Giornata dell'impegno vittime innocenti delle mafie, Bruno: “Ricordare non basta"  

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  21 marzo 2026 13:04

 “Oltre 1100 vittime innocenti. Non numeri, ma storie interrotte. Famiglie che continuano a chiedere ciò che dovrebbe essere garantito: verità e giustizia. Il 21 marzo, ‘Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie’, non è una ricorrenza: è una resa dei conti con la coscienza collettiva di questo Paese”. È quanto afferma il consigliere regionale Enzo Bruno, vicepresidente della commissione contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa.

“Dal 1996, quando Libera promosse la prima Giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, questo giorno ha assunto un significato preciso: dare nome e dignità a chi è stato cancellato due volte, dalla violenza mafiosa e, troppo spesso, dall’oblio. Dal 2017 lo Stato italiano l’ha istituita per legge, ma la sua forza non sta nella norma. Sta nella responsabilità che impone – afferma ancora il consigliere Bruno –. ‘C’è il diritto alla verità’, come ha ricordato con forza don Luigi Ciotti incontrando i familiari. Ed è una verità che, in molti casi, ancora manca. Per questo la memoria non può essere un esercizio retorico: è una domanda aperta, che chiama in causa istituzioni e cittadini. Oltre 1100 vittime innocenti. Non numeri, ma storie interrotte. Famiglie che continuano a chiedere ciò che dovrebbe essere garantito: verità e giustizia”.

“Le mafie, nel frattempo, sono cambiate. Non sono più solo luoghi, non sono più solo violenza visibile. Sono sistemi economici, relazioni opache, capacità di infiltrarsi dove lo Stato è debole. Pensarle come un fenomeno confinato geograficamente è un errore grave. Sono ovunque trovino spazio. E allora il punto non è solo ricordare chi non c’è più. Il punto è impedire che le condizioni che hanno reso possibili quelle morti continuino a esistere”, afferma ancora il vicepresidente della commissione contro il fenomeno della ‘ndrangheta, della corruzione e dell’illegalità diffusa.

“Le istituzioni, qui, non possono limitarsi a commemorare. Devono agire. Essere presidio reale di legalità e giustizia sociale. Perché ogni vuoto lasciato viene occupato. Il 21 marzo, allora, ha senso solo se smette di essere un giorno e diventa un metodo. Se la memoria si traduce in scelte. Se il ricordo diventa responsabilità. Altrimenti resta una cerimonia. E non basta”, conclude Bruno.


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