






L’esterno del Catanzaro e della Nazionale si racconta ai giovani calciatori della sua terra tra ricordi d’infanzia nella Locride, umiltà e la gioia dell’azzurro: "In campo metto la nostra testardaggine".
12 giugno 2026 15:28di GUGLIELMO SCOPELLITI
Un pallone logoro stretto tra le mani di un bambino, una penna che scorre veloce sulla pelle sintetica di uno scarpino da gioco e quel sorriso timido, quasi schermito, di chi a soli quattordici anni ha dovuto lasciare i campi della Locride con una valigia piena di sogni e oggi si ritrova addosso l’azzurro della Nazionale.
Costantino Favasuli fa il suo ingresso nella sala convegni del Comitato Regionale Calabria letteralmente travolto dall'entusiasmo dei piccoli calciatori di Kennedy, Molè e Vigor Catanzaro. Non c’è retorica nei suoi occhi, ma la genuina sorpresa di un ragazzo rimasto identico a se stesso nonostante i riflettori della Serie B, il lungo percorso nei settori giovanili lontano da casa e la chiamata di Silvio Baldini.
Una volta preso posto sul podio per l'incontro coordinato dal giornalista Maurizio Insardà, Favasuli si è preso l'intera scena, parlando direttamente al cuore dei tantissimi ragazzi che affollavano la platea. “Dovete avere tanta fame e dare tutto quello che avete” ha sussurrato ai giovani calciatori radunati attorno a lui, “perché viviamo in un territorio bello dove c'è la fame e questo è quello che ci deve portare più avanti: dare l’anima per quello che si fa, giocare e sognare col cuore”.
Per lui, che a quattordici anni ha dovuto lasciare la Calabria per trasferirsi a Firenze prima delle esperienze a Terni e Bari, il cordone ombelicale con la propria terra non si è mai spezzato. Ha ricordato con un sorriso quando la madre, vedendolo partire giovanissimo, gli ripeteva che faceva continuamente avanti e indietro pur di non staccarsi da un territorio al quale era troppo legato ed è difficile andare via. “Il calcio ti dà tutto, ma l'importante è seguire gli esempi positivi e continuare a lavorare con passione: i fenomeni non sono tutti fenomeni, bisogna crederci sempre” ha aggiunto, offrendo una preziosa lezione di vita.
Il cursore azzurro ha poi ripercorso le emozioni di un'annata pazzesca, culminata con la magica stagione all’U.S. Catanzaro 1929 guidata da mister Alberto Aquilani. Ha espresso profonda gratitudine per il presidente Noto, il direttore Polito e i compagni di squadra, protagonisti di una stagione che rimarrà per sempre impressa nella memoria collettiva. Proprio nel momento sportivamente più amaro, è arrivata la svolta più bella. “La convocazione in nazionale è stata un'emozione incredibile”, ha confessato il calciatore, “arrivata il giorno dopo la partita contro il Monza, quando ero un po' giù di morale: mi ha dato una carica pazzesca”. Sul rettangolo verde, d'altronde, Favasuli mette in campo l'orgoglio di un'intera regione, interpretando il ruolo con una generosità d'altri tempi: “Quando gioco cerco di dare speranza a tutti i ragazzi calabresi. Il mio è un modo di giocare testardo, ma l'importante è metterci l'anima”.
Le sue parole hanno trovato immediata sponda negli interventi istituzionali. Il padrone di casa Saverio Mirarchi, presidente del Comitato Regionale, ha esaltato proprio lo spirito di sacrificio di Costantino, additandolo come modello etico in un momento storico in cui i giovani faticano a lottare per i propri sogni, mentre il presidente del Coni regionale Tino Scopelliti ha evidenziato l'impegno comune nel voler valorizzare lo sport in ogni area periferica della Calabria. L'assessore regionale Eulalia Micheli, originaria di Locri, ha rintracciato nel talento del ventenne una forte impronta familiare: “In Costantino vedo l'umiltà e la passione che ha ereditato dal padre e dallo zio, che conosco bene. Il calcio è uno strumento di socializzazione formidabile in contesti complessi”.
Sebbene il sindaco di Catanzaro Nicola Fiorita non abbia potuto partecipare a causa di un sopralluogo al “Ceravolo”insieme al presidente Floriano Noto, la città ha risposto presente attraverso il presidente del consiglio comunale Gianmichele Bosco, che ha rievocato la battaglia di Monza come un momento di riscatto sociale affrontato “con la giusta umiltà da calabresi”. L'omaggio più toccante è arrivato però dal sindaco di Africo, Domenico Modaffari, il quale ha ricordato con orgoglio che “il giorno dell'esordio in azzurro, la bandiera tricolore è stata alzata sulla torre più alta del paese”, sigillo di un legame viscerale mai spezzato.
Mentre riceveva il premio speciale dalle mani di Agostino Cassalia della scuola calcio Segato, Favasuli ha preferito non pensare al futuro professionale, preferendo concentrarsi sulle imminenti vacanze. Ma l'eredità di questa mattinata è già scolpita nei volti dei bambini presenti: la certezza che, per i giovani di questa terra, nessun traguardo è precluso se si impara a correre con il cuore.
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