










di FILIPPO COPPOLETTA e GUGLIELMO SCOPELLITI
Un appello alla responsabilità e al merito del dibattito pubblico arriva dalla presidente della Corte d’appello di Catanzaro, Concettina Epifanio, intervenuta alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario del Distretto del capoluogo calabrese. Al centro del suo intervento, i rischi di una campagna referendaria che rischia di trasformarsi in uno scontro ideologico, più che in un’occasione di confronto sui contenuti della riforma.
Secondo Epifanio, sarebbe stato necessario – e forse lo è ancora – spiegare ai cittadini la sostanza dei cambiamenti proposti, evitando di ridurre il referendum a un test di gradimento per il governo o a una prova di fiducia nei confronti della magistratura. Un clima che, a suo avviso, alimenta divisioni artificiali: non esistono buoni e cattivi, né tra chi sostiene il sì né tra chi sostiene il no.
Sul piano personale, la presidente della Corte d’appello non nasconde la propria contrarietà alla riforma Nordio, motivata sia da ragioni di metodo sia di merito. Da un lato, critica l’assenza di un vero confronto istituzionale: una riforma che incide sugli equilibri tra i poteri dello Stato e sull’assetto costituzionale avrebbe richiesto un dialogo approfondito con gli operatori della giurisdizione e un dibattito parlamentare serio, elementi che – sostiene – sono mancati. Dall’altro lato, il giudizio sul contenuto è netto: la riforma non renderà il sistema giudiziario né più efficiente né più equo.
Ma lo sguardo della presidente si allarga anche alle condizioni strutturali del distretto di Catanzaro, che definisce da tempo sottovalutato e sottodimensionato. Una criticità che, assicura, continuerà a denunciare finché resterà in magistratura. I numeri parlano chiaro: la Corte d’appello può contare su appena 45 magistrati complessivi, presidente compresa, chiamati a gestire tutti gli appelli civili e penali provenienti dai sette tribunali del distretto, che nel loro insieme contano 201 magistrati.
Ne deriva uno squilibrio evidente, aggravato dall’estensione territoriale e dalla complessità delle problematiche locali. Un’area che paga un prezzo altissimo alla presenza della ’ndrangheta, con indagini e procedimenti che si susseguono senza sosta. La necessità di garantire priorità ai processi penali – spesso legati a persone private della libertà personale – finisce inevitabilmente per comprimere il settore civile, con ricadute dirette sulla crescita economica del territorio.
A fotografare la pressione sul sistema giudiziario contribuiscono anche i dati relativi al circondario di Catanzaro. Restano sostanzialmente stabili i procedimenti per reati legati agli stupefacenti di competenza non distrettuale, con 154 iscrizioni a carico di soggetti noti e 311 a carico di ignoti. In flessione, invece, i procedimenti per stalking, scesi a 179, così come quelli per atti sessuali con minorenni, diffusione illecita di immagini intime e reati contro la pubblica amministrazione, passati complessivamente da 69 a 56 iscrizioni. Tra questi ultimi figurano 21 procedimenti per peculato, altrettanti per corruzione, cinque per concussione e nove per turbata libertà degli incanti.
Preoccupa l’aumento dei reati legati alla violenza domestica: i procedimenti per maltrattamenti in famiglia sono saliti a 265, mentre crescono anche quelli per la violazione dei provvedimenti di allontanamento e per violenza sessuale, passati da uno a otto casi, sebbene non si siano registrati femminicidi nel periodo considerato.
Restano elevati, pur in calo, i reati informatici – in particolare le frodi – con 658 nuove iscrizioni. Diminuiscono anche i procedimenti per pornografia minorile, omicidio colposo e lesioni colpose, così come quelli legati all’edilizia e alle indebite percezioni di fondi pubblici.
Il dato più allarmante riguarda però i reati predatori: i furti segnano un’impennata significativa, con 1.675 nuove iscrizioni rispetto alle 1.144 dell’anno precedente, mentre aumentano anche le rapine. Sostanzialmente stabile il numero delle truffe. In forte crescita, infine, i procedimenti per occupazione abusiva di beni pubblici, quasi raddoppiati in un anno.
Un quadro complesso che rafforza l’allarme lanciato dalla presidente Epifanio. "Senza un reale investimento in risorse umane e strutturali, e senza riforme condivise e meditate, il rischio è quello di lasciare territori già fragili sempre più esposti, con una giustizia costretta a operare in affanno permanente".
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