Festival d’Autunno, primo appuntamento a Squillace con le Ebbanesis e “Ebbanepolis”

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images Festival d’Autunno, primo appuntamento a Squillace con le Ebbanesis e “Ebbanepolis”


  02 settembre 2026 14:00

di CATERINA MURACA

Musica internazionale, tradizione partenopea e contaminazioni sonore. Le Ebbanesis, il duo formato da Viviana Cangiano e Serena Pisa, saranno protagoniste il 4 settembre alle ore 21 al Castello Normanno di Squillace, nell’ambito della XXIII edizione del Festival d’Autunno, diretto artisticamente da Antonietta Santacroce. Un concerto che nasce dalla volontà di trasformare in napoletano brani provenienti da culture e mondi musicali differenti, senza però dimenticare le proprie radici.

“Ebbanepolis” è il nome scelto per un progetto che racconta perfettamente l'identità delle due artiste: partire dalla tradizione napoletana per attraversare generi, epoche e linguaggi differenti. Il duo, conosciuto anche grazie alle numerose reinterpretazioni pubblicate negli anni, ha costruito il proprio percorso proprio sulla contaminazione tra la musica partenopea e quella internazionale. Tra le loro riletture più conosciute c'è anche “Bohemian Rhapsody” dei Queen, trasformata in una sorprendente versione napoletana, insieme a “Michelle” dei Beatles e ad altri brani reinterpretati secondo la loro particolare sensibilità.

A raccontare la nascita dello spettacolo è Serena Pisa, voce e chitarra delle Ebbanesis, che spiega innanzitutto come nasce “Ebbanepolis” e quale sia il concetto che il duo vuole portare sul palco: "Il concetto nasce da un progetto precedente di traduzioni in napoletano. Noi abbiamo da sempre, fin da piccole e poi durante la nostra formazione, avuto in famiglia una grande educazione sulla tradizione partenopea, sia quella riconosciuta sia quella meno riconosciuta. Abbiamo sviluppato quindi una voglia di portare tutto ciò che non è napoletano al napoletano. È il nostro modo di essere e ci porta a voler sentire cose che napoletane non sono attraverso queste sonorità. In “Ebbanepolis” ci saranno quindi traduzioni in napoletano di brani che magari è difficile immaginare in questa veste, ma anche degli inediti e delle rivisitazioni di alcune parti della tradizione napoletana".

Un viaggio musicale che, dunque, non vuole semplicemente proporre delle cover, ma utilizzare la lingua napoletana come strumento di trasformazione e di racconto. E proprio sul repertorio che il pubblico di Squillace potrà ascoltare, Serena anticipa: "Sicuramente non possiamo non riproporre la nostra traduzione di “Bohemian Rhapsody” e poi “Michelle” dei Beatles. Sono alcuni dei brani su cui giochiamo maggiormente. Poi ci sono i nostri inediti,  e brani più folkloristici e caratteristici della napoletanità, anche quella che racconta il modo in cui il napoletano viene cantato altrove".

La tradizione, quindi, rappresenta il punto di partenza ma non il punto di arrivo. È una materia viva, capace di dialogare con la musica contemporanea e con repertori apparentemente lontanissimi. Ma cosa spinge realmente due artiste a portare la napoletanità nel mondo?:"È qualcosa che ci spinge proprio perché lo fai a prescindere da te stesso. Non è una missione: è qualcosa che il tuo corpo ti chiede di fare e che fai. Non sappiamo come disintossicarci da questa cosa. Lo facciamo perché ne abbiamo bisogno, è una terapia. Ogni volta che la pratico, non siamo nessuno, siamo semplicemente noi. Credo che questo sia anche il motivo principale dell’arte: fare qualcosa perché se ne ha bisogno, perché è una necessità." 

Dietro le Ebbanesis, però, non c'è soltanto un progetto musicale, ma una storia umana che affonda le proprie radici molti anni prima della nascita ufficiale del duo. Alla domanda su quando sia nato il loro rapporto, umano e professionale, Serena racconta: "Umanamente e professionalmente ci siamo incontrate già alla fine del liceo e nel periodo successivo, in alcune situazioni lavorative dove eravamo principalmente attrici. Chi ci conosceva sperava sempre di poter ascoltare le nostre voci insieme. Quando è successo è come quando incontri l'anima gemella: non è possibile che tu possa già sentire un legame così forte. Abbiamo iniziato a cantare insieme in macchina, attraverso dei video che poi pubblicammo. Abbiamo avuto un bel riscontro e da lì abbiamo deciso di fare qualcosa. Il progetto è nato veramente da una serie di situazioni casuali."

Una casualità diventata poi una collaborazione artistica stabile e un rapporto personale profondissimo: "Sono ormai 15-16 anni che non possiamo fare a meno l'una dell'altra. Quando cantiamo abbiamo la stessa esigenza. Siamo ancora quelle due bambine che cantavano insieme."

Il loro modo di cantare nasce da una lunga serie di influenze, che spaziano dalla grande tradizione teatrale e musicale napoletana fino alla musica italiana contemporanea. Quando le si chiede quali siano gli artisti che maggiormente hanno influenzato il loro percorso, Serena cita “Gatta Cenerentola”, Viviani e tutto il patrimonio musicale sviluppatosi tra l'inizio e la metà del Novecento, ma anche artiste come Giorgia e Laura Pausini. 

E poi c'è Sanremo. Nel 2026 le Ebbanesis hanno pubblicato “Puortace a Sanremo”, un brano che già dal titolo lascia intuire il desiderio di arrivare sul palco più importante della musica italiana. Ma si tratta davvero di un'ambizione concreta? La risposta di Serena è accompagnata, ancora una volta, da quella componente ironica che caratterizza il duo: "Non abbiamo chiesto di andare in gara. Non abbiamo chiesto di salire sul palco. Vogliamo andare dietro le quinte! C'è questo artista, Stefano De Martino, che ha fatto tutto quello che ha fatto su se stesso e noi vogliamo andare là dietro con lui, anche solo per un secondo. Poi, magari, salire un secondo sul palco… sì, perché no. Sarebbe bellissimo".

Il brano diventa così anche un gioco, un modo per trasformare un sogno in una canzone e contemporaneamente raccontare, con ironia, le ambizioni di due artiste che non hanno intenzione di fermarsi alla musica. Perché entrambe hanno infatti una formazione teatrale e hanno già avuto modo di sperimentare il rapporto tra recitazione e musica: "Non c'è soltanto Sanremo. Siamo anche attrici e ci piacerebbe moltissimo tornare a lavorare su un'opera musicale. Ne abbiamo già fatte, come “Così fan tutte”, tradotta in napoletano, con Mario Tronco e l'Orchestra di Piazza Vittorio. È stata un'esperienza molto bella perché ci siamo riconosciute in qualcosa che non avevamo ancora affrontato. Ci piacerebbe moltissimo fare un'altra opera musicale, soprattutto dove non siamo più semplicemente noi stesse che portiamo noi stesse sul palco, ma possiamo raccontarci attraverso dei personaggi che magari non avremmo mai immaginato di interpretare". E tra i sogni più grandi ci sono anche: "condurre un programma televisivo e fare un film insieme".

Quello di Squillace sarà dunque un appuntamento particolarmente significativo, anche per il rapporto delle artiste con il pubblico del Sud: "Ogni volta che andiamo a suonare abbiamo sopra le nostre teste un impatto con il pubblico. Quando il pubblico è quello dei tuoi cugini, della tua famiglia, è tutto più difficile, perché c'è più aspettativa. C'è poco da dire: il pubblico del Sud è più severo rispetto a quello del Nord."

Infine, uno sguardo ai giovani che oggi sognano di trasformare la propria passione per la musica o per l'arte in una professione. Il consiglio di Serena è diretto e lontano dalla retorica del successo facile: "Studiare. Sembra una cosa banale, invece poi capisci, quando stai sotto i 40 anni, cosa volevano intendere. Studiare tanto, applicarsi su quello che è possibile fare, anche sognando. E poi non bisogna abbracciare modelli dei quali non conosceremo mai veramente le storie. Tutto quello che vediamo sui social, le visualizzazioni, il successo improvviso, è una parte della storia. Non ci racconteranno mai veramente come una persona è arrivata lì, come ha iniziato. Bisogna affidarsi a possibilità concrete, sognando, studiando, sudando e lavorando moltissimo, perché così si può fare qualsiasi cosa. È l'unica strada."

È proprio questa filosofia a racchiudere lo spirito delle Ebbanesis: radici fortissime, ma nessuna paura di contaminarsi. Il napoletano diventa così una chiave per rileggere il mondo, trasformando Queen, Beatles, tradizione popolare e musica contemporanea in un unico racconto. Il prossimo capitolo di questo viaggio sarà scritto il 4 settembre alle ore 21 al Castello Normanno di Squillace, dove Viviana Cangiano e Serena Pisa porteranno sul palco del Festival d'Autunno il loro “Ebbanepolis”, in un incontro tra Napoli e Calabria, tra tradizione e contemporaneità, tra musica internazionale e identità partenopea. Una serata che promette di essere non soltanto un concerto, ma un vero viaggio dentro il modo originale con cui le Ebbanesis hanno scelto di raccontare la propria terra: facendo parlare napoletano anche ciò che, napoletano, non è mai stato.