Frana di Girifalco, assolti imprenditore e direttore dei lavori dall'accusa di disastro colposo

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L'avvocato Giuseppe Fonte

L'avvocato Fonte all'esito del processo: "Attraverso un’indagine più specifica e scientificamente apprezzabile, agli imputati poteva essere evitata l’ingiusta sottoposizione al processo penale”

  03 febbraio 2026 19:55

di STEFANIA PAPALEO

Ci sono voluti 9 anni, decine di udienze, ma, alla fine, per quella strada franata il 23 gennaio  2017 a Girifalco e costata l'accusa di disastro colposo a ben 12 persone, anche gli unici due imputati rinviati a giudizio sono stati scagionati, oggi, con la formula "perché il fatto non sussiste". A ritornare a casa con in tasca una sentenza di assoluzione, emessa dal Tribunale di Catanzaro, in composizione collegiale (presidente: Liberato Faccenda), sono stati il direttore dei lavori, l'ingegnere Antonio Aloi (difeso dall’avvocato Giuseppe Fonte), e il responsabile dell’impresa esecutrice dei lavori, Giuseppe Brugellis (difeso dall’avvocato Enzo Galeota)

La tesi dei legali, dunque, è prevalsa su quella della pubblica accusa che, nel contestare agli imputati di avere causato la frana in prossimità del cantiere per la realizzazione della Rems, la residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, provocando anche la chiusura del vicino liceo scientifico “Ettore Majorana”, con condotte negligenti commesse nei loro rispettivi ruoli, aveva chiesto la condanna di entrambi a 2 anni di reclusione. Gli avvocati Fonte e Galeota, infatti, nel corso della discussione in aula, hanno sostenuto l’assoluta mancanza di prova del nesso di causalità tra il cedimento della frana e i lavori relativi alla costruzione del muro oggetto di appalto, convincendo i giudici ad assolvere i rispettivi assistiti. 

Grande soddisfazione per l’avvocato Fonte che, all’esito della sentenza di assoluzione, ha così commentato l'epilogo della lunga e tortuosa vicenda giudiziaria: “A distanza di 9 anni dal fatto (23 gennaio 2017) è finalmente giunta la decisione che dichiara l’estraneità degli imputati rispetto alla contestazione di disastro colposo. Un’accusa grave che avrebbe meritato tempi assolutamente più rapidi per l’emanazione del verdetto di primo grado. Nell’essere noi difensori ampiamente soddisfatti della decisione assunta dal Tribunale non possiamo che evidenziare quanto, in processi così delicati che coinvolgono la dignità professionale dei cittadini, debbano essere anticipati i tempi della decisione finale. La frana di Girifalco, per come emerso nel corso del processo, risultava essere concomitante con un evento naturale rispetto al quale era stata addirittura dichiarato lo stato di calamità naturale. Dunque - ha concluso -, attraverso un’indagine più specifica e scientificamente apprezzabile, agli imputati poteva essere evitata l’ingiusta sottoposizione al processo penale”.

 

 

 


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