienti costretti alle solite migrazioni anche per la qualità delle prestazioni rese nei nostri nosocomi.

Per quanto riguarda l’ultimo decreto interministeriale, che prevede l’erogazione delle predette risorse, appare fin troppo chiaro che la somma di 300 milioni di euro debba essere impiegata per la realizzazione del nuovo ospedale nelle immediate vicinanze del Policlinico Universitario.

Questa collocazione consentirebbe finalmente di concretizzare quella reale e proficua integrazione tra medici ospedalieri e docenti universitari, rafforzando un grande polo per l’assistenza, la ricerca scientifica e la didattica. A rendere imprescindibile l'opzione di Viale Europa concorre certamente la presenza della metropolitana di superficie, un'infrastruttura fondamentale che garantisce collegamenti rapidi e comodi per i pazienti e gli operatori provenienti da tutta la provincia e dall’intera regione.

Localizzare il nuovo ospedale vicino al Policlinico significherebbe dotare il territorio anche di un grande pronto soccorso facilmente raggiungibile da ogni luogo, per il quale è già stato individuato il primo semestre del prossimo anno per il suo completamento, per come già annunciato dai vertici della “Dulbecco” e dell’Università.

Parallelamente, la nascita del nuovo ospedale a Viale Europa, con un cronoprogramma tutto da definire, dovrebbe trovare logica conseguenza con la completa rifunzionalizzazione dello storico presidio "Pugliese-Ciaccio", in quanto trattasi pur sempre di un’unica azienda ospedaliero-universitaria. La struttura di Viale Pio X non deve essere abbandonata, ma valorizzata trasformandola in un polo sanitario d'eccellenza: tra le opzioni, ancora da verificare anche attraverso i suggerimenti dei tecnici, si potrebbe pensare alla realizzazione di un grande Centro Oncologico Regionale, per rafforzare il presidio del “Ciaccio”, o di un Centro Ustioni all'avanguardia o, ancora, di altre strutture ad alta specializzazione tutt’ora carenti in Calabria.

In questo modo si eviterebbe di spogliare un quartiere vitale della città dei suoi servizi essenziali, magari realizzando un efficiente parcheggio per gli eventi non solo sportivi che si tengono allo Stadio Ceravolo, assicurandocosì un presidio di prossimità vivo, funzionante e altamente qualificato.D’altronde, è ben noto, le sole opere murarie non bastano a garantire il salto di qualità di cui tutta la cittadinanza ha bisogno. Accanto alle infrastrutture, diventa oggi priorità assoluta e indifferibile avviare un piano straordinario di assunzioni per colmare la grave carenza di personale medico, amministrativo, infermieristico e socio-sanitario, unitamente all'acquisto di macchinari diagnostici e apparecchiature di ultima generazione.

I nostri giovani medici, formatisi fuori regione, spesso a causa della mancanza di posti e di scuole di specializzazione, rappresentano una risorsa preziosa. Molti di loro desiderano rientrare e mettere le proprie competenze al servizio della comunità. È necessario creare le condizioni affinché possano tornare e contribuire alla crescita del sistema sanitarioregionale, riscoprendo la ratio dell’istituzione del S.S.N. di quasi cinquanta anni fa che mirava a favorire l’universalità delle prestazioni e l’uguaglianza dei cittadini di fronte ai problemi di salute che purtroppo riguardano tutti, senza esclusione alcuna.

Solo coniugando strutture moderne, organici adeguati e tecnologie all'avanguardia, senza dimenticare l’umanizzazione delle cure, sarà possibile restituire piena dignità al diritto alla salute vanamente tutelato dalla Costituzione e abbattere una volta per tutte le interminabili liste d’attesa. Almeno questa è la nostra speranza.