
Un conguaglio che arriva fuori tempo massimo e che rischia di trasformarsi in una stangata silenziosa sulle buste paga. È la denuncia lanciata da FAISA-CISAL Calabria, che chiede lo stop immediato alle trattenute avviate da Ferrovie della Calabria S.r.l. nell’ambito della procedura di “conguaglio” relativa al Premio di Risultato (PdR). Secondo quanto riportato nel comunicato sindacale, l’azienda starebbe procedendo a verifiche e recuperi riferiti addirittura all’anno 2020, quindi a distanza di cinque anni dalle erogazioni. Una tempistica che, sempre secondo FAISA-CISAL, appare “incomprensibilmente tardiva” e potenzialmente capace di generare “gravi ripercussioni economiche sui lavoratori e sulle loro famiglie”. Il Premio di Risultato – riconosciuto in base alla contrattazione aziendale – sarebbe oggi oggetto di un ricalcolo e di conseguenti recuperi: in pratica, somme già pagate verrebbero riassorbite attraverso trattenute sugli stipendi. La critica principale del sindacato non riguarda solo l’operazione in sé, ma il modo e i tempi con cui viene messa in atto: recuperare importi “anni dopo”, sostiene FAISA-CISAL, produce un “cortocircuito nel sistema retributivo” e mina la prevedibilità della busta paga. La Segreteria regionale di FAISA-CISAL Calabria chiede un segnale immediato: sospendere le trattenute in corso e aprire un incontro plenario dedicato alla materia. L’obiettivo dichiarato è evitare che il conguaglio, gestito così tardi, diventi un colpo improvviso ai bilanci familiari, soprattutto in un contesto di aumento del costo della vita e di difficoltà economiche diffuse. A rendere la vicenda ancora più delicata è l’anno di riferimento: il 2020, periodo segnato dall’emergenza COVID-19. Il sindacato ricorda che in quella fase i lavoratori hanno subìto sospensioni e riduzioni dell’attività, anche con ricorso al Fondo Bilaterale di Solidarietà previsto dal D.L. 18/2020 (“Cura Italia”) e dalla normativa emergenziale successiva. Nel comunicato viene sottolineato inoltre che, in parallelo, le aziende avrebbero continuato a percepire integralmente i corrispettivi regionali anche in presenza di esercizio parziale dei servizi. Un elemento che, per FAISA-CISAL, impone “un approccio prudente e responsabile” rispetto a conguagli riferiti proprio a quell’annualità straordinaria. C’è poi un aspetto molto concreto che preoccupa i dipendenti: sui premi erogati, spiega FAISA-CISAL, i lavoratori avrebbero già pagato l’imposta sostitutiva del 10%. Se ora una parte di quelle somme viene restituita tramite trattenute, resta un punto interrogativo: se e come sarà possibile recuperare la tassazione già versata. Nel mirino finisce anche la governance del meccanismo: la contrattazione aziendale prevedeva un Comitato di monitoraggio che avrebbe dovuto garantire controllo e tempestività. Il sindacato evidenzia la mancata piena operatività di questo organismo, che – se efficace – avrebbe potuto evitare di arrivare a conguagli “a distanza di anni”. Oltre alla richiesta di stop, FAISA-CISAL mette sul tavolo una soluzione di metodo: eventuali conguagli, se necessari, dovrebbero avvenire entro un massimo di due mesi dall’erogazione del premio, per garantire “certezza, trasparenza e stabilità economica” ai dipendenti. Il punto, in fondo, è la fiducia: un premio riconosciuto e poi recuperato dopo anni rischia di essere percepito come un’entrata “non affidabile”, con ricadute sulla serenità delle famiglie e sul clima interno. “Il sistema va rivisto con urgenza”, conclude il sindacato, riservandosi ulteriori iniziative e proposte nelle sedi opportune.
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