Ex tirocinanti MiC, l’incubo di fine novembre: “Traditi dalla politica, pronti a tutto pur di non rimanere a casa”
25 settembre 2026 09:48Per mesi hanno incassato rassicurazioni, dirette TV e dichiarazioni trionfali a mezzo stampa. Oggi, per i 321 lavoratori del Ministero della Cultura – impiegati tra musei, archivi, parchi archeologici e sedi territoriali della Calabria e di tutta Italia – il conto alla rovescia si fa drammatico. Il contratto a tempo determinato scadrà a fine novembre 2026 e, a poche settimane dal termine, il silenzio delle istituzioni rischia di trasformare le promesse di stabilizzazione nell'ennesimo schiaffo al precariato storico.
Dalle promesse in TV alla scure del licenziamento
Il paradosso è tutto nelle dichiarazioni dei mesi scorsi. Il 31 marzo l'onorevole Cannizzaro assicurava che, dopo i 36 mesi di contratto, per i precari del MiC sarebbe arrivata la stabilizzazione a tempo indeterminato. Il 16 giugno l'onorevole Gallo ribadiva ai microfoni di Radio Contatto che i lavoratori sarebbero stati assunti come prevede la normativa, in attesa dell'ultimo step di proroga di 6 mesi. Promesse rilanciate a più riprese anche dall'onorevole De Cicco e da esponenti di Fratelli d'Italia.
Oggi, però, a ridosso della scadenza, la realtà che si prospetta per 321 famiglie è ben diversa. E la rabbia dei lavoratori esplode senza filtri: «Dove sono finite le promesse garantite fino a settimana scorsa attraverso giornali e telegiornali? Non potete lasciarci a casa dopo aver sfruttato le nostre capacità e aver investito il denaro dello Stato per formarci. Siamo 321 madri e padri di famiglia che non hanno potuto partecipare ad altri concorsi per non perdere i diritti acquisiti in questo lungo percorso. È un illecito o una clamorosa svista: siamo pronti a tutto pur di non rimanere a casa».
Una vita a 18 ore con carichi da full-time. Quella degli ex tirocinanti MiC è la storia di uno sfruttamento burocratico iniziato nel lontano 2018. Entrati nell'amministrazione attraverso i tirocini di inclusione, questi lavoratori – divisi tra profili di assistenti e funzionari – hanno mandato avanti uffici ed enti culturali altrimenti destinati alla paralisi per carenza organica.
Nonostante contratti part-time da sole 18 ore settimanali, le testimonianze denunciano carichi di lavoro e responsabilità del tutto equiparabili a quelli del personale a tempo pieno. Un contributo fondamentale per la tenuta del patrimonio culturale pubblico che oggi rischia di essere spazzato via con un colpo di spugna. "Pronti a ogni azione lecita": la mobilitazione
I lavoratori non ci stanno a essere considerati materiale usa e getta. Dopo anni di servizio e dopo aver rinunciato ad altre opportunità lavorative per tutelare la propria posizione all'interno del bacino, la piazza chiede immediate risposte operative.
La richiesta al Ministero della Cultura e ai rappresentanti politici che ci hanno "messo la faccia" è chiara: trasformare gli impegni verbali e i comunicati stampa in atti amministrativi concreti prima che scatti il termine di fine novembre. La mobilitazione è appena iniziata.
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