
Si è svolto ad Amaroni un partecipato e significativo convegno dedicato alla miniera di Piano di Pirara, evento che ha saputo unire ricerca scientifica, memoria storica e identità territoriale, restituendo alla comunità un patrimonio troppo a lungo rimasto ai margini della conoscenza.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del Sindaco Luigi Ruggiero, che ha sottolineato l’importanza di iniziative capaci di valorizzare il territorio attraverso lo studio e la riscoperta delle proprie radici. Il convegno ha visto la presenza di studiosi di rilievo nazionale e internazionale, con il contributo, anche in collegamento video, del professor Richard Spies dell’Università di Padova e del professor Vincenzo Festa dell’Università degli Studi di Bari. A guidare l’iniziativa il professor Lorenzo Satanassi, presidente dell’Archeoclub Amaroni, che ha promosso e coordinato unmo mento di confronto tra mondo accademico e comunità locale.
Determinante anche il lavoro del Consiglio direttivo dell’Archeoclub, con la presenza del vicepresidente Raffaele Squillacioti, del consigliere Giuseppe Sorrentino e del tesoriere Fabio Scicchitano, che ha svolto il ruolo di moderatore, garantendo un andamento ordinato e dinamico dei lavori.
Il convegno nasce da un percorso di studio sviluppato dal presidente Lorenzo Satanassi, laureato in Lettere Moderne (vecchio ordinamento) presso l’Università degli Studi di Messina nell’anno 2005 ed attualmente studente del corso di laurea in Archeologia e Culture del Mondo Antico presso l’Università degli Studi di Bologna, in particolare durante la preparazione dell’esame di geoarcheologia, che ha portato alla riscoperta della miniera di Piano di Pirara e alla ricostruzione della sua storia attraverso documenti, relazioni tecniche e materiali scientifici.
Da questo lavoro sono nati i contatti con le Università di Bari e Padova, dando vita a un dialogo scientifico concreto e alla realizzazione dell’evento. Dal punto di vista scientifico, le relazioni hanno approfondito le caratteristiche geologiche dell’area, inserita nel basamento cristallino della Calabria e caratterizzata da fenomeni complessi di formazione delle rocce. Particolare interesse ha susitato la presenza di granati di dimensioni rilevanti, la cui analisi, condotta attraverso tecniche avanzate, ha consentito di ricostruire i processi evolutivi del sottosuolo e di aprire nuove prospettive di studio.Accanto alla ricerca scientifica, grande spazio è stato dedicato alla ricostruzione della struttura della miniera, grazie anche alla relazione tecnica del geometra Domenico Naso, ufficiale dell’esercito IGM, che già nel 1968 aveva descritto in maniera dettagliata il giacimento. Il sito si sviluppa lungo un versante che parte dall’area torrentizia e risale verso la collina, fino a una vasta cava a cielo aperto, ancora oggi ben visibile, caratterizzata da una morfologia a forma di cucchiaio e da un fronte di cava esteso e articolato. Le analisi e le osservazioni più recenti hanno confermato la complessità del giacimento, evidenziando variazioni ambientali e una distribuzione non uniforme dei materiali, con zone più compatte alternate ad aree maggiormente alterate. Le misurazioni effettuate hanno inoltre permesso di rilevare una estensione significativa del fronte estrattivo e una evoluzione nel tempo del sito, segno delle trasformazioni legate all’attività mineraria.
Uno dei momenti più significativi del convegno è stato rappresentato dalla presenza dell’intera famiglia Naso, che ha offerto un contributo fondamentale alla ricostruzione storica del sito. I familiari hanno donato all’Archeoclub Amaroni materiali di grande valore, tra cui fotografie d’epoca, strumenti tecnici e la cartografia utilizzata dal geometra Domenico Naso, arricchendo in maniera concreta il patrimonio documentale della sede.

Particolarmente sentito è stato l’intervento della signora Elisabetta Naso, che ha espresso parole di grande apprezzamento per il lavoro svolto dall’Archeoclub di Amaroni e dal suo presidente, sottolineando l’elogio e la stima che la famiglia ha sempre nutrito nei confronti della figura del padre, riconoscendo nell’iniziativa un importante momento di valorizzazione della sua memoria. Nel corso dell’incontro è stato inoltre affrontato il tema delle prospettive future della ricerca. In particolare, il professor Vincenzo Festa ha informato l’assemblea che l’Archeoclub Amaroni ha formalmente avanzato all’Università degli Studi di Bari una proposta di convenzione finalizzata all’estensione degli studi scientifici anche alla miniera di Piano di Pirara. Lo stesso professor Festa ha evidenziato come, per l’eventuale attivazione della collaborazione, sarà necessario attendere i tempi tecnici previsti dalle procedure universitarie, tenendo conto anche degli impegni accademici già in corso in questo periodo. Nel corso dell’incontro è stato affrontato anche il tema della concessione mineraria. Dai contatti con il settore attività estrattive della Regione Calabria e con il distretto minerario di Napoli è emerso che non risulta alcun decreto ufficiale di revoca. In assenza di un atto formale e pubblico, la concessione, avviata nel 1990 e inserita in un quadro normativo di origine storica riconducibile a un decreto del re, deve pertanto ritenersi ancora giuridicamente valida. Il convegno si è concluso con la consegna di una targa commemorativa e con una partecipata foto di gruppo, segno tangibile del forte coinvolgimento della comunità.
Le immagini dell’evento raccontano una sala attenta e partecipe, momenti diconfronto scientifico e una significativa esposizione di materiali storici, a testimonianza di un lavoro approfondito e condiviso.Al termine dell’incontro, il presidente dell’Archeoclub Amaroni, professor Lorenzo Satanassi, ha dato lettura di un breve comunicato con il quale è stata formalizzata l’istituzione del Fondo Archivistico “Domenico Naso” , destinato a raccogliere e conservare tutta la documentazione relativa alla miniera di Piano di Pirara. Contestualmente, è stata annunciata anche la costituzione del Fondo Scientifico Storico, dedicato alla raccolta sistematica dei materiali derivanti dagli studi geologici sul territorio di Amaroni, comprese le tesi di laurea e le fonti storiche connesse.Un passaggio di grande valore simbolico e concreto, che segna l’avvio di un percorso strutturato di conservazione, studio e valorizzazione del patrimonio scientifico e culturale locale.
L’iniziativa rappresenta oggi un punto di partenza per un progetto più ampio, finalizzato a restituire alla comunità un patrimonio di conoscenze organico e accessibile, capace di unire passato, presente e prospettive future
Segui La Nuova Calabria sui social

Testata giornalistica registrata presso il tribunale di Catanzaro n. 4 del Registro Stampa del 05/07/2019
Direttore responsabile: Enzo Cosentino
Direttore editoriale: Stefania Papaleo
Redazione centrale: Vico dell'Onda 5
88100 Catanzaro (CZ)
LaNuovaCalabria | P.Iva 03698240797
Service Provider Sirinfo Srl
Contattaci: redazione@lanuovacalabria.it
Tel. 3508267797