Espansione non è sviluppo: la sfida del PSC per non svuotare l’anima di Catanzaro

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  15 maggio 2026 19:09

di FRANCESCO CITRINITI

Esiste un equivoco pericoloso che da decenni condiziona il dibattito urbanistico nella nostra città: la confusione tra "espansione" e "sviluppo". Spesso siamo portati a pensare che costruire un nuovo ospedale in un prato vergine o spostare funzioni vitali in aree pianeggianti sia sinonimo di progresso. In realtà, stiamo assistendo a un’espansione che, invece di sviluppare Catanzaro, la sta lentamente espropriando della sua identità.

L'espansione è quella che abbiamo visto con la Cittadella Regionale a Germaneto: un’operazione che ha certamente creato una sede moderna, ma lo ha fatto "centrifugando" uffici e persone fuori dal tessuto storico, lasciando dietro di sé il vuoto. Lo sviluppo, invece, è un’altra cosa. Sviluppo significa prendere ciò che già abbiamo – il nostro ospedale Pugliese, il nostro storico Stadio Ceravolo – e trasformarlo, potenziarlo, renderlo all'altezza del futuro.

Oggi, con il nuovo Piano Strutturale Comunale (PSC) all'orizzonte, siamo di fronte a una scelta cruciale. La tentazione di inseguire la valle di Germaneto come soluzione a ogni problema di parcheggio o di spazio è forte, ma rischia di dare il colpo di grazia ai quartieri storici del centro-nord. Un ospedale non è un’attività commerciale che deve essere "attrattiva"; è un servizio a cui i cittadini sono costretti ad accedere. Spostarlo lontano dal cuore abitativo in nome della comodità dei parcheggi è una resa, non una vittoria.

La vera visione di sviluppo dovrebbe essere un’altra: perché non investire nel recupero radicale del Polo Sanitario del colle? Perché non trasformare la carenza di parcheggi in una sfida per infrastrutture moderne, come silos integrati o parcheggi multipiano interrati, e soprattutto nel completamento definitivo della metropolitana di superficie?

Uno sviluppo intelligente è quello che "cura" la città esistente. Se lo stadio e l'ospedale rimangono dove sono, rimangono vivi i quartieri che li ospitano. Rimangono vive le farmacie, i bar, le piccole attività e, soprattutto, rimane vivo quel senso di appartenenza che nessuna "cattedrale nel deserto" a valle potrà mai sostituire.

Catanzaro non ha bisogno di allungarsi all'infinito sulla mappa, diventando una città dormitorio spezzata in tre tronconi. Ha bisogno di ricucirsi, di modernizzare i suoi presidi storici e di smettere di consumare suolo vergine quando ha un patrimonio immenso che attende solo di essere rigenerato. Scegliere lo sviluppo invece dell'espansione significa scegliere di restare una città, e non diventare un semplice distretto di uffici e corsie d’asfalto.


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