Festival d'autunno, Ebbanesis: due voci per una Napoli senza confini

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Foto Monteverde per Festival d'Autunno

  05 settembre 2026 09:33

di VITTORIO PIO 

Rigore, essenzialità, armonia. Sono le coordinate sulle quali si muove il concerto dedicato alle mille atmosfere di Napoli dalle Ebbanesis, Viviana Cangiano e Serena Pisa, protagoniste al Castello Normanno di Squillace dell’anteprima del Festival d’Autunno, diretto da Antonietta Santacroce.

Due voci e una chitarra bastano per costruire un piccolo universo nel quale la tradizione non viene trattata come materiale da conservare, ma come lingua ancora disponibile a incontri e deviazioni. L’avvio con “Saglie saglie” e “Donna Cuncetta” mette subito in chiaro le intenzioni, con Pino Daniele presenza inevitabile e fertile: un riferimento che nel loro percorso ha incrociato anche Gonzalo Rubalcaba. Poi quel verso, “dint’a stu tuppo niro ce stanno tutte ’e paure”, che sembra quasi contenere una dichiarazione di poetica.

Il repertorio comincia presto ad allargarsi. “’O ballo d’’o moscerino” recupera memoria popolare e leggerezza, mentre la collaborazione con Tosca riaffiora in “Ho amato tutto”, trasportata in napoletano senza forzature. Con “Carmela” si torna a un classico, ma le inflessioni doo-wop spostano ancora una volta il punto d’osservazione.

È proprio questa mobilità a costituire la parte più interessante del progetto: prendere una canzone riconoscibile e vedere cosa succede facendola passare attraverso Napoli. Funziona anche la sorprendente rilettura in napoletano de “La solitudine” di Laura Pausini, che nelle loro mani perde buona parte della patina pop originaria e acquista una naturalezza quasi inattesa.

Cangiano e Pisa hanno intesa, controllo delle dinamiche e soprattutto una notevole capacità di lasciare spazio alle voci senza riempire inutilmente. La chitarra di Pisa sostiene, suggerisce e cambia funzione con pochi gesti, mentre gli intrecci vocali diventano il vero centro del concerto. “Voce ’e notte” riporta tutto verso una dimensione più intima, ricordando quanto questo repertorio possa reggere anche quando viene sottratto alla tentazione dell’enfasi.

A tratti la ricerca della battuta e del consenso prende un po’ troppo spazio rispetto alla musica, ma fa parte di una componente teatrale che le due artiste coltivano apertamente e che il pubblico accoglie volentieri. Quando però tornano a concentrarsi sulle voci, l’equilibrio si ristabilisce immediatamente.

Nel finale “Tammurriata nera” si lascia contaminare perfino da un’eccentrica ambientazione da sirtaki: un altro cortocircuito che, invece di sembrare gratuito, restituisce bene l’idea di una Napoli pronta a riconoscersi anche altrove.

La chiusura è affidata all’ironia di “Puortace a Sanremo”, con Stefano De Martino trasformato in destinatario privilegiato dell’appello delle Ebbanesis: da ballerino a conduttore di Affari tuoi, quello che adesso “arape ’e pacche”, prima della sua imminente e quanto mai azzardata direzione artistica sanremese, suggellando una serata che inaugura l’anteprima di un Festival destinato a proseguire tra Borgia e, da ottobre, Catanzaro, con un cartellone che comprende tra gli altri Massimo Ranieri, Dee Dee Bridgewater e Malika Ayane, la ballad opera “E morte non avrà dominio” di Vinicio Capossela con Pierpaolo Capovilla, e “Gonzalo Plays Pino”, omaggio a Pino Daniele con lo strepitoso pianista cubano Gonzalo Rubalcaba, Maria Pia De Vito e Daniele Sepe.

Resta soprattutto l’impressione di due interpreti che conoscono molto bene la materia sulla quale lavorano e proprio per questo possono permettersi di deformarla. Napoli, alla fine, non è il confine del loro repertorio: è il punto dal quale partire. Tutte le altre info su www.festivaldautunno.com