"Farmabusiness". La difesa di Tallini presenta un'istanza al Gip contro i domiciliari: dove può vacillare l'accusa

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Il presidente del Consiglio regionale Mimmo Tallini
  03 dicembre 2020 02:11

di EDOARDO CORASANITI

Due notizie che hanno aperto un varco: la revoca della misura cautere all'imprenditore Pasquale Barberio e la sostituzione degli arresti domiciliari con l'obbligo di presentazione alla Polizia giudiziaria per l'avvocato Domenico Grande Aracri.

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E' di ieri mattina la nuova mossa nello scacchiere dell'indagine "Farmabusiness": la difesa di Domenico Tallini, ex assessore e ormai ex presidente del Consiglio regionale, ha presentato una istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare all'ufficio Gip di Catanzaro. Dal 19 novembre si trova agli arresti domiciliari. Rimane aperta l'altra strada percorribile, che fa capolino al sesto piano del Tribunale e porta il nome di Riesame, ma la difesa non ha ancora presentato l'istanza. Lo farà entro il 7 dicembre, giorno in cui scade il termine. Mentre ora il Gip ha 5 giorni per decidere sull'istanza protocollata ieri (entro 2 giorni la Procura puo' esprimere il proprio parere).

A formalizzarla è stato l'avvocato Vincenzo Ioppoli, legale di fiducia del politico accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso. Secondo la Procura guidata da Nicola Gratteri, grazie al suo ruolo di assessore regionale avrebbe agevolato la costituzione di una società dedita alla distribuzione di farmaci e riconducibile alla famiglia mafiosa Grande Aracri di Cutro. Un'operazione che avrebbe fatto riciclare denaro ai Grande Aracri e che a Tallini avrebbe portato un bacino elettorale e l'assunzione del figlio nella stessa azienda, poi fallita. 

A fare da collante tra politica e criminalità organizzata Domenico Scozzafava, incensurato, antennista full time e concessionario Sky, finora sconosciuto alle cronache ma ritenuto vicino ai Gaglianesi di Catanzaro e quindi ai Grande Aracri. Ora è in carcere, a Catanzaro, e difeso dagli avvocati Dario e Andrea Gareri si è avvalso della facoltà di non rispondere all'interrogatorio. Nelle 367 pagine di ordinanza di custodia cautelare che determina gli arresti domiciliari non ci sono conversazioni o incontri di Tallini con presunti mafiosi e anche negli scambi con Scozzafava non c'è mai un accenno diretto alla famiglia di 'ndrangheta crotonese o alle preferenze che avrebbero potuto macinare per lui. Assenze e mancanze della criminalità organizzata anche quando Tallini è interessato alla Farmaeko: nell'ordinanza si legge di attenzioni per il capannone della società, farmacisti da contattare, autorizzazioni per velocizzare l'iter alla Regione, assunzione del figlio nella stessa azienda, relazioni con il commercialista Paolo De Sole, anche lui ai domiciliari in "Farmabusiness". 
Mancherebbe il collegamento con cui Tallini viene direttamente a conoscenza dell'ombra dei Grande Aracri. E anche quando il figlio scopre accidentalmente che il guardiano del Consorzio lavora per Salvatore Grande Aracri, nipote di Nicolino Grande Aracri interessato all'affare dei farmaci, il passaggio di notizie da padre a figlio non viene captato. 
 

Nell'ordinanza il Gip fa riferimento alle elezioni snocciolando numeri e dati anche delle elezioni dell'ormai ex presidente del consiglio regionale, ricordando che a gennaio 2020 ne ottiene: 1093 a Crotone, 153 a Cutro (1,65% dei votanti, ndr), 166 a Isola Capo Rizzuto (3,08%), 119 a Mesoraca (4,88%), 158 a Petilia Policastro (3,98%), 103 a Cirò Marina (2,6%). Il totale è di 1792 su 8018 totali (tra Catanzaro, Vibo Valentia e Crotone) che lo fanno eleggono a Palazzo Campanella. Nel 2014 Tallini prende 11mila voti, nel 2010 circa 10mila e 5mila nel 2005. Insomma, una macchina di preferenze consolidata negli anni, con epicentro numerico a Catanzaro e alimentata anche dal dato politico: Tallini è un candidato di Forza Italia, di cui era vice-coordinatore regionale e coordinatore provinciale fino al giorno dopo dal suo arresto. Il partito di Forza Italia nelle ultime elezioni regionali ha raccolto oltre 95 mila voti, così come nel 2014. E' una realtà calata e inserita nel territorio da anni, anche se lo stesso Tallini alle elezioni alla Camera è sconfitto da Giuseppe D’Ippolito (M5S) che di voti ne prende 52,756 (45,5%) contro i 36,460 voti (31,45%) del forzista. 

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Secondo la Procura e il gip, termometro politico fortificato da un portatore di voti come Domenico Scozzafava, capace di assicuragli voti nel Crotonese tramite i contatti con i Grande Aracri, pronti a lanciare l'affare dei farmaci con "Mimmo".  Per l'accusa, Tallini era a conoscenza dello spessore criminale dell'antennista catanzarese. La dimostrazione? Tallini non sale nella macchina di Scozzafava, è restio a parlare al telefono per paura di essere intercettato, ma nessun cenno alla mafia, ai Grande Aracri, a voti provenienti dalla criminalità organizzata, ricavi di accordi illeciti, o qualcosa che possa far collegare graniticamente Scozzafava ad ambienti criminali. Si parla di affari, voti, farmaci, del figlio, come affrontare i tanti problemi della Farmaeko.     

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L'INTERROGATORIO- Il 24 novembre scorso l'interrogatorio di garanzia davanti allo stesso gip che ha applicato la misura cautelare, Giulio De Gregorio: quattro ore in cui il politico di Forza Italia nega le accuse, si dichiara innocente e al giudice ribatte che "la criminalità organizzata è la causa principale dei problemi di questa martoriata terra di Calabria”, come riporta l'avvocato Ioppoli a termine dell'interrogatorio all'uscita dal Tribunale (LEGGI QUI). 

Anche negli altri interrogatori di "Farmabusiness" si è parlato dell'ex presidente del Consiglio regionale. I rapporti con Tallini? : "Mai incontrato", dice Domenico Grande Aracri, avvocato, 55 anni, difeso dai legali Gregorio Viscomi e Salvatore Staiano, inizialmente agli arresti domiciliari e ora all'obbligo di firma.  "Conosciuto ma l'iter della pratica della Farmaeko ha seguito un iter regolare", sostiene  Raffaele Sisca, 38 anni, difeso dall'avvocato Giovanni Nicotera.

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