Giornata dei dialetti: il calabrese una lingua dell’anima tra influenze spagnole, francesi e arabe

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  17 gennaio 2026 10:40

di SETTIMIO PAONE

Oggi si celebra la Giornata dei Dialetti, un’occasione preziosa per riflettere sul valore delle lingue locali come patrimonio culturale immateriale, memoria viva delle comunità e strumento identitario che attraversa i secoli. In Calabria questa ricorrenza assume un significato ancora più profondo, perché il dialetto calabrese non è solo una parlata popolare, ma il risultato di una storia complessa, stratificata, segnata da dominazioni, incontri e contaminazioni che hanno lasciato tracce evidenti nel lessico, nella fonetica e nelle espressioni quotidiane.

Il dialetto calabrese non è uno solo, ma un insieme di varianti che cambiano da area ad area, spesso anche da paese a paese. Ionico, tirrenico, grecanico, arbëreshë: ogni zona racconta una storia diversa, ma tutte condividono una radice comune fatta di resistenza culturale e forte senso di appartenenza. Parlare in dialetto, ancora oggi, significa raccontarsi senza filtri, dare voce alle emozioni più autentiche, tramandare proverbi, canti, modi di dire che difficilmente trovano traduzione nell’italiano standard.
Tra le influenze più evidenti spicca quella spagnola, frutto dei lunghi secoli di dominazione aragonese e borbonica. Molti termini di uso comune derivano direttamente dallo spagnolo, soprattutto nel linguaggio quotidiano e familiare, ma anche in quello amministrativo e sociale. Parole, inflessioni e costruzioni sintattiche ricordano chiaramente quella presenza che ha inciso profondamente sulla cultura calabrese, non solo nella lingua ma anche nelle tradizioni e nei costumi.

Non meno rilevante è l’influenza francese, legata soprattutto alla dominazione angioina e, in epoche successive, ai contatti con il mondo francofono. Alcuni vocaboli, specie quelli legati alla vita di corte, all’organizzazione sociale e a determinati mestieri, trovano origine proprio nel francese antico, adattato nel tempo alla fonetica locale e assorbito nel parlato quotidiano. Ancora più affascinante è l’eredità araba, meno evidente ma profondamente radicata. Arrivata attraverso la mediazione siciliana e i traffici nel Mediterraneo, questa influenza si ritrova in termini legati all’agricoltura, all’irrigazione, al cibo e alla vita rurale. È una presenza silenziosa ma persistente, che racconta di scambi commerciali, di convivenze e di un Sud Italia da sempre ponte tra Oriente e Occidente.

Celebrare oggi la Giornata dei Dialetti significa, per la Calabria, difendere una ricchezza che rischia di perdersi sotto il peso dell’omologazione linguistica. Significa riconoscere al dialetto calabrese la dignità di lingua storica, capace di custodire secoli di memoria collettiva. È un patrimonio che va parlato, insegnato, ascoltato, soprattutto alle nuove generazioni, affinché non diventi solo un ricordo, ma continui a vivere nel presente.

Il dialetto calabrese non è un linguaggio minore, ma una chiave di lettura della nostra storia. Dentro ogni parola c’è il passaggio di popoli, il suono del mare, la fatica della terra, l’ironia e la saggezza di un popolo che ha saputo resistere. Oggi più che mai, celebrarlo significa affermare con orgoglio chi siamo e da dove veniamo.

 


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