Franco Cimino: "Analisi del voto e dell'etica della politica. Vincitori inventati e sconfitti veri"

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images Franco Cimino: "Analisi del voto e dell'etica della politica. Vincitori inventati e sconfitti veri"
Franco Cimino
  09 luglio 2022 17:53

di FRANCO CIMINO 


L’Italia è il Paese in cui vincono tutti e non perde mai nessuno. Specialmente, alle elezioni. In Calabria questo fenomeno è rafforzato dalla conveniente lettura dei numeri. Sembra che la maggior parte di coloro che fanno politica, alle elezioni sappiano guardare proprio solo i numeri, ma non sanno leggere le lettere dell’alfabeto e, quindi, le parole. Ritenendo di saper far bene di conto, leggono solo i numeri fino a una certa cifra, mille la preferita. Non conoscono, però, i sistemi decimali e quelli che regolano le percentuali e il rapporto tra di essi. Per esempio, il rapporto tra voti di preferenza e voti di lista e, questi, con i voti complessivi dello schieramento cui si aderisce. Un altro esempio, il rapporto tra le percentuali delle fette grandi. Dico meglio, quanti sono quei voti in rapporto alla partecipazione ai seggi e quanto questa sia riferibile alla parte che non va a votare. Di più, quanti sono( elezioni comunali) gli elettori del primo turno e quanti quelli del secondo. Siccome il rapporto di cui parlo, e la differenza in quest’ultimo, non sono solo misurabili aritmeticamente, ci sarebbe bisogno che si sappia leggere anche alfabeticamente. Uso questa forzata interpretazione per affermare che in questa forma di lettura, vi è la Politica, e che ad essa occorre fare ricorso per trovare le parole aderenti e il loro giusto significato.
LE ELEZIONI A CATANZARO
Prendiamo la recentissima consultazione elettorale a Catanzaro, Città importantissima, sotto ogni profilo e su quello nazionale. Qui hanno vinto tutti e non ha perso nessuno. Vincono pure quelli che nel corso della legislatura dicono: “ su tutti i stessi, veri mangia mangia. Do Comuna on restau chiù nenta. Ma mi tagghianu i mani si i votu n’atra vota!” Sono quelli che se li incontri durante la campagna elettorale o ti sfuggono, pure nello sguardo “, o se li incontri nello stretto corridoio tra gli scaffali di un supermercato o fermi obbligatoriamente all’uscita delle scuole dei loro figli, ti dicono la solita frase imparata a memoria già nelle precedenti elezioni. Questa:” ahiu e votare pe’ forza a chidru ca mi ficia ( o mi promettiu) nu favore; esta u cuginu da niputa da cognata da nora e nu secundu cuginu e patrumma; mu cercau( il voto) sei misi fa ca ancora manc’u sapiva cu cui si presentava…”Infatti, anche questa volta sono stati eletti gli stessi. Quelli che dicevano a gran voce “ ca sind’hanno e hira! “
VINCONO ANNCHE I PERDENTI
Sul piano più strettamente politico vincono anche quelli che hanno perso. Sebbene la legge elettorale consenta la separazione e la distinzione dei due momenti nevralgici della vita amministrativa, elezione del sindaco ed elezione del Consiglio Comunale, è alla vittoria integrale che si punta. Specialmente, se a puntarvi sono forze politiche tradizionali e nazionali. La posta più grossa, più qualificabile e negoziabile fino in Cina e India, è l’elezione del proprio candidato sindaco. Il centrodestra della lunga Amministrazione uscente, della larga vittoria alle regionali di qualche mese fa, quel centrodestra che i sondaggi nazionale, specialmente per la spinta di Fratelli d’Italia, danno maggioritario nel paese, e che avrebbe potuto tranquillamente fare cappotto il dodici giugno, invece, mandando al massacro, un’alta figura politica e culturale della Città, perde il sindaco che aveva in tasca. Però, non ha perso, secondo loro, perché le dieci liste, metà delle quali di espressione neutra e non politica, hanno preso in cinquantasei per cento dei voti.
PURE FRATELLI D’ITALIA
Non ha perso, anzi ha vinto, Fratelli d’Italia, che in ogni parte del Paese raggiunge soglie superiori al venti per cento. Qui, da noi, dove avrebbe dovuto guidare il tavolo del centrodestra dal quale avrebbe ottenuto la candidatura vincente per un suo candidato credibile, in particolare se fosse stata la deputata in carica, invece di caricarsi della grande responsabilità di aver fatto perdere il candidato comunque scelto(tra l’altro ampiamente gradito e stimato, dalla leader catanzarese), dichiara di aver vinto con il quasi cinque per cento dei voti di lista e poco più del nove del candidato sindaco nella persona, tra l’altro, della deputata.

