
In vista dell'arrivo dell'estate e delle temperature elevate che gravano sugli istituti penitenziari italiani, il Garante dei diritti dei detenuti, Luciano Giacobbe, esprime forte preoccupazione per le recenti disposizioni relative all'uso dei frigoriferi nelle celle.
La decisione del Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele, di rimuovere i frigoriferi dalle camere di pernottamento, e di relegarli a spazi comuni a uso limitato, si rivela inopportuna e contraddittoria rispetto alle raccomandazioni fornite dalla Direzione Generale dei Detenuti e del Trattamento, che solo poche settimane fa aveva sottolineato l'importanza di aumentare la disponibilità di frigoriferi in vista del caldo estivo.
“Questa decisione è rischiosa”, afferma Giacobbe. “Privare i detenuti di uno strumento fondamentale per la conservazione di cibo e acqua in condizioni igieniche minime non rappresenta una maggiore sicurezza, bensì un grave arretramento che potrebbe accrescere le agitazioni e i problemi sanitari all'interno delle carceri.”
Il Garante sottolinea che la situazione critica del sovraffollamento negli istituti penitenziari complica ulteriormente la gestione delle temperature elevate, rendendo ancor più urgente l'adozione di misure che garantiscano il benessere dei detenuti. Tra queste, la fornitura di acqua potabile e taniche per ovviare alla carenza di approvvigionamento, così come il mantenimento e il potenziamento della disponibilità di frigoriferi.
“È difficile comprendere come, a distanza di venti giorni da una nota che invitava a prepararsi per l'emergenza caldo, si possa decidere di intraprendere una strada opposta”, continua Giacobbe. “Chiediamo al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, di intervenire immediatamente affinché questa disposizione venga ritirata, nel rispetto dei diritti e della dignità di tutte le persone detenute."
È nostro compito vigilare affinché siano garantiti diritti essenziali in ogni contesto e condizione, in particolare in una situazione di vulnerabilità come quella vissuta dai detenuti, conclude Giacobbe.
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