Gioele Cerra, il violoncellista calabrese dell’Orchestra Accademia Teatro della Scala (L'INTERVISTA)

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images Gioele Cerra, il violoncellista calabrese dell’Orchestra Accademia Teatro della Scala (L'INTERVISTA)


  27 ottobre 2026 18:27

di GAETANO MARCO GIAIMO

Lo scorso venerdì 23 ottobre si è aperta la Stagione teatrale 2026/2027 di AMA Calabria a Catanzaro: il Teatro Comunale ha ospitato l'Orchestra dell'Accademia Teatro alla Scala, guidata da Marco Angius. Il repertorio eseguito è stato composto dalle partiture di Beethoven, Stravinskij e Mozart: tra i giovani musicisti che hanno dato prova di eccellenti doti tecniche c'è anche un ragazzo calabrese. Il Maestro Gioele Cerra, classe '99 originario di Lamezia Terme, è violoncellista della formazione che ha incantato il pubblico catanzarese e vanta già esperienze internazionali.

L'INTERVISTA

Com'è stato portare l'Orchestra qui in Calabria? Che esperienza e che sensazioni ti ha dato suonare a Catanzaro?

È stato un po' strano suonare con un'orchestra di fuori sul nostro territorio. Mi è capitato di esibirmi qui con orchestre calabresi ma ha un sapore diverso. Il pubblico è stato molto partecipe e ci ha accolto calorosamente, anche gli altri colleghi hanno apprezzato molto questo aspetto. Ero l'unico calabrese in questa esibizione ma ci sono anche altri ragazzi che ogni tanto suonano con noi.

Come ti sei innamorato del violoncello? Quando ha capito che quella poteva essere la sua strada?

Tutta la mia famiglia è composta da musicisti: mia madre è pianista, mio fratello è percussionista, mio padre suonava il basso elettrico e mio nonno ha costituito uno dei primi cori di Sambiase, quindi ho sempre respirato musica in casa. Il mio primo insegnante in conservatorio mi fece innamorare di questo strumento e, una volta provato, non ho più cambiato. Ogni tanto suono il basso elettrico, mi diverte e mi permette anche di variare un po' la routine.

Raccontaci un po' la tua formazione: che ruolo ha avuto nel tuo percorso la crescita in questa regione?

Ho studiato al conservatorio di Vibo Valentia, poi mi sono spostato a Bolzano e a Monopoli prima di rientrare. La formazione dei primi anni in Calabria è stata ottima, una volta andato fuori sono riuscito a mantenere il passo con realtà che magari consideriamo più prestigiose. Ho la fortuna di aver avuto insegnanti validissimi che mi hanno spronato sempre a fare del mio meglio e a voler arrivare sempre più in alto. 

Così giovane hai già ottenuto diversi riconoscimenti e suonato in molte parti del mondo: cosa ti auguri per il futuro della tua carriera? Qual è un sogno nel cassetto?

Guardando al futuro imminente vorrei studiare jazz. Il prossimo anno andrò in America per formarmi a riguardo: è un po' un sogno poter suonare questo genere col violoncello, spesso estromesso perché considerato meno versatile. Un altro sogno che mi porto dietro è poter essere primo violoncello in un'orchestra di rilievo. Vorrei visitare tanti posti diversi: ogni luogo in cui ho suonato mi ha lasciato qualcosa di magico e restituito esperienze e sensazioni uniche.

Cosa consiglieresti a un giovane musicista che vuole intraprendere questa carriera?

Studiare sempre e non smettere mai di studiare, facendo tesoro di tutti gli insegnamenti che si ricevono. La carriera del musicista non è ancora vista propriamente come un lavoro a tutti gli effetti ma credo che se qualcuno sente di avere il fuoco dentro deve provarci, senza se e senza ma.

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