
"Il governo Meloni ha negato di fatto ai fuori sede la possibilità di esprimersi al referendum costituzionale confermativo che si terrà nel marzo prossimo. Chi vorrà dire la sua sulla riforma Nordio, non potrà farlo nel Comune in cui vive ma solo in quello di residenza e quindi dovrà sobbarcarsi le spese per l’andata e poi, dopo il voto, il ritorno. È in generale un fatto grave ma lo è anche in modo particolare perché penalizza soprattutto il Sud e principalmente le migliaia e migliaia di studenti che seguono altrove i loro percorsi formativi." Lo scrive il gruppo politico Cambiavento.
"Il voto ai fuori sede non sarebbe stata certo una novità; la possibilità, infatti, è già stata offerta sia in occasione delle ultime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, sia in occasione del referendum abrogativo in materia di lavoro. Stavolta, però, il governo Meloni ha detto No. Ed è appunto un fatto grave, molto grave. Asseconda la crisi conclamata delle democrazie perché nega, sostanzialmente, la partecipazione che, al contrario, della democrazia è il sale, il pilastro, il fondamento.
Tutto questo prescinde da come la si pensi sulla riforma Nordio, dal Sì o dal No che si potranno esprimere al referendum di marzo. Il dato principale è che quella riforma ha aperto un dibattito che sta attraversando il Paese come non si vedeva da tempo, visti i temi delicati che tocca. Siamo in presenza di toni e scontri aspri ed accesi – ai quali purtroppo rischiamo di fare l’abitudine – ma anche di analisi di merito qualitativamente elevate, che stanno restituendo al confronto politico non solo dignità ma anche la giusta funzione di stimolo a informarsi, riflettere, farsi un’idea. Peccato che moltissimi cittadini, magari anche appassionati, quell’idea dovranno tenerla per sé perché il governo di Giorgia Meloni e delle destre non ha accordato loro la semplice facilitazione che avrebbero sicuramente meritato, vista la posta in gioco".
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