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E PURE I SEGRETARI REGIONALI
Vincono pure i segretari regionali dei partiti di questo centrodestra e il presidente del Consiglio regionale, capo indiscusso della Lega, in Calabria, che, al contrario, dovrebbero rispondere, agli elettori catanzaresi e calabresi, in primis e poi ai rispettivi livelli nazionali, per aver perso il Comune, e il sindaco, non di Canicattì ma del capoluogo di regione, una delle città più importanti del Sud.
E IL CENTROSINISTRA E IL PD
Sull’altro versante vince pure il centrosinistra, in particolare il PD, calabrese e catanzarese, che da almeno cinque anni qui non ne indovina una, neppure se venisse ispirato dal Cielo. Vince il campo largo del Nazzareno, che, sommando i voti delle liste di PD e Cinque Stelle e di quella multicolore, non raggiunge neppure il nove per cento. E, ciò, nonostante la presenza nella lista PD di un super detentore di voti e di altri tre candidati per nulla deboli. Infine, a far vincere tutti più di quanto loro stessi non pensino, è stato il meccanismo elettorale del ballottaggio, con tutti i segreti connessi, che ha decretato due vincitori ufficiali, il Sindaco e il centrodestra a lui contrapposto.

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VINCONO LE DUE DEBOLEZZE
Tradotto in lingua cinese, quest’ultimo dato segnerebbe se non proprio due sconfitte, quantomeno due debolezze. Il primo non avrebbe la maggioranza per governare e la seconda non ha il sindaco con cui dare “ politicità” alla maggioranza. Nella lingua catanzarese, invece, queste due debolezze e ipotizzabili sconfitte, vengono lette come vittorie. Due, da potere indiscutibile dell’uno e dell’altra. In catanzarese si dice così:” eu sugnu u sindacu e si mi dimettu i mandu tutti a la casa.” Gli altri dell’aritmetica dei diciotto, come da minaccia del loro “ vero” leader alla vigilia del voto:” ci dimettiamo tutti- loro parlano in italiano correttamente-e lo mandiamo a casa. Tra due mesi si voterà di nuovo e sarà un plebiscito per il centrodestra.” Vedete? Vincono tutti. C’è qualcuno che ha perso? Un momento!

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VINCE IL TERZO POLO CENTRODESTRA
Stavo per dimenticare lo schieramento guidato da una personalità particolare, ricca di vivacità e di intuizione, che in pochi mesi si è ritagliato uno spazio che ad altri non sarebbe riuscito senza un temp lungo e un robusto impegno di risorse. Alleato con l’invisibile protagonista, anche polemico, il nemico giurato di tutti, anche dei numerosi suoi beneficiati, insieme hanno dimostrato che il centrodestra senza l’apporto dell’uno e dell’altro non avrebbe mai potuto vincere. E così è stato. Quindi hanno vinto. Anche loro due. Soprattutto, il leader di questo schieramento, il candidato sindaco, che ha apertamente dichiarato, confermandosi nell’impegno, di operare al ballottaggio per far vincere il sindaco del CambiaventoMO’. Adesso siamo a posto e potrei chiudere questa mia analisi condotta sul filo dell’ironia, ma non tanto. FACCIAMO UN ALTRO RAGIONAMENTO, VINCE SOLO FIORITA
Proviamo a inoltrarci su un significato più autentico e profondo del voto, nella sua doppia esplicazione del dodici e del ventisei giugno. Questa ha una sola semplice rapida lettura. Da qualsiasi postazione la si voglia fare, la spiegazione è una soltanto. Inequivocabile. Incontrovertibile. Vince Nicola Fiorita. Ma si badi, non solo la persona. Non solo il suo nome, fresco e rassicurante. Non solo il suo volto bello e sorridente. Non solo la sua giovinezza anche politica. Non solo il suo stile improntato alla cortesia dei gesti e all’educazione delle forme. Non vince solo la sua intellettualità semplice e non spocchiosa, il suo carattere aperto agli incontri con la gente e ai dialoghi con tutti. Non solo la sua semplicità di porgersi e quel suo modo strano di vestire, in una sorta di intreccio tra casual, sportivo e “ non c’azzecco un colore con l’altro e la cravatta non ne parliamo”. Non vince solo il ragazzo della porta accanto, il figlio, l’amico, l’amico dei propri figli, che tutti vorrebbero avere, lo sposo che tante donne desidererebbero anche come padre dei propri figli. Dico di più, non vince solo la fortuna, che pure l’ha accompagnato sin dall’inizio di questa sua lunga cavalcata verso palazzo De Nobili, ovvero la sua testarda determinazione a non mollare l’obiettivo, non arrendendosi mai e credendoci sempre( una lezione per tutti, specialmente per “ gli sfigati” e i facili alla rassegnazione). No, non vince solo Nicola Fiorita, questo Nicola Fiorita!

VINCE IL CAMBIAMENTO
Vince con lui e per lui, vince insieme a lui, la proposta di cambiamento coerentemente espressa e puntualmente rintracciabile nell’ampio armamentario che ha messo in campo. Di più, vince la sete di cambiamento dei catanzaresi. Più sete di quella dell’acqua che da sindaco Nicola ha trovato quale primo problema della Città. Era nell’aria questa voglia, unita al nervosismo dei cittadini di non poterne più sopportare inutilmente l’attesa.
IL VENTO E LA VOGLIA
Il vento che Fiorita cinque anni fa voleva cambiasse gli è venuto incontro e questa disponibilità nuova della Città gli ha portato. In verità, pur nella contraddizione dei ripetuti passaggi elettorali, questo vento nuovo già spirava da lontano nel tempo. Io l’ho avvertito nel duemilasei, ma non l’ho potuto cogliere per l’insana forza che ne ha deviato il corso. Nicola è stato bravo a prenderlo in faccia e farsela accarezzare. È stato intelligente a respirarlo e a trasformarlo in aria buona per i suoi polmoni. In fiato per la sua voce, che pur cattedratica e leggera, tuonava nelle vie e nelle piazze. E la gente, via via crescendo, (eravamo in pochissimi all’inizio) l’ha sentita. Il resto l’ha fatto quell’esercito che l’ha seguito sin dall’inizio, che in lui ha sempre creduto. Un esercito in armi di idealità mista al sogno, di vivacità giovanile e di dolcezza femminile, di speranze “adultiche” rinnovate e di battaglie “senili” ritrovate.
L’ESERCITO DI NICOLA E L’ANATRA ZOPPA
L’esercito di Fiorita era la Catanzaro nuova da quella antica, che in quel cammino si era ritrovata. Più che Fiorita, allora, più che il suo esercito di folli sognatori, più che la parola detta a MO’ di giuramento, “CAMBIEREMO”, ha vinto il cambiamento, che proprio nella dinamica indirizzo-mittente, emittente-ricevente, si trova. E si trova facilmente, ché nello stesso unico soggetto, la gente, è custodita. Per questi motivi la vittoria di Fiorita è piena, altro che anatra zoppa, espressione anche brutta, quasi volgare. Fiorita, che non avrebbe in partenza la maggioranza del Consiglio, una più ampia la troverà sulla credibilità della sua persona e della sua azione amministrativa. La troverà alla luce del sole nel senso di responsabilità istituzionale di molti consiglieri e giammai nella vecchia deprecabile logica della compravendita di trasformisti e mestieranti, che nel lungo passato ha corrotto il potere e inquinato la vita politica cittadina.
NICOLA SARÀ COERENTE CON GLI IMEGNI PRESI
Chi conosce, anche da lontano, Nicola Fiorita, sa bene che per il carattere e l’educazione ricevuta, mai si presterebbe anche a miseri accordiccchi di osteria. La Città è al sicuro anche sul terreno della moralità. Ma perché il nuovo sindaco è forte, tanto che nessuno, egli lavorando bene, potrà scalzarlo? Si guardi al dato che più viene nascosto, quasi immediatamente rimosso dalle discussioni sui risultati elettorali. Da anni è protagonista delle elezioni ma la politica senza cultura fa finta di non vederlo. Anche i sondaggisti e gli studiosi dei movimenti elettorali, li trattano con freddezza. Una volta, al tempo dei partiti veri, e dei loro organismi democratici, anche un piccolo spostamento a scendere di quel dato provocava una lunga, intensa, approfondita, discussione e le conseguenti determinazioni, anche sulle leadership e gli assetti interni delle forze politiche. È la percentuale dei non votanti, comunemente chiamata astensione. Alle amministrative di Catanzaro di giugno ha raggiunto la cifra record del quaranta per cento circa, al primo turno e del cinquantotto per cento al ballottaggio. Sostanzialmente solo il quarantadue per cento di reca ai seggi e solo un terzo degli elettori elegge il sindaco. C’è da sentire i brividi in queste giornate caldissime di luglio. Un sindaco debole, quindi? Tutt’altro!
LA FORZA È NELLA GENTE,  NON NELLE CONVENTICOLE

Nel voto a Fiorita c’è la fiducia nel cambiamento. Nel restante cinquantotto, al netto della fascia fisiologica di studenti e lavoratori fuori sede, che se fossero venuti avrebbero votato per il cambiamento, quindi per Nicola, c’è un larghissimo numero di catanzaresi che per il troppo carico di delusioni e di amarezze subite, di sofferenze sociali insopportabili, e per la rabbia troppo a lungo repressa, si sono chiusi in un astensionismo in qualche modo politico, per quell’intreccio finora inestricabile di protesta e di rassegnazione. Perché lo definisco in qualche modo politico? Perché in esso vi è più desiderio di cambiare, e radicalmente, le cose, di qualsiasi altro di noi. Hanno solo avuto più stanchezza e più timore di chi ha segnato la scheda, ma la loro voglia di vedere una Catanzaro nuova, più bella e pulita, più sana e giusta, più ricca e solidale, più sicura e unità, è la stessa dei votanti. È uguale alla mia. A questi catanzaresi l’elezione di Fiorita, alla quale probabilmente non credevano, ha ridato speranza. L’insediamento di Nicola, li ha tirati fuori dalle loro intimistiche rinchiudere. Ha attirato la loro attenzione. Li ha portati ad aprire le porte e le finestre dello loro case. Li chiama già ad affacciarsi. Ha sfidato la loro rabbia e la loro prudenza. Anche la loro paura e quel senso profondo di sfiducia nelle istituzioni che rischia di trasformarsi in totale sfiducia verso la Città e la sua identità.
GUARDARE ALLA LARGA ASTENSIONE PER RICOSTRUIRE LA FIDUCIA
La partita più importante per tutti noi, e per la Politica, si gioca per gran parte fuori dall’aula consiliare. Si gioca nell’incontro con questi catanzaresi e nella capacità di metterli insieme con gli altri, come popolo che si mette in cammino sulla stessa strada. Ché se Catanzaro dovrà cambiare lo potrà fare con la presa di coscienza politica dei suoi cittadini, quelli residenti e quelli lontani, e con una guida che li sappia condurre là dove ha promesso di portarli.
PER NON ESSERE UN SINDACO QUALSIASI
Nicola Fiorita, che non vuole essere un sindaco qualsiasi, ma il Sindaco nuovo, quello che Catanzaro attende da molto tempo, diventerà davvero un grande uomo Sindaco se resterà fedele a ogni parola che ha pronunciato in campagna elettorale. Se dimostrerà davvero che non si farà cambiare. Da nulla e da nessuno. Che il potere non lo cambierà perché il suo principale obiettivo è quello di cambiare il potere. Moralizzandolo e restituendogli la Politica che gli è stata sottratta. Di cambiarlo prendendolo a colpi di sogni e di idee grandi che cambieranno Catanzaro e il mondo. Io che conosco Nicola (spero di non essermi sbagliato o fattomi ingannare),la sua purezza bambina e la sua forza guerriera, sono certo che, con la più sincera forza democratica di cui si avvarrà, e con il suo esercito di pazzi ( e senza cedere alle lusinghe corruttive del potere), vincerà la più avvincente delle sfide, nella realizzazione del più grande progetto politico di questa lunga triste contemporaneità, ricostruire la Politica e la Democrazia attraverso la piena e consapevole partecipazione di tutti i catanzaresi. Nessuno escluso. Perché è solo questo che oggi ci manca. Le idee, i progetti, le opere in parte ereditate e già cantierabili, i programmi impostati sul PNRR che sono pronti, le risorse economiche per attuare ogni cosa in tempi brevi, ci sono tutte. Ci manca solo l’etica del cambiamento e le gambe della Democrazia per farlo camminare. E Catanzaro correrà veloce verso il futuro più radioso. E io ci credo, perché ho tanta forza ancora per starle dietro. E battermi fino all’ultimo mio battito, per non tradirla mai.

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