Franco Cimino: "Mattarella subito e fine di questa inutile sceneggiata, troppo grande la sofferenza del Paese e il rischio per la democrazia"

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images Franco Cimino: "Mattarella subito e fine di questa inutile sceneggiata, troppo grande la sofferenza del Paese e il rischio per la democrazia"
Franco Cimino
  29 gennaio 2022 15:52

di FRANCO CIMINO

Oggi ricorre il più triste degli anniversari “ buffi” , il più drammatico di stupidità tragica. A poche ore da questa in cui scrivo, nella sera di questo giorno di due anni fa, due cittadini cinesi, marito e moglie, provenienti da Huan, vengono ricoverati, discesi dall’aereo, allo Spallanzani, l’ospedale più specializzato per le cure delle malattie infettive. E fu subito Covid del tipo Sars 19, come venne immediatamente denominato. La tragedia ebbe inizio in quel momento. Ma non per la scoperta del maledetto virus. E neppure per la impreparazione gravissima cui si fece trovare un Paese avanzato come il nostro. No, non per questo. E neppure per avere tardato a capire la gravità che stava, del suo male, diffondendosi nel mondo. Ovvero, quella di aver seguitato nell’ultimo ventennio a risanare il debito pubblico tagliando orizzontalmente le spese per la sanità e il sociale propriamente detto.

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La tragedia, ancora tutta italiana, al pari di quella inglese e dell’America maledettamente trumpiana, è data dapprima dalla superficiale sottovalutazione dello tsunami che si stava abbattendo su di noi, e successivamente dall’aver pensato più all’economia, in particolare delle regioni forti, che alla vita delle persone. Più alle attività da tenere aperte che agli ospitali da riaprire e adeguare alla situazione emergente. Da questa grave responsabilità della politica e dalle successive divisioni scatenate, nel Parlamento e nella società, da irresponsabili uomini politici sempre a caccia di voti e di visibilità, è nata forse la più grave emergenza italiana dal dopoguerra ad oggi. Più, addirittura, di quella della doppia strage mafiosa nella Sicilia di Falcone e Borsellino. Più grave, forse, di quella di via Fani e della barbara uccisione di Aldo Moro.

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Più grave, è questa emergenza, perché nata da un nemico planetario invisibile, tragicamente intelligente, di cui non si conosceva un granché come di alcuna iniziale arma per fronteggiarlo. Più grave, perché nel solo nostro Paese ha causato due milioni e mezzo di ammalati, centinaia di migliaia in modo grave e invalidante e, finora, ben centoquarantacinquemila morti, nella media di quattrocento al giorno. Morti di ogni età, a farsi beffa di quella assai più tragica subcultura che chiedeva di sacrificarli all’economia essendo tutti(??) vecchi inutili e costosi, in quanto improduttivi e consumatori di pensione. Ce lo ricordiamo, questo, o no? Oppure, ancora, con quella gomma speciale che vorrebbe cancellare tutti gli orrori compiuti dagli uomini, olocausto e stragi del mare compresi, si vorrebbero eliminare anche questi numeri? Il dramma umano si è accresciuto con le gravi conseguenze che il Covid ha procurato a un’economia, la nostra, già in crisi da tempo. Questa guerra sanitaria ci è costata quanto agli USA e alla Russia le loro guerre nelle varie parti del modo. Centinaia di miliardi sono volati via per i cosiddetti sostegni a famiglie, imprese, persone, per non contare quel centinaio di miliardi di euro spesi per le cure dei contagiati. Siamo, pertanto, da due anni in piena emergenza, della quale ancora non si vede la via d’uscita, nonostante il salutare intervento dell’Europa con il suo Pnrr che concede tanti soldi, che però in gran parte dobbiamo restituire allungando di molti anni la fatica dei nostri figli e dei loro figli che verranno, per risanare quel debito che ci danneggia sul piano interno e su quello del prestigio internazionale.

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Quel prestigio che i nostri padri della nazione conquistarono con una politica intelligente e dalle grandi visioni e un comportamento personale esemplare. Ora io stesso, sempre più dolorosamente, mi domando come sia possibile che dinanzi a questa emergenza così rischiosa i partiti, ovvero quelli che si dicono tali nei quindici rivoli della loro frantumazione e nel deserto del loro pensiero, abbiano fatto perdere una settimana tanto preziosa al Paese( anche tutte le regioni sono ferme a consumare soldi pubblici a Roma). Come sia possibile ancora la manifestazione di quella totale assenza di intelligenza che ha allargato il vuoto di quel giochetto “ vinco io e perdi tu perché incapaci tutti di trovare una soluzione che non faccia perdere nessuno e, invece, faccia vincere la responsabilità verso il Paese ?” A emergenza, soluzione d’emergenza, questo il vecchio imperativo, già applicato con successo nell’ascesa di Pertini e Scalfaro al Quirinale.

Questa soluzione, non volendo praticare una di quelle rese possibili dalle tecniche parlamentari che portano al nome di Draghi, il nuovo eroe tanto celebrato, della Casellati, la seconda carica dello Stato sempre onorata, e di Casini, il politico autentico e di riconosciute qualità, c’era da sempre e andava praticata subito: rieleggere Mattarella. Trincerarsi dietro il suo chiaro pensiero politico e costituzionale, la sua responsabilità e onorabilità personale, per giocare a chi vince e a chi perde nell’imminente vigilia elettorale in danno dei cittadini, è uno dei fatti più gravi cui sia stato sottoposta la politica italiana e la situazione del Paese in cui essa negativamente opera. Un chiaro pensiero non corrisponde a un netto rifiuto se quella autorità, responsabilizzata fino al più alto senso delle istituzioni, si trovasse, a Costituzione aperta sul tema, dinnanzi alle nuove responsabilità che il Parlamento, nella sua massima espansione unitaria, gli“ comandasse” di salvare l’Italia e le sue istituzioni nel contempo mantenendo l’unità del Paese che proprio la Carta Costituzionale pone in capo al mandato presidenziale. Il Parlamento, libero come deve essere, raccogliendo la richieda a gran voce degli italiani, in qualche modo si è già pronunciato, continuando a votare fino a più di un terzo della suo plenum il presidente uscente. E questo a dispetto dei diktat dei capi partito che si chiudono in summit inconcludenti.

Eleggere Mattarella con la quasi unanimità del Parlamento, è l’unico atto di responsabilità rimasto alla politica che voglia partire con nuova coscienza dalla sua crisi per risanare se stessa e salvare l’Italia restituendole, con l’attuale governo, il posto di centralità che ha sempre avuto in Europa. Eleggerlo senza condizioni né aperte né surrettizie. Il Presidente accetterà come un soldato in trincea obbedendo all’ordine democratico e alla sua coscienza. Il Presidente, questo Presidente, saprà come utilizzare, con spirito costituzionale, sensibilità democratica, e in coerenza con il suo nutrito pensiero, questo momento drammatico e il tempo difficile che lo accompagna. Un tempo comprensivo di quello che, secondo l’interesse esclusivo del Paese e delle istituzioni, Mattarella vorrà che sia il suo personale tempo politico. 

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