Femminicidio, l’avvocato Perrone: “Tra simboli e squilibri: il rischio di un diritto penale fuori rotta”

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  30 novembre 2025 10:27

di EUGENIO PERRONE*

La qualità della nostra legislazione penale sta vivendo una fase di evidente smarrimento, in cui scelte simboliche e interventi emergenziali rischiano di compromettere i principi fondamentali dello Stato di diritto. Da anni la giustizia italiana evidenzia disfunzioni strutturali e un uso opaco del potere, senza che la politica — trasversalmente — abbia saputo intervenire con riforme autentiche e necessarie.

In tale cornice, l’introduzione della fattispecie di femminicidio rappresenta un passaggio discutibile in chiave  costituzionale. La norma, infatti, prevede l’ergastolo per l’omicidio di una donna mentre l’uccisione di un uomo può comportare una pena intorno ai 21 anni: una differenza così marcata rende evidente la disparità di trattamento e contrasta apertamente con il principio di eguaglianza formale e sostanziale di cui si nutre l' intero assetto normativo e  Costituzionale del paese. Si tratta di una misura dal forte impatto simbolico, che però rischia di minare la coerenza stessa dell’ordinamento penale.

E tanto non puo' declinarsi a dignita' di  soluzione. La risposta alla violenza non può consistere nel deformare l’impianto del diritto penale: deve fondarsi prima di tutto su politiche di prevenzione serie, stabili e professionali. Occorrono  investimenti adeguati in strutture pubbliche qualificate, dotate di personale competente e formato, capaci di svolgere un lavoro di supporto e prevenzione concreto. Delegare questo ruolo a iniziative private o a realtà improvvisate — dove spesso operano professionisti inesperti e  sottopagati — significa rinunciare a una strategia credibile e davvero efficace.

Solo un investimento organico nella prevenzione può affrontare le cause profonde della violenza e offrire alle donne strumenti reali di protezione, senza ricorrere a scorciatoie normative che sacrificano l’equilibrio del sistema penale. Sarà dunque decisivo che la Corte costituzionale richiami il legislatore ai principi fondamentali dell’ordinamento e che la politica recuperi il coraggio di misure serie, sobrie e rispettose dell’uguaglianza tra i cittadini. Insistere sulla strada degli interventi simbolici e punitivi significa solo accentuare le distanze e perdere di vista ciò che davvero serve.

*Avvocato

 


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