Franco Cimino: "Nuovi trasversalismi, vecchi trasversalisti, nella città che ha bisogno di unità e pace"

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Franco Cimino
  17 giugno 2022 12:45

di FRANCO CIMINO

No, non è un’anomalia. È, invece, un problema e un caso. La politica, con la minuscola, a Catanzaro, con le sue dinamiche, non solo elettorali, che vedono uomini e donne di incerto spessore culturale usare partiti come taxi e le istituzioni come strumenti personali, e perciò trasmigrano continuamente da una parte all’altra degli schieramenti, da un partito all’altro e da questo a un civismo insincero e improvvisato, pur di prendere una lenticchia di potere lasciando il piatto sempre pieno ai piccoli potentati locali(quelli piccoli piccoli che altrove non conterebbero nulla), non è più un’anomalia. E non lo è da quando, sedici anni fa, in quell’ormai noto ballottaggio deciso per una manciata di voti, si realizzò il più assurdo degli accordi trasversali tra la destra ideologica e la sinistra organica, con l’aggiunta di una parte di quel centrino da sempre mosso da rancori e invidie personali ma privo di consistenza politica e di intelligenza strategica.

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Fu quella stagione l’anomalia che diede vita a una nuovo atteggiamento politico che, dopo aver alterato gravemente i normali equilibri politici e deviato il corso della decisione popolare, producendo danni enormi anche nella selezione della futura rappresentanza istituzionale, divenne prassi della ricerca del consenso come mezzo e fine della politica. Una ricerca del consenso inteso anche quale metodo e strategia del fare politica, rispetto al quale la proposta diviene offerta, il voto il ricambio di un favore ricevuto o promesso, mentre il candidato, perennemente in cerca di voti, diviene la figura prevalente, che precede la figura del politico e la stessa persona che sono in lui. E, per dirla quasi tutta, il rischio che l’affare, anche qui piccolo piccolo, vada a inserirsi nello spazio vuoto creatosi dalla crescente distanza tra interessi e fini, ideali e prassi, che nel corretto rapporto rappresentano uno dei pilastri fondanti la Politica.

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Questa lunga premessa, per riportare freudianamente alla mia memoria un dolore che non fu mai personale, ma politico. Ricordo ancora quelle mie parole pronunciate nella prima seduta di quel Consiglio Comunale che nacque da quel trasversalismo nel luglio del duemilasei. Rivolto al neo sindaco e agli onorevoli colleghi, dissi, quasi testualmente, che se, consapevoli tutti del grave accaduto, da quel momento, quell’Assise non si fosse impegnata strenuamente nella duplice direzione di ripristinare il valore della Politica, e dei partiti in essa, e dell’unità della Città, la Politica sarebbe andata in rovina, al suo posto sarebbe sorta una cultura personalistica del fare politica, e Catanzaro sarebbe stata trascinata nel baratro che ne sarebbe venuto. Mi dispiace di non avere sbagliato previsione e che la mia maledetta intuizione (maledetta perché non so trarne mai un beneficio personale) sia stata puntualmente confermata, andando anche oltre i mie stessi timori. Recupero questa lunghezza discorsiva( mi era necessaria) con l’estrema sintesi che segue.

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La politica, oggi, è dunque un caso e un problema. È un caso, quasi scuola, per la Politica generale e nazionale, sempre più mascherata del nulla. Ed è un problema per Catanzaro, che si trova nuovamente schiacciata da schieramenti duramente contrapposti, uno dei quali, Rinascita di Valerio Donato, costituitosi sulla scia di un trasversalismo ancora più feroce dei precedenti. Un trasversalismo che, per mettere insieme tanti piccoli uomini di potere che vivono perennemente sulla caccia di voti sotto l’egida di capi senza leadership, ha cancellato anche i partiti di appartenenza. Come se le sigle e le denominazioni degli stessi fossero il problema e non quei perenni candidati e quei capi senza leadership, che i partiti li cambiano come le camicie e su di essi ci salgono come su un taxi. Rappresento questo fenomeno insieme alla mia preoccupazione di poterlo vedere più duramente applicato nella prossima legislatura, per avvertire le diverse sensibilità consiliari, pure considerevoli in numero e in qualità, del pericolo di un nuovo lungo tempo di instabilità all’interno dell’aula che si auspica presto ritorni rossa.

Una instabilità, foriera di litigiosità, frammentazioni. E di quella ingovernabilità, rispetto alla quale molto poco potrebbero l’autorità dei due concorrenti alla carica di sindaco. Una ingovernabilità, che, paradossalmente, avrebbe più modo di manifestarsi se a guidare il Comune, e questa maggioranza già determinatasi il dodici giugno, fosse il professore Donato, che, per quanto si sforzi di esserne il coerente interprete, resta, per sua fortuna e nostra, ancora molto distante da gran parte di essa, anche se talune sue uscite ed espressioni non mi sono davvero piaciute. La polemica politica ha bisogno d’altro. Anche perché le elezioni passano, gli uomini restano. Le istituzioni pure.

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