Filosofia ed Estetica da Leopardi a Edward Lear, intervista al professore e filosofo Raffaele Gaetano

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images Filosofia ed Estetica da Leopardi a Edward Lear, intervista al professore e filosofo Raffaele Gaetano

  26 dicembre 2021 14:41

di MASSIMILIANO LEPERA

Sono notevoli e degni di studio i numerosi contributi offerti nel campo culturale da Raffaele Gaetano, filosofo contemporaneo calabrese di spessore nonché docente di Storia e Filosofia presso il Liceo Classico “F. Fiorentino” di Lamezia Terme, il quale è noto in primis per il monumentale contributo dato allo studio del pensiero leopardiano con “Giacomo Leopardi e il sublime” (Rubbettino). Come leopardista, si è anche segnalato per la raffinata edizione critica del dialogo di G. Chiarini, “Della filosofia leopardiana” (Rubbettino) e per altre opere su vari aspetti della produzione del poeta e dei suoi critici: “Beati se non sanno la loro miseria” (Periferia), “L’autore mio prediletto” (Rubbettino), “Leopardi e L’Infinito” (Pellegrini). La sua attività di ricerca si è poi via via concentrata su autori e questioni teoriche dell’estetica del viaggio tra ’700 e ’900, ambito di cui è considerato uno degli studiosi più profondi e originali. Frutto di questo interesse sono opere che uniscono al rigore metodologico una ricercata veste editoriale molto apprezzata da collezionisti e cultori del genere odeporico: “Sull’orlo dell’invisibile” (Monteleone e Laruffa); “Avanti all’anima mia” (Gigliotti e Città del Sole); “La Calabria nel Viaggio Pittoresco del Saint-Non” (Koinè); “Le querce sono in fiore” (Koinè); “Memorie di viaggiatori nel lametino” (Koinè); “Le vedute calabresi del Saint-Non” (Koinè). Oltre alla curatela di numerose opere, poco note o mal note, ha poi scritto in collaborazione con l’artista Max Marra il quaderno d’arte “Rembrandt e lo specchio infranto della modernità” (Quaderni di Orfeo), e con E. Matassi, W. Pedullà e F. Pratesi il saggio “La Bellezza” (Rubbettino). Attento e puntuale studioso di Edward Lear, ha contribuito in maniera determinante alla conoscenza nel nostro Paese dello scrittore e paesaggista inglese con opere come: “Senza ombre di cerimonie” (Pellegrini) e “Per la Calabria selvaggia” (Iiriti). Oltre a queste attività e numerose opere, Gaetano è anche giornalista e autore di originali programmi di divulgazione per la radio e la televisione, e dirige importanti rassegne culturali. Ma andiamo a sentire direttamente da lui i passaggi più importanti del suo pensiero e delle sue opere, nonché i contributi che sono in procinto di uscire prossimamente.

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Nelle sue numerose opere, ha elaborato una visione “attiva” del pessimismo leopardiano, filtrata attraverso la lente deformante dell’estetica. Quale importante ruolo ricopre pertanto l’estetica?

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"La domanda, della quale sono grato, mi consente di slargare la questione: l’estetica è una lente deformante non solo per il mio percorso di ricerca bensì per la realtà stessa poiché è la sola disciplina del florilegio filosofico a godere di una libertà assoluta al di là delle convenzioni e delle mode. In questa prospettiva essa ingloba, mischia, respingendo norme e codici. Potrei dire che nell’approccio estetico c’è qualcosa che interviene a irrobustire la sostanza della vita".

 

I suoi studi più recenti hanno riguardato la percezione del paesaggio e più in generale le dinamiche legate al ruolo delle categorie del sublime e del pittoresco nella letteratura di viaggio. Qual è l’intreccio, in questa nuova prospettiva di ricerca, tra estetica e percezione del paesaggio?

"Se partiamo dal presupposto che il paesaggio per sua natura è dinamico, la risposta viene da sé. Di fatto, al di là del metodo di lavoro da me seguito, sono gli stessi movimenti culturali tra ’700 e ’800 a fornirci esempi virtuosi in grado di orientare anche la sensibilità moderna. Le categorie estetiche del Pittoresco e del Sublime fanno il resto restituendoci una percezione ancorata alle emozioni: un personaggio immerso nella natura, un ponte sospeso su un ruscello, un largo assolato, un vulcano, una tempesta, tutto concorre a cristallizzare la bellezza di un momento. Ebbene, la grande letteratura di viaggio non è immune a queste variabili, anzi spesso le eleva ad arte. La mia ricerca è incentrata su queste dinamiche, le rielabora sul piano storico, distilla una sensibilità trascurata da altri studiosi ma che pure ha fornito contributi essenziali".

 

Recentemente, presso il Liceo Classico-Artistico “F. Fiorentino” presso il quale insegna, è stata inaugurata la mostra “Le forme del paesaggio. La Calabria attraverso i disegni originali di Edward Cheney”. Qual è l’intento della mostra, quale la sua originalità e quale impatto ha avuto sugli studenti, giovani fruitori dell’arte, dell’estetica e della bellezza?

"Edward Cheney è una figura laterale di viaggiatore e di artista. Proprio per questo erra chi volesse paragonarlo a Lear o Strutt, la cui incredibile opera grafica sgomenta ancora oggi lo sguardo e il cuore del fruitore. Detto questo, l’opportunità di poter esporre 12 disegni originali del 1823 dell’artista inglese ha inorgoglito il nostro liceo come la comunità lametina e più in generale calabrese. In questa luce, la partecipazione di pubblico è stata veramente ragguardevole, segno che se l’offerta formativa di una scuola è all’altezza della sua storia essa stessa diventa anche attrattore culturale".

 

Il suo lavoro di ricerca è costante e incessante, con l’intento di offrire sempre nuovi contributi originali e di spessore ma soprattutto di dimostrare che il lavoro di uno studioso è sempre in fieri, perché non si smette mai di apprendere e scoprire cose nuove. A tal proposito, ci vuole parlare dei suoi progetti, imminenti e futuri?

"Ho sempre avuto una particolare predilezione per il mito platonico della caverna. In esso, uno schiavo si libera dalle catene, esce dall’antro oscuro dov’era stato relegato e, maturata la nuova esperienza, la annuncia agli altri uomini. Il compito dello studioso è proprio questo: veicolare la verità cui la ricerca espone. Detto questo, progetti in cantiere ve ne sono tanti. Provo a elencarli. Nel 2022 completerò l’uscita della quadrilogia leariana (i primi due volumi sono già stati pubblicati da Pellegrini e da Iiriti) che ricostruisce da svariati punti di vista il celebre viaggio di Edward Lear nelle regioni meridionali. Parallelamente uscirà un libro sull’ospitalità nella letteratura di viaggio che ho scritto con lo storico delle tradizioni popolari Ottavio Cavalcanti. Ho anche in programma l’allestimento di una grande mostra sul pittoresco e il sublime nella Calabria del Grand Tour e tanto altro. Ma rischierei di annoiare il lettore, perché prima dei proclami mi piace far parlare quelle opere che solo con atteggiamento serio e severo diventano realtà".

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