
"Denunciamo una situazione di persistente discriminazione professionale, alimentata sia dal Ministero di Giustizia che dalle organizzazioni sindacali che sembrano operare esclusivamente a tutela di altre categorie di lavoratori umiliando la nostra. Una parte significativa dei funzionari giudiziari ha già subito pesanti conseguenze in passato: anni di ricorsi per ottenere l’annullamento di un contratto integrativo che ci aveva prodotto gravi penalizzazioni professionali ed economiche". Così, in una nota l'Unione Funzionari Giudiziari
"Nell’esecuzione delle sentenze favorevoli, il Ministero ha cancellato l’anzianità di servizio maturata, equiparando lo stipendio di quei funzionari con decenni di esperienza a personale neoassunto.
Una mortificazione professionale e umana per lavoratori che per anni hanno garantito il funzionamento degli uffici giudiziari con senso di responsabilità, competenza e sacrificio personale.
A tutto questo si è aggiunta una sistematica esclusione dalle progressioni economiche e di carriera con l’avallo sindacale. Oggi numerosi funzionari giudiziari, nonostante oltre trent’anni di servizio, esperienza consolidata e titoli di studio conseguiti con impegno personale, continuano ad essere ignorati nelle politiche di valorizzazione del personale, mentre assistono a continui privilegi e percorsi preferenziali concessi ad altre categorie: deroghe e corsie privilegiate per la figura del Direttore; progressioni dall’Area Assistenti a quella dei Funzionari concesse come regalo, persino in deroga ai requisiti ordinari di titolo di studio, finendo così per svilire e mortificare la professionalità e il percorso formativo richiesti ai funzionari giudiziari. stabilizzazioni e percorsi agevolati per personale precario;
- richieste di rapide progressioni di carriera da parte di neo cancellieri assunti da pochi anni, tra l’altro attraverso procedure concorsuali semplificate; nel caos generale, ogni categoria sembra avanzare pretese e ottenere benefici, mentre i funzionari giudiziari restano sbalorditi e sistematicamente esclusi da qualunque reale prospettiva di crescita".
"Privi di ogni tutela sindacale, vogliamo solo poter mettere a disposizione la nostra esperienza e professionalità per altre Pubbliche Amministrazioni che evidentemente qui è ritenuta inutile.
La richiesta che rivolgiamo al Ministero della Giustizia è semplice, legittima e profondamente umana: la rimozione immediata del divieto di mobilità verso altre amministrazioni pubbliche, un vincolo che da anni colpisce esclusivamente il personale giudiziario. Non chiediamo privilegi.Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo soltanto dignità.Se il Ministero ritiene di non voler investire nella nostra professionalità, allora ci venga almeno riconosciuto il diritto di lasciare un sistema che da decenni mortifica competenze, esperienza e sacrifici. I funzionari giudiziari non possono continuare ad essere lavoratori invisibili: indispensabili negli uffici, ma esclusi da ogni concreta prospettiva di crescita professionale ed economica. Da troppo tempo subiamo sacrifici senza ricevere alcun riconoscimento.
Almeno lasciateci andare via".
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