Girifalco. Iniziativa di Legambiente all'Osservatorio ornitologico sulla migrazione post riproduttiva e autunnale del falco pecchiaiolo

Share on Facebook
Share on Twitter
Share on whatsapp
images Girifalco. Iniziativa di Legambiente all'Osservatorio ornitologico sulla migrazione post riproduttiva e autunnale del falco pecchiaiolo
A Monte Covello si osservano le ormai rare specie migratorie

Domani altra osservazione con gli ospiti del gruppo "Va' sentiero".

  11 settembre 2021 16:31

Riceviamo e pubblichiamo un report di LEGAMBIENTE GIRIFALCO sull'iniziativa presso l'Osservatorio ornitologico sulla migrazione post riproduttiva e autunnale del falco pecchiaiolo 

Premessa

Banner

Banner

Gli uccelli rappresentano una componente importante della biodiversità in quanto costituiscono una classe ampiamente diffusa e differenziata. Gli uccelli per la varietà di forme, spettacolarità e colori, sono certamente il gruppo faunistico più ricco di “specie bandiera” ovvero una specie che, per le proprie peculiarità, è capace di suscitare nel pubblico curiosità e interesse, avvicinandolo spontaneamente alle problematiche ambientali.

Banner

Essi rappresentano, inoltre, uno dei gruppi di maggiore interesse conservazionistico e gestionale poiché, sono tra gli indicatori ecologici più appropriati per il monitoraggio della biodiversità. Ciò dipende soprattutto dalla facilità con cui è possibile contattarli, contarli e rilevare dati sui rapporti tra essi e l?ambiente in cui vivono. La migrazione degli uccelli è uno dei fenomeni più affascinanti della natura che ha suscitato la curiosità dell?uomo ed è stato ampiamente studiato sin da tempi remoti.

Oggi si sa parecchio sulle principali rotte migratorie, sui meccanismi fisiologici che regolano i flussi degli uccelli e sulle modalità con cui essi riescono ad attraversare i continenti due volte l?anno, andando incontro ad ingenti perdite numeriche; ma alcuni aspetti di tale fenomeno meritano ancora un?opportuna attenzione. Per migrazione degli uccelli s?intende il movimento pendolare stagionale, tra un luogo di riproduzione e un luogo di soggiorno, perlopiù un quartiere di svernamento (Schüz et al., 1971). L?esistenza di questo fenomeno appare legata al verificarsi, in molti ambienti, di un?elevata “stagionalità delle risorse” sia negli ambienti di nidificazione che di svernamento (Perrins & Birkhead, 1983; Baker, 1978; Lack, 1968). Le cause che determinano i movimenti migratori degli uccelli sono: la durata dell?illuminazione (il cosiddetto fotoperiodismo che influenza il sistema endocrino) e la stagionalità. Le variazioni della durata del giorno generano dei meccanismi interni regolati dalla secrezione di diversi ormoni, che producono negli uccelli dei cambiamenti nelle loro attività giornaliere. Inoltre il susseguirsi delle stagioni rende disponibili delle risorse di cibo in alcune zone della terra, ma queste diminuiscono sostanzialmente in alcune stagioni e diventano 5 abbondanti in altre zone, per cui gli uccelli sono costretti a muoversi in funzione delle risorse alimentari. Inoltre, essi si spostano verso climi più adatti alla loro sopravvivenza.

Gli uccelli si dividono in stazionari o sedentari e di passo: stazionari sono quelli che risiedono in una determinata località tutto l?intero anno svolgendo le diverse funzioni vitali; mentre quelli di passo transitano da una regione all?altra due volte all?anno, nidificando o svernando nelle due località poste a nord e a sud.

La migrazione vera e propria, cioè da una regione all’altra nelle diverse stagioni, comprende due viaggi, uno chiamato di andata verso i territori di svernamento o riposo, detto anche viaggio post-nuziale o passo, e uno di ritorno verso i territori di nidificazione, detto anche viaggio pre-nuziale o ripasso. In base alla distanza percorsa la migrazione viene suddivisa in “migrazione a lungo raggio” (>1500 km; Kerlinger 1989), “migrazione a medio raggio” (300-1500 km) e “migrazione a breve raggio” (< 300 km). Per “migrazione a lungo raggio” s?intende uno spostamento da luoghi di svernamento al sud del Sahara, attraverso il deserto, verso zone di riproduzione più settentrionali europei; gli uccelli che compiono questa migrazione vengono anche chiamati transahariani.

La “migrazione a breve raggio” non comprende l?attraversamento del deserto. Tali individui svernano in zone mediterranee. Alcuni uccelli, i grandi veleggiatori, come la maggior parte dei rapaci e le cicogne, volano a quote piuttosto elevate, 900-1500 m di altezza, sfruttando le termiche (correnti d?aria calda), altri, come i passeriformi, volano ad altezze ben più basse. La maggior parte degli uccelli, dunque, compie delle migrazioni latitudinali dal sud al nord e viceversa altri invece, i sedentari, effettuano al massimo solo dei brevi spostamenti di territorio (ad esempio dalle zone di alta montagna alle valli e viceversa) sempre in relazione ai cambiamenti climatici e alla disponibilità di cibo.

Il Mediterraneo è un’area essenziale per gli uccelli migratori e svernanti. Ogni anno milioni di individui appartenenti a diversi gruppi (uccelli acquatici, rapaci, passeriformi, ecc.) attraversano la regione. I grandi veleggiatori come le cicogne e i rapaci si concentrano in alcuni siti (i cosiddetti colli di bottiglia o bottle-neck). Lo stretto di Gibilterra e del Bosforo sono i principali bottle neck nella regione paleartica, ma importanti bottle-neck sono stati individuati anche nel Mediterraneo centrale, ossia Capo Bon (Tunisia) e lo stretto di Messina (Italia).

Negli ultimi anni le ricerche inerenti la migrazione visibile degli uccelli rapaci sono aumentate nel territorio nazionale. Molti ornitologi, spesso appartenenti a specifici gruppi di lavoro, hanno esteso l’ambito di indagine in diverse aree interessate da tale fenomeno. In Italia, alle aree già note come lo Stretto di Messina, le Alpi Marittime, il Monte Conero, il Parco del Circeo, l’Aspromonte e l’isola di Marettimo, ultimamente si sono aggiunte nuove località in cui si può assistere al passaggio dei rapaci in migrazione; tra queste, il Gargano e le Isole Tremiti.

I principali movimenti degli uccelli, per migrazione o spostamento, si possono ricondurre principalmente alle seguenti tipologie:

  • Migrazione, movimento stagionale che prevede lo spostamento degli individui da un’area di riproduzione a un’area di svernamento (movimento che prevede un’andata e un ritorno);
  • Dispersal, spostamento dell’individuo dall’area natale all’area di riproduzione (movimento a senso unico);
  • Movimenti all’interno dell’area vitale, spostamenti compiuti per lo svolgimento delle normali attività di reperimento del cibo, cura dei piccoli, ricerca di aree idonee per la costruzione della tana o del nido.

Migrazione primaverile

La migrazione primaverile inizia a febbraio. Migliaia di uccelli ogni anno attraversano lo stretto tra la Tunisia e la Sicilia; lo stretto di Messina è senza dubbio il luogo in cui tale fenomeno è particolarmente evidente. L’area marina tra la costa siciliana occidentale e quella tunisina presenta un intenso movimento di contingenti ornitici nell’arco dell’intero anno. Ciò è dovuto non soltanto dal fatto di essere una delle principali rotte di migrazione tra il continente africano e l’Europa, ma anche perché sia sul versante siciliano che su quello tunisino sono presenti degli ambienti umidi costieri salmastri.

I movimenti primaverili interessano soprattutto lo Stretto di Messina da dove i rapaci e i grandi veleggiatori (Cicogne, Gru, ecc.) risalgono la penisola italiana seguendo principalmente le coste e alcuni valichi montani interni della Calabria (Serre Calabresi, Monte Tiriolo e la Sila). Un altro importante corridoio utilizzato dall’avifauna in migrazione, è il tratto ionico, soprattutto la costa crotonese che comprende le colline di Strongoli e Punta Alice (Cirò Marina). Punta Alice è importante anche come area di sosta per molte specie appartenenti sia all’Ordine dei Passeriformi e non Passeriformi (rapaci, cicogne e gru).

Migrazione post riproduttiva

La migrazione autunnale inizia verso la fine di agosto con i transahariani, e termina in ottobre con i migratori “a breve raggio”. La migrazione autunnale ha un andamento piuttosto “lento” rispetto a quella primaverile: infatti, in primavera è importante arrivare nei luoghi di riproduzione prima possibile in modo da avere più opportunità nella scelta del sito per la costruzione del nido e, in genere, i primi ad arrivare nei luoghi di riproduzione sono i maschi con una migliore capacità adattativa (fitness), in grado perciò di assicurare una prole con qualità maggiori. Durante la stagione primaverile, infatti, prevalgono strategie di migrazione che tendono a minimizzare i tempi di arrivo, dunque si può ipotizzare che soltanto gli uccelli esausti siano quelli che sostano sulle isole, mentre gli individui in buone condizioni fisiche continuino a volare senza soste. Al contrario, in autunno, non vi sono esigenze riproduttive che controllano il movimento migratorio, che quindi ha un flusso piuttosto diluito nei mesi, sebbene i numeri totali siano maggiori, comprendendo anche la nuova generazione

Per la Calabria, i punti di maggior concentrazione e transito, più utilizzati dai migratori durante la migrazione post riproduttiva e autunnale, sono i valichi montani di Monte Covello, Monte Contessa e l’Aspromonte.

A partire dal 15 - 20 agosto, nell’area che comprende Monte Covello e Monte Contessa,  si possono osservare i primi contingenti di migratori, con un picco che va dal 1 al 10 settembre  settembre. Il Falco pecchiaiolo è la specie più numerosa seguito dal  Nibbio bruno, Falco di palude, Albanella minore, Albanella pallida, Biancone, Falco cuculo, Lodolaio e tra le specie più rare, il Capovaccaio, il Grifone le  Cicogna nera.

 Principali rotte migratorie dell’avifauna durante la migrazione post/riproduttiva o autunnale.

Protocollo di monitoraggio per lo studio della migrazione

Vista  l’importanza dell’area, lo scopo di questo studio è quello raccogliere informazioni che permettano di acquisire dati aggiornati sulla migrazione post/riproduttiva e autunnale.

 Osservazioni da postazione fissa

Le osservazioni da postazione fissa (Bibby et al. 2000) consistono nella perlustrazione, da punti panoramici, dello spazio aereo entro 15° sopra e sotto la linea dell’orizzonte, alternando l’uso del binocolo (10x42 mm) a quello del Cannocchaile (82 mm, ad oculare 25-50x) montato su treppiede, con l’obiettivo di coprire l’intero tratto interessato dal transito degli uccelli in migrazione, registrando la specie, il numero di individui, e quando è possibile determinare il sesso e l’età.

Attrezzatura utilizzata per il monitoraggio dell’avifauna:

  • Binocolo Swarovsky EL 10X42
  • Cannocchiale Leica APO Televid 82
  • Anemometro Kestrel 1000
  • Fotocamera Canon s500.

 

Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner