Fadoi Calabria: con i medici in ferie scende la qualità dell’assistenza sanitaria

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Il presidente di Fadoi Calabria, Raffaele Costa
  01 agosto 2023 14:26

di FRANCESCO IULIANO

Estate: in tempo di vacanze anche i medici calabresi devono rimboccarsi le maniche per garantire l’assistenza sanitaria, aumentando il volume del loro lavoro. La denuncia arriva dalla Federazione dei medici internisti ospedalieri (Fadoi) in 10 Unità operative di medicina interna degli ospedali calabresi.

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“Il volume di lavoro - riporta la nota - aumenta nel 70% dei casi per sopperire a carenze di organico che tra giugno e settembre diventano insostenibili, visto che gli organici si riducono per ferie di più di un terzo nel 70% degli ospedali. Così molti fanno gli extra per coprire i turni di note, l’80% salta i riposi settimanali e arriva a non usufruire nemmeno delle 11 ore di riposo giornaliere, che dovrebbero per legge sempre essere garante, in modo da non dover poi lavorare in condizioni di stress che espongono poi al rischio di errori sanitari. Nonostante l’impegno però le attività ambulatoriali diminuiscono nel 60% dei casi e chiudono del nel 40% degli ospedali calabri, mentre complessivamente la qualità dell’assistenza sanitaria, richiesta anche d’estate ,è compromessa nel 90% dei casi in modo sensibile”. 

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Una situazione che rispecchia quello che avviene anche in larga parte dei dipartimenti di altre specialità mediche. Anche se, come specifica il presidente Fadoi, Francesco Dentali, “nelle medicine interne le carenze di organico che vanno ad accentuarsi nel periodo di riposo estivo, vanno a rendere più critico il quadro per via del fatto che i nostri reparti sono ancora erroneamente classifica come a ‘bassa intensità di cura’, il che non riflette in alcun modo la complessità dei pazienti anziani e con pluri- morbilità che abitualmente trattiamo nelle nostre Unità operative, che da sole assorbono un quinto di tu i ricoveri ospedalieri”. E questa anacronistica classificazione delle medicine interne, implica già di per se, una minore dotazione di tecnologie, medici e infermieri per posto letto, che diventa esplosiva nel periodo estivo, quando anche il nostro personale usufruisce del meritato riposo”. 

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Circostanza  che, tra giugno e settembre, secondo l’indagine Fadoi, avviene per meno della metà dei medici calabresi. 

“Il 60%, infatti, non può usufruire dei 15 giorni di vacanze nel periodo estivo, come garantito dal contrato nazionale di lavoro. Per chi resta, il volume di lavoro aumenta nel 70% dei casi e ciò incide “abbastanza” sull’assistenza offerta ai cittadini nel 60% dei nosocomi, “molto” in un altro 30% e “poco” solo nel 10% dei reparti e mai “per nulla”.
A risentirne nello specifico sono poi le attività ambulatoriali, che diminuiscono le loro attività nel 60% dei casi e chiudono del tuto nel restante 40% degli ospedali. Se pur riducendo le attività d’estate gli ospedali non chiudono per ferie lo si deve ai sacrifici sostenuto dai medici per coprire la carenza di personale già di per se cronica. Ecco così che l’80%, tra giugno e settembre, vede qua e là saltare i riposi settimanali che pure dovrebbero essere sempre garante sempre l’80% l’intervallo delle 11 ore di riposo giornaliero. Nello stesso arco temporale il 30% è obbligato coprire i turni notturni con attività aggiuntive”. 

Per il presidente regionale Fodoi, Raffaele Costa “la carenza del personale è un problema cronico dei nostri ospedali Calabresi, non solo nei reparti appartenenti all’area emergenza-urgenza, ma anche nelle U.O. di Medicina Interna. Il problema si acuisce ulteriormente durante il periodo estivo rappresentando a volte una vera emergenza. Nella nostra Regione, come in tante aree d’Italia, accade che per ottenere un periodo di ferie, chi resta è costretto a prolungare o raddoppiare i turni diurni, ad effettuare turni aggiuntivi notturni, in reparti diversi, proseguendo nella propria mansione regolarmente il giorno dopo. Succede, inoltre, che alcuni reparti, rido veramente all’osso, siano costretti a ridurre anche in modo significavo i posti letto, condizione che si ripercuote inesorabilmente sui Pronto Soccorso, nei periodi estivi sempre più intasa e presi d’assalto. Spesso molti ambulatori chiudono i battenti. Le conseguenze di tale squilibrio, com’è facile intuire, si ripercuotono sui pazienti, soprattutto i più fragili, che rischiano di interrompere un delicato follow-up, e gli anziani, molti dei quali ‘temono’ il periodo estivo in cui soffrono maggiormente la solitudine e l’abbandono, vittime di una società e di un welfare che stanno mutando radicalmente sotto gli occhi di tu. Ciononostante, tuto il personale sanitario, e gli internisti particolarmente, ancora una volta in prima linea, si fa carico anche di questa necessità, alla stessa stregua del periodo pandemico, sacrificando tempo ed energie senza tirarsi indietro, facendosi trovare pronti anche in situazioni faticose e di stress psicofisico. Il potenziamento delle risorse umane, unitamente al ricorso di incentivi anche di natura finanziaria e alla fondamentale riqualificazione delle Medicine Interne quali reparti non più a bassa intensità di cura, potrebbero rappresentare un importante ausilio che contribuirebbe a rendere maggiormente attrattivo lavorare presso gli en e le aziende del SSN, sempre più spoglie di personale medico ed in affanno” 

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