Fatture per operazioni inesistenti e frode fiscale: i guai da 100mila euro dell'associazione di Poggi

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images Fatture per operazioni inesistenti e frode fiscale: i guai da 100mila euro dell'associazione di Poggi

  12 aprile 2022 13:15

di EDOARDO CORASANITI

Una sfilza di accuse lunghe 32 pagine cristallizzate nel decreto di sequestro siglato dal gip di Catanzaro. Primo della lista è Massimo Madarena Poggi, 72 anni, imprenditore, indagato per frode fiscale. Ad eseguire il provvedimento oggi la Guardia di Finanza del capoluogo, che in questi mesi ha concentrato l'attenzione su alcune condotto contestate all'associazione "Interrgionale Vivere insieme" (che si occupa di assistenza domiciliari ad anziani e disabili), a cui sono stati sequestrati 100mila euro e di cui Poggi è il rappresentante legale.  Adesso potrà contestare l'atto di fronte al Tribunale del Riesame e portare nel fascicolo elementi opposti, cercando di far sbloccare il denaro a cui sono stati posti i sigilli e iniziando a costruire i primi mattoni di un castello difensivo.

Scopo dell'indagato sarebbe stato di evadere le imposte sui redditi e sul valore aggiunto, indicando nelle dichiarazioni annuali presentate ai fini Ires elementi passivi fittizi da 60 mila e oltre 700mila euro. Le operazioni, iniziate nel 2014 e contestate fino al 2018, avrebbero fatto sponda con presunte false fatture emesse da due società amiche e per cui risultano indagati anche i loro rappresentanti legali.

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La Procura guidata da Nicola Gratteri è anche convinta che Poggi avrebbe compiuto operazioni "simulate oggettivamente o soggettivamente o avvalendosi di documenti falsi o di altri mezzi fraudolenti idonei ad ostacolare l'accertamento e ad indurre in errore l'amministrazione finanziaria". 


La vicenda nasce dalle segnalazioni della Guardia di Finanza, dopo una verifica fiscale, effettuata ai fini dell'Iva, delle imposte sui redditi e degli altri tributi relativamente agli anni d'imposta 2016, 2017, 2018  ed estesa per specifici aspetti alle annualità 2014 e 2015, nei confronti dell'associazione Vivere Insieme.

Secondo l'accusa, le due società avrebbero emesso una serie di  fatture per prestazioni di consulenza professionale dagli importi "obiettivamente considerevoli, che, secondo la prospettazione accusatoria, sarebbero prive di apprezzabile giustificazione economica. E ancora:  un'altra anomalia sarebbe costituito dall'evidente "sproporzione tra il valore delle prestazioni portate in fattura e i prezzi ordinariamente praticati". Inoltre, si legge nel provvedimento notificato all'indagato, le fatture sarebbero state emesse  nonostante non sono stati prodotti documenti di dettaglio che attestino lo svolgimento di tale attività. 

Secondo la prospettazione accusatoria, oltre ad aver portato in dichiarazione IRES i costi derivanti dalle operazioni oggettivamente inesistenti sopra esaminate, l'associazione di Poggi avrebbe indicato nelle medesime dichiarazioni ulteriori elementi passivi fittizi in modo da abbattere la misura del reddito imponibile e, di conseguenza, l'entità del debito tributario. Questa parte della tesi non è stata accolta dal gip, che sottolinea come in nessun modo sia possibile ricostruire i criteri seguiti per determinare "l'effettiva natura fittizia di tali passività, principalmente legate a disallineamento contabile".

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