
di Laura Mancuso*
Parlare di inclusione scolastica senza garantire risorse adeguate significa fare propaganda sulla pelle delle persone più fragili. Come componente della Segreteria provinciale del Partito Democratico di Catanzaro, sento il dovere politico e civile di denunciare l’insufficienza del fondo destinato alla disabilità nella scuola: una cifra irrisoria, del tutto inadeguata a garantire il diritto allo studio, all’autonomia e alla piena inclusione delle alunne e degli alunni con disabilità.
È una battaglia che il Partito Democratico porta avanti con coerenza. Lo afferma con chiarezza la nostra segretaria nazionale Elly Schlein: non esiste merito senza pari opportunità, non esiste futuro se si abbandonano le persone più fragili. Le destre continuano a usare parole come merito e crescita, ma nei fatti non investono abbastanza nei servizi pubblici essenziali, scaricando il peso sulle famiglie, sui Comuni e sulle scuole. È una scelta politica precisa, che produce disuguaglianze e mina alla radice il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione.
Il fondo per la disabilità nella scuola dovrebbe garantire assistenza all’autonomia e alla comunicazione, supporto educativo qualificato, continuità dei servizi e dignità del lavoro di chi opera ogni giorno accanto agli studenti. Invece assistiamo a stanziamenti insufficienti, frammentati e spesso tardivi, che rendono impossibile una programmazione seria e che lasciano dirigenti scolastici ed enti locali soli di fronte a bisogni complessi e in costante aumento.
Come più volte sottolineato anche da Marta Bonafoni, il welfare non può essere residuale né emergenziale: deve essere strutturale, universale e fondato sui diritti. Oggi, invece, troppo spesso è il terzo settore a dover colmare le mancanze dello Stato. Associazioni, cooperative sociali e volontari svolgono un lavoro prezioso e indispensabile, ma non possono sostituirsi alle responsabilità pubbliche. Il loro ruolo è integrare, non supplire a scelte politiche che riducono l’intervento pubblico.
L’inclusione, come ricorda il Partito Democratico, non è un costo da comprimere ma un investimento sociale, educativo e democratico. È una scelta che parla della qualità di un Paese e della sua capacità di non lasciare indietro nessuno. Quando mancano le risorse per l’inclusione scolastica, a pagare il prezzo più alto sono le famiglie – spesso le madri – costrette a supplire a servizi che dovrebbero essere garantiti dallo Stato.
In Calabria e nella provincia di Catanzaro queste criticità sono ancora più evidenti. I Comuni, già in grave sofferenza finanziaria, si trovano a sostenere costi che dovrebbero essere coperti da un fondo nazionale stabile e adeguato, mentre le disuguaglianze territoriali si approfondiscono.
Per questo chiediamo con forza un cambio di rotta: più investimenti nella scuola pubblica, un rifinanziamento serio e strutturale del fondo per la disabilità e una visione politica che metta al centro i diritti, la dignità delle persone e l’uguaglianza sostanziale. L’inclusione scolastica non può dipendere dal luogo in cui si nasce o dalla capacità di spesa di un Comune.
Continuerò, insieme al Partito Democratico, a battermi perché nessuno studente venga lasciato indietro. Perché l’inclusione non è una concessione: è un diritto fondamentale.
*componente della Segreteria provinciale del Partito Democratico di Catanzaro
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