Fabio Stanizzi, il dubbio sulla morte: "Poteva essere salvato dal 118?"

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images Fabio Stanizzi, il dubbio sulla morte: "Poteva essere salvato dal 118?"


  13 agosto 2026 14:58

di LUIGI STANIZZI

Fabio non è più tra noi. Fabio è morto, e  anche se non sembra vero è veramente morto. Lo ha certificato il medico del 118 giunto sul posto. Il lido balneare B-Beach, già Lido di Hana, sognato, creato e amato da Fabio.
Della resurrezione dei morti ci ha parlato il parroco, padre Francesco Critelli, Superiore dei Padri Cappuccini di Cropani, nella chiesa del Convento, troppo piccola per accogliere i tanti parenti, amici e conoscenti di Fabio che hanno voluto partecipare al suo funerale.

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È materia del sacerdote il  Giudizio Universale che prevede "la risurrezione fisica dei corpi: alla fine dei tempi, i corpi di tutti i defunti si ricongiungeranno alle proprie anime per ricevere, nella completezza della persona umana, la destinazione eterna. Il corpo parteciperà in modo pieno al premio eterno in Paradiso o alla pena nell'Inferno, in base alle azioni compiute durante la vita terrena".  E, restando ancorato a questo tema per un attimo, voglio ricordare il santo monaco di questo convento, il compianto padre Domenico Spinelli, che nelle  passeggiate notturne nell'orto fra gli ulivi rispondeva alle mie domande. "Padre Domé, ma davvero resuscitano anche i nostri corpi? E quelli che si fanno incenerire? E quelli bruciati dematerializzati sotto la bomba atomica? E se ci sono ossa di migliaia e migliaia di anni addietro che sono ancora lì, quando resuscitano? Come possono tornare in vita i corpi polverizzati, mummificati, distrutti?" 

Risposta:  "Ecco, per noi tutto ciò è impossibile. Ma per Dio nulla è impossibile, per Lui fare tutto questo è semplicissimo". Va bene. Speriamo. Ma lasciando il tema ai sacerdoti, oggi la domanda che ci dobbiamo porre davanti a questo feretro è: Fabio poteva essere salvato? 

Di sera, nello chalet del suo lido, si sente male, dolore al petto, problemi respiratori. Evidente infarto. La compagna Biliana chiede aiuto al 118, speranza di salvezza. Il gestore del lido Gianluca Paone nell' attesa dell' ambulanza cerca di aiutarlo a respirare con varie manovre, massaggio cardiaco. Finalmente: ecco l'ambulanza. Arriva da Sersale. Il medico? Non c'è. Il defibrillatore? Non c'è. E allora che siete venuti a fare? Come aiutiamo Fabio? Gli operatori cercano di fare quello che possono, alla meglio, ma senza defibrillatore e senza medico che possono fare? Fabio è sempre più in difficoltà, respira male. Nessuno gli può dare aiuto efficace, nonostante il 118 sia arrivato. Il colmo. Passa tempo prezioso. Arriva una seconda ambulanza, vista l'evidente inutilità della prima, questa volta da Catanzaro, il capoluogo della Calabria. Ma, anche questa, senza defibrillatore! Nonostante sia stato detto e urlato al telefono che si tratta di UN INFARTO. Sull'ambulanza stavolta c'è il medico. Troppo tardi!

Almeno quattro operatori delle due ambulanze del 118, lì, inutilmente parcheggiati davanti al lido balneare, disarmati, delusi anche con sé stessi,  non avendo potuto fare nulla per aiutare Fabio. Oh, sì, il medico del 118, la dottoressa Cortese, è utile a constatare il decesso: così il corpo senza vita di Fabio può essere trasportato nella camera mortuaria. Addio Fabio! Grazie a tutti gli operatori del 118 per essere intervenuti. 
La domanda rimane: Fabio poteva essere salvato? 

Se gli operatori del 118 avessero portato il defibrillatore, Fabio poteva riprendersi con la scossa elettrica? E magari ora si trovava ricoverato in ospedale per poi riprendere la sua vita accanto ai suoi cari, vicino alla mamma Caterina, ai figli Hana e Adam, al fratello Michelino, alla compagna Biliana, ai parenti tutti, ai colleghi, agli amici. 
Fabio poteva essere salvato col defibrillatore che non è mai arrivato? 
O magari con un medico a bordo della prima ambulanza?

È questo da accertare. È doveroso accertarlo, non più per la tenuta in vita di Fabio, purtroppo, ma per tutti noi che viviamo in questa Calabria, per i nostri famigliari, per i turisti che invitiamo a venire in vacanza nella nostra terra. 
Se ci fosse stata anche una sola possibilità per salvare Fabio con il defibrillatore e/o il medico a bordo, cosa che sicuramente e doverosamente accerteranno le autorità competenti, allora CHE NON ACCADA MAI PIÙ che un'ambulanza arrivi così sciattamente sguarnita in un'emergenza così grave. 

E se dovesse emergere che Fabio poteva davvero salvarsi con il defibrillatore e il medico e operatori specializzati, vuole dire che lo stesso Fabio ha sbagliato a investire nella sua terra, in Calabria, per creare una struttura balneare sulla Costa Jonica, al servizio dei turisti, invece di realizzarla nella sua patria d'adozione, la Valle d'Aosta, dove lavorava da tanti anni, al Casinò di Saint Vincent. Se fosse stato male lì, probabilmente si sarebbe salvato perché il 118 sarebbe arrivato tempestivamente, attrezzato al meglio per dare un aiuto concreto, efficace, in emergenza! È possibile che la Calabria ancora oggi non sappia  onorare, tutelare, salvare i figli migliori? 
Sento già che Fabio mi corregge: "Giné, stai sbagliando. La mia attività è solo qui, al mare di Cropani, non la farei in nessun'altra parte del mondo". Non è d'accordo con me. 

È vero, Lui non sarebbe mai stato capace di stare in un posto diverso dal suo lido, a Cropani Marina, sulle rive del Mar Jonio. "Uno spettacolo", amava dire Lui. Questa volta tragico